Brigador – Up Armored Edition: la recensione

Brigador è uno shooter che richiede più tattica del solito… e che ci permette di distruggere con fiamme e piombo tutto il circondario!

 

 

Per chi è cresciuto a pane, Gundam e Robotech come me, vedere dei robottoni aggirarsi per una mappa tirando giù palazzi interi e sparando come folli è qualcosa di travolgente. Questo è Brigador: un gioco in cui ci è permesso fare tutti i danni collaterali possibili durante la missione. Niente buonisimi, niente malus (anzi): se facciamo crollare palazzi residenziali o calpestiamo poveri civili non facciamo altro che aumentare il premio di fine missione.

Sì, perché anche se non sembra, Brigador è uno dei giochi più malvagi che mi sia capitato di vedere: in pratica viene giustificata qualsiasi cosa pur di sconfiggere il nemico e superare la missione. Alla base è un classico twin-stick shooter ambientato in un futuro molto cyberpunk, dove possiamo facilmente riconoscere le influenze dei classici del genere come Blade Runner. Ai comandi di un mech o di un carro armato o di un esoscheletro (tutti dai tratti caratteristici) dovremo infiltrarci in solitaria oltre le linee nemiche ed assolvere al compito che la nostra fazione ci assegna di volta in volta.

 

 

Oggettivamente è possibile tentare approcci diversi, sia nell’affrontare la missione che durante i combattimenti; se scegliendo il mezzo appropriato possiamo cercare di essere più silenziosi possibile e rivelare la nostra presenza solo al momento dell’attacco, è altrettanto vero che possiamo decidere di farci decisamente notare fin dal primo minuto. E i combattimenti stessi possono vederci statici, magari facendo a pezzi tutto quello che si avvicina, o estremamente dinamici, sfruttando la velocità per effettuare tattiche mordi e fuggi per sopperire ad una possibile inferiorità di fuoco.

Parlavo di tattiche: in Brigador non si può caricare a testa bassa. In ogni caso, anche se abbiamo un bestione corazzatissimo, dobbiamo valutare come muoverci, eventualmente disingaggiare o evitare un combattimento, o tentare di sorprendere i nemici per eliminarli più facilmente. Questo significa che non è un festival continuo di proiettili ed esplosioni, anche se nel momento dello scontro le vampate di fuoco ed i rottami che volano si sprecano.

 

 

Controllare i veicoli non è sempre semplicissimo. Ci sono due diversi modelli di guida da poter scegliere (fortunatamente, ad ognuno il suo), ma dovremo tener conto dell’inerzia, del direzionamento e talvolta dell’angolo di tiro delle nostre armi; occorre coordinazione ed un minimo di allenamento per padroneggiare il movimento (specialmente quando controlliamo un carro).
Anche quando si spara occorre calibrare il tiro, non solo nella direzione ma anche nella distanza; a volte i colpi sembrano superare i nostri nemici, quindi assicurarci di averli perfettamente nel mirino è vitale, al contrario di altri shooters isometrici come Helldivers o Alien Swarm. Anche i ritmi sono più compassati e più realistici; e questo non è un male, perché Brigador non si prefigge di essere uno shooter ad altissima adrenalina, quanto uno shooter più ragionato – ed in questo centra pienamente il suo obiettivo.

 

 

Forse quello che manca a Brigador è il carisma. È un gioco sicuramente atipico dalle peculiarità forse uniche, ma per quanto abbia le caratteristiche per diventare un cult, sembra avere qualcosa che non quadra pienamente. Forse il fatto che le campagne appaiono più come missioni scollegate fra loro, legate unicamente da una paginetta di testo, che se fosse assente non se ne accorgerebbe nessuno? Peraltro nelle stesse campagne non è possibile customizzare i propri veicoli come invece succede nelle missioni freelance, dove Brigador mostra i muscoli in termini di scelta – di piloti e di veicoli.

Anche l’aspetto grafico, sebbene fluido e gradevole, alla fine risulta un pelo anonimo. La sensazione è che si sia voluta ricreare un’atmosfera anni ’90, ma nella resa finale manchi qualcosa – difficile dire cosa. È come mangiare una pietanza il cui gusto non soddisfa pienamente senza che si capisca cosa non convinca.

 

 

E questa è un po’ la sensazione che si ha globalmente giocando a Brigador: apparentemente c’è tutto (o quasi, a prescindere dall’assenza del multiplayer, ma quella è una scelta), eppure il risultato, seppure decisamente positivo, è inferiore alla somma delle componenti individuali. E tutto questo, nonostante la passione degli sviluppatori; gli aggiornamenti e le realizzazioni di nuovi contenuti sono state costanti nel corso degli anni, ma il risultato ottenuto è stato parziale.

 




 

C’è una nutrita schiera di fan del gioco, che oggettivamente è carino e diverte e, al contrario di molti altri titoli simili, include un editor per realizzare missioni da zero – quindi un potenziale infinito; eppure alla lunga il gioco non cattura.

Nonostante questo, Brigador è sicuramente un bel gioco che vale sicuramente il prezzo a cui è venduto. Magari non mi sento di raccomandarlo come gioco di riferimento, ma come alternativa è sicuramente un gioco validissimo.

 

Brigador, 2016
Voto: 7
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