Anime: serie interrotte e occasioni perdute

Un’analisi su alcune serie animate di qualità rimaste senza conclusione, schiacciate tra ambizioni artistiche, strategie produttive e logiche di mercato spesso determinanti.

 

 

Il mondo dell’animazione è un calderone in costante fermento, un luogo in cui nuove serie e produzioni nascono, crescono e talvolta svaniscono nel nulla senza lasciare traccia. Tra le molte opere che non hanno un finale definito, diverse meriterebbero senza dubbio una conclusione degna; alcune per l’originalità della trama, altre per la qualità complessiva. Purtroppo, quasi tutte condividono lo stesso destino: il ritorno economico prevale spesso su quello artistico, condizionando la possibilità di proseguire.

Tra le tante serie trattate da La Tana Del Cobra, spicca per fascino e qualità I Cavalieri dello Zodiaco – The Lost Canvas. La storia si svolge nel XVIII secolo e segue le vicende di Tenma, giovane Cavaliere di Pegasus coinvolto nella guerra sacra tra Athena e Hades, e della sua complessa amicizia con Alone, reincarnazione del dio dell’oltretomba. La serie racconta scontri epici, sacrifici e un legame che trascende la semplice amicizia, il tutto accompagnato da un’animazione curata e suggestiva. Questo anime aveva come obiettivo principale il rientro economico tramite le vendite di DVD e Blu-ray, ma la sua produzione è avvenuta proprio nel periodo in cui l’avvento delle piattaforme streaming iniziava a far calare fisiologicamente le vendite dei supporti fisici; di conseguenza, The Lost Canvas ha subito le ripercussioni di questa congiuntura sfavorevole, che ne ha limitato la diffusione e il successo. Dal 2011 non ci sono state notizie ufficiali su una possibile conclusione, anche se la speranza di un finale adeguato continua a rimanere viva tra gli appassionati.

 

 

Un altro lavoro che merita attenzione è Levius, uscito nel 2019 con una prima stagione realizzata in collaborazione con Netflix. Ambientata in un futuro alternativo segnato dalle ferite della guerra, la serie racconta la storia di Levius Cromwell, giovane combattente che partecipa a tornei di pugilato meccanico nel tentativo di superare il proprio trauma. L’animazione in computer grafica tridimensionale non sempre ha raggiunto risultati eccellenti, ma la costruzione dei personaggi e l’atmosfera sospesa e misteriosa hanno saputo catturare l’interesse. Il manga omonimo ha proseguito la sua serializzazione, quindi il materiale per un adattamento più ampio non manca; tuttavia, come spesso accade sulle grandi piattaforme streaming, un ritorno economico non sufficiente ha bloccato ogni possibilità di seguito. Levius è uscito in un periodo in cui Netflix aveva puntato sulla computer grafica con nomi decisamente più blasonati che però non hanno  ottenuto i risultati sperati, come Ghost in the Shell: SAC_2045 e Ultraman; probabilmente questa scia negativa, unita alla scarsa notorietà del brand presso il grande pubblico, ha finito per relegare l’anime in una rapida dimenticanza.

 

 

Bizzarro e affascinante è anche il destino di Drifting Dragons, serie che unisce un’animazione di livello a un concept originale e suggestivo. La vicenda segue l’equipaggio del dirigibile Quin Zaza, impegnato nella caccia ai draghi; tra un’incursione e l’altra, la carne delle prede viene trasformata in piatti ispirati a diverse tradizioni culinarie. L’ambientazione richiama le baleniere ottocentesche e l’immaginario di racconti come Moby Dick, mentre l’atmosfera avventurosa anticipa dinamiche che saranno riprese in opere successive come Dungeon Food. La narrazione richiede tempo per ingranare, ma al termine della stagione lascia numerosi interrogativi e trame irrisolte, alimentando la curiosità. Anche in questo caso, una promozione poco incisiva ha impedito a un prodotto valido di trovare continuità.

 

 

Il caso di Blue Period risulta forse il più difficile da comprendere. La serie racconta la scoperta dell’arte da parte di Yatora Yaguchi, studente che attraverso la pittura esplora emozioni, identità e crescita personale. L’anime riesce a rendere il mondo artistico accessibile e coinvolgente anche per chi non possiede competenze specifiche, costruendo momenti di forte empatia e introspezione. Il materiale del manga è abbondante, ma Netflix e lo studio Seven Arcs non hanno fornito aggiornamenti su un eventuale prosecuzione: dopo la prima stagione uscita nel 2021, il progetto è stato temporaneamente accantonato a causa dei numerosi impegni della casa di produzione. La seconda stagione continua a latitare, lasciando ben poche certezze su un ritorno che sarebbe ampiamente meritato. Sia l’anime che il manga hanno ottenuto un buonissimo riscontro dal pubblico, ma è molto probabile che gli indici su cui Netflix si basa per il rinnovo delle serie che finanzia sia davvero stringente.

 

 

Il filo comune tra queste opere incompiute è la difficoltà di coniugare qualità artistica e successo commerciale. Le storie restano sospese, i mondi creati non vengono esplorati fino in fondo e il pubblico rimane in attesa; un’attesa che spesso si trasforma da speranza in delusione. Il destino di molte serie animate sembra dettato più dai numeri di mercato che dal valore intrinseco delle storie, eppure l’interesse e l’affetto degli spettatori continuano a testimoniare l’impatto emotivo lasciato da queste opere. Servirebbe un gruppo dirigenziale capace di riconoscere e valorizzare i progetti che possiedono autentico spessore, garantendo loro il giusto seguito; allo stesso tempo, sarebbe opportuno evitare produzioni costruite unicamente sulla nostalgia o sul nome di un autore in parabola discendente, spesso accompagnate da un ritorno economico fin troppo facile.

Oggi le piattaforme streaming si sfidano per assicurarsi le nuove serie animate perché i numeri dicono che c’è un interesse crescente verso l’animazione, ma molti progetti abbandonati restano nell’ombra, pur avendo il potenziale per affascinare gli spettatori; basterebbe semplicemente farli scoprire al grande pubblico con la giusta promozione mediatica, riconoscendo così il valore delle opere e offrendo loro la visibilità che meritano.

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