La versione pre-release di Outward 2 ci riporta nel mondo del primo capitolo ma ad un gameplay rodato affianca elementi non del tutto convincenti.

Outward è uno di quei giochi frutto di amore e attenzione al dettaglio che abbiamo lodato nella nostra recensione e che ancora oggi riteniamo uno dei più affascinanti GDR d’azione in circolazione. A sette anni dalla sua uscita, è in arrivo il seguito: l’uscita in early access di Outward 2 è infatti prevista per i primi giorni di luglio, ed abbiamo avuto modo di provare una versione beta che anticipa il debutto del gioco.
Outward 2 ripropone le principali caratteristiche viste nel capitolo precedente: si parte da un sistema di combattimento in terza persona che ricorda molto i titoli d’azione più arcade, ma che in realtà richiede parecchia tattica. Non si può pensare di menare le mani in continuazione, e spesso l’opzione migliore è evitare lo scontro; quando questo non è fattibile, occorre utilizzare l’ingegno prima che la velocità di esecuzione, visto che la nostra fragilità è evidente.
Il nostro personaggio infatti non “cresce” nel modo tipico dei GDR attuali, ma diventa più forte (quasi) soltanto grazie ad armi ed armature più potenti: un sistema realistico che necessita di ritararsi ma sa dare ampie soddisfazioni.

Outward 2 ripresenta anche quel sistema di fame, sete e stanchezza che rende il gameplay legato ad un’aspetto survival che però non è così punitivo come in altri titoli: le penalità ci sono, sono anche importanti, ma potremo cavarcela anche con una fame da lupi o un livello di energia bassissimo se saremo in grado di giocarcela bene.
Anche il crafting resta centrale, con la possibilità (come nel primo capitolo) di tentare la sorte, miscelando sostanze diverse rischiando di buttarle pur di scoprire qualcosa di nuovo.
Tra le novità va menzionata un evoluzione del personaggio legata ad un interessante schema: tramite la ripetizione di certe azioni (finisci la stamina 5 volte, costruisci 5 oggetti e poi sottomissioni sempre più impegnative) che Outward 2 chiama “esercizi” avremo modo di ottenere determinati bonus permanenti associati al nostro alter-ego.
Inoltre finalmente sulla mappa potremo piazzare dei segnalini in modo definitivo, andando ad annotare elementi appena scoperti e che il gioco, con una apprezzabile scelta, non ci mostra in automatico.

Outward 2 però non è tutto rose e fiori, purtroppo.
Al netto di un’evidente mancanza di bilanciamento e di qualche bug di troppo (a partire dai tasti mappabili ma che poi non funzionano o da un tutorial zoppicante), elementi facilmente rivedibili durante la fase di early access, l’aspetto visivo di Outward 2 non convince più di tanto. Chi vengna dal primo capitolo noterà un cambio importante dello stile, legato probabilmente al passaggio all’Unreal Engine 5 o forse alla voglia di emulare titoli che in questi anni stanno appassionando gli amanti del fantasy (il paragone con Enshrouded è immediato). Di fatto, i meravigliosi panorami del primo Outward sono spariti, così come sembrano esserlo quei claustrofobici momenti nell’attraversamento dei sotterranei, che nel secondo capitolo non riservano la stessa atmosfera.
Il problema è che Outward 2 è troppo “pastelloso”, e se il primo capitolo in certi frangenti poteva sembrare tagliato con l’accetta, qui la sensazione è di un videogioco che visivamente sembra presentarsi per un pubblico più casuale.

Questa sensazione viene però smentita dal gameplay: Outward 2 è forse ancora più difficile del primo capitolo, con una parte iniziale che non prepara un granchè a quel che ci aspetta. Nel primo Outward arrivavamo per gradi ai pericoli del mondo fuori dalle mura del nostro villaggio, mentre qui veniamo immediatamente armati e catapultati a prendere schiaffoni in modo poco gradevole. In questa fase di pre-release Outward 2 sembra mancare di un approccio progressivo, cosa che può spiazzare sia chi si avvicini alla saga per la prima volta che, forse, per i fan del primo capitolo.
L’interfaccia poi, già non particolarmente comoda in Outward, qui è stata ulteriormente complicata rendendo scomoda la gestione dell’inventario (perchè non esiste una funzione di drag and drop per assegnare gli oggetti negli slot rapidi e non si rendono più evidenti le descrizioni degli oggetti???) e del crafting, con le informazioni sparpagliate in posti diversi della stessa schermata che richiedono di passare da un punto all’altro dello schermo.

Infine, il mondo di gioco: il giocatore viene catapultato in un universo a lui sconosciuto quando il gioco dà per scontato si conoscano i dettagli delle razze e delle città principali. Se già questo aspetto non era perfetto nel primo Outward, che però aggiungeva solo un pezzo alla volta la storia del mondo che ci circondava permettendoci di assimilarlo, qui ci si trova spiazzati, considerando anche che molti dei dialoghi con i personaggi non giocanti sono abbastanza inutili.
Nonostante certe asperità mai risolte, il primo Outward è ancora oggi capace di stupire ed affascinare; Outward 2 potrebbe effettivamente provare ad avvicinarsi al titolo originale, ma deve rivedere diversi aspetti nella sua prossima fase di early access. Considerando che però l’uscita del gioco è prevista tra appena un mese, il tempo a disposizione è poco; per Nine Dots Studio potrebbe essere utile spostare l’uscita a dopo l’estate e lavorare per migliorare gli aspetti bisognosi di attenzione, invece di bruciarsi il lancio con una reazione degli appassionati che potrebbe essere tiepida.









