Changeling: la recensione

Clint Eastwood alla regia confeziona una pellicola di indubbia qualità, sebbene la protagonista Angelina Jolie non sia sempre all’altezza del ruolo.

 

 

La cinematografia statunitense non è ricca di opzioni nel fornire spaccati di vita a cavallo tra le due guerre mondiali. Il più delle volte, le opzioni disponibili riguardano film sui gangster (come il valido Gli Intoccabili), mentre poco spazio viene lasciato ad altri tipi di racconti. Changeling è un solido film che riprende una vicenda realmente accaduta negli anni ’20: una madre single non trova più il figlio a casa dopo essere rientrata dal lavoro. La Polizia di Los Angeles, approssimativa e corrotta, ci mette del suo, e la vicenda si complica fino ad assumere dei toni incredibilmente drammatici e impensabili.

 

 

Come succede per molti dei film diretti da Clint Eastwood  (Gunny, Un Mondo Perfetto, I Ponti Di Madison County, Mystic River, Million Dollar Baby, Lettere Da Iwo Jima, Gran Torino, Hereafter, J. Edgar, American Sniper, Sully), Changeling è un film ottimamente costruito dove azione, tensione, colpi di scena e dramma personale sono elementi sapientemente bilanciati ed intrecciati fra loro in un contesto sobrio e tutt’altro che spettacolarizzato. Attraverso il dipanarsi della storia, Changeling racconta una storia dove l’assurdo e l’impossibile diventano realtà, e dove la follia degli uomini riesce a costruire un racconto completamente ribaltato rispetto al vero.

La forza di Changeling è nella solidità della trama e nel modo in cui questa viene raccontata: Clint Eastwood è bravissimo a costruire un racconto da toni forti ma verosimili ed a far piovere colpi di scena inaspettati senza che questi risultino artificiosi.
Anche la fotografia concorre a rafforzare il racconto: i filtri spesso adoperati per sottoporre il girato a luci color seppia sono vitali per rendere fumosa, cinerea e “morta” l’ambientazione di un film mai truce ma sempre cupo e oppressivo.

 

 

 

La figura della protagonista è ovviamente centrale e perno cardine attorno alla quale si sviluppa la vicenda. Angelina Jolie è qui all’inizio della sua parabola discendente; se l’avevamo tanto apprezzata nelle sue prime apparizioni (soprattutto in Ragazze Interrotte, ma anche in Fuori In 60 Secondi, Sky Captain And The World Of Tomorrow, Mr. & Mrs. Smith), qui l’anoressica attrice statunitense riesce solo in parte a rendersi credibile.
Il suo principale difetto è la poca espressività e una certa impermeabilità alle emozioni che una qualunque madre, privata repentinamente del proprio figlio, dovrebbe avere. Il suo personaggio dovrebbe essere disperato, speranzoso e scosso; queste emozioni non sono quasi mai adeguatamente rappresentate, mentre è evidente una spiccata impassibilità che sembra davvero fuori luogo. Nel complesso, comunque, l’attrice porta certamente a casa la pagnotta.

 

 

 

A fare da antagonista di Angelina Jolie troviamo Jeffrey Donovan (J. Edgar, Sicario, Extinction – Sopravvissuti, Soldado) nei panni del poliziotto corrotto, subdolo e poco furbo. La sua interpretazione è probabilmente un po’ forzata, e il piglio arrogante e viscido che viene messo in scena difficilmente sembra adattarsi ad un arrivista comunque tanto bravo da scalare le posizioni di vertice della Polizia di Los Angeles. Donovan si tiene sulla linea di galleggiamento, ed anche se il suo personaggio risulta essere un pelo troppo caricaturale, la sua prova non è da bocciare del tutto.

 

 

Attorno a loro ruota uno stuolo di attori che, al contrario dei due attori principali, riesce a bucare lo schermo grazie alla semplicità recitativa o all’opposto con l’estremizzazione di personaggi particolari. E’ il caso soprattutto di Michael Kelly (apparso in Man On The Moon, Unbreakable, L’Alba Dei Morti Viventi, I Guardiani Del Destino), Jason Butler Harner e del piccolo Devon Conti; un gradino sotto si piazza John Malkovich (Le Relazioni Pericolose, Il Tè Nel Deserto, Nel Centro Del Mirino, Con Air, Essere John Malkovich, Giovanna D’Arco, Il Gioco Di Ripley, Guida Galattica Per Autostoppisti, Burn After Reading, Educazione Siberiana), discreto nella sua prova pur presentando qualche eccesso.

Changeling è un film che merita di essere visto per il modo sapiente con cui è stato realizzato e per il modo in cui la sua storia viene raccontata. Anche se il racconto si ispira a fatti realmente accaduti, ovviamente romanzati, non era facile mettere in scena una trama così ben ritmata ed intrecciata, e soprattutto priva di cali di stile o di messaggi fastidiosamente politici. Changeling è un’ottima pellicola che va assolutamente vista se apprezzate i thriller o i polizieschi.

Changeling, 2008

Voto: 8
Per condividere questo articolo: