Days Gone: la recensione

Days Gone è arrivato finalmente su PC. Un gioco di zombie open world che non potevamo farci mancare, o forse sì?

 

 

Ci sono due tipologie di giochi che proprio devo giocare ad ogni costo, qualunque sia il loro genere: quelli sulla seconda guerra mondiale e quelli con gli zombie. È così che, vedendo l’annuncio di Days Gone sulla nota piattaforma di videogiochi per PC, il mio corpo ha agito da solo e l’ha installato.

Days Gone è un gioco survival open world sviluppato dalla Bend Studio, una software house acquisita da Sony nel 2000 e conosciuta per pochi titoli come la serie Syphon Filter, per PS1 e PS2, e i giochi per le portatili di Sony Resistance: Retribution e Uncharted: Golden Abyss. Se non tanto per gli sviluppatori alle spalle, grazie a Sony ed una buona campagna marketing, il gioco è diventato una delle esclusive PS4 più attese degli scorsi anni.

 

 

Sapevo che il titolo aveva ricevuto recensioni non troppo entusiasmanti, ma seppur fiondandomi nell’avventura senza farmi influenzare e senza nemmeno avere aspettative troppo alte, il gioco è riuscito lo stesso a deludermi fin da subito. Nei primi secondi dopo aver premuto il tasto “gioca”, capiamo immediatamente qual è il punto debole principale del titolo: una sequenza cinematica ci presenta i protagonisti e dai loro primi, stereotipatissimi, banalissimi dialoghi sapremo già con certezza matematica quale sarà l’intera evoluzione e conclusione della trama. Dal punto di vista della sceneggiatura siamo davanti ad una pocheria ai livelli di CentoVetrine (per chi malauguratamente ne ha ancora memoria). Sarà veramente dura sopportare uno qualunque dei personaggi, non si salva proprio nessuno.

 

 

Nel gioco vestiamo i panni di un durissimo biker tutto cazzotti e gilet, ma dal cuore tenero e sensibile, che non potrebbe mai stare lontano dalla sua moto: compagna per tutta l’avventura e divertentissima da guidare e portare sue giù per il mondo di gioco. Dal punto di vista grafico siamo ad altissimi livelli; sfrecciare per i boschi è favoloso, sembra tutto reale e tangibile. Qualità sfruttata male però, visto che la mappa è poco varia e molto piatta: ci sono aree più aride, altre più fredde addirittura innevate, ma prive di punti degni di interesse; mancano aree urbane di un certo rilievo, ci sono solo piccoli complessi residenziali e certi paesucoli di massimo una dozzina di strutture.

 

 

Passando ad argomenti più interessanti, non potremmo non trattare i coprotagonisti del gioco, ovvero i nostri carissimi non morti: cattivi e putrescenti al punto giusto. Ucciderli non è per nulla semplice, non gireranno quasi mai in piccoli gruppi e molto spesso avremo da fronteggiare orde di centinaia e centinaia di zombie, sul serio; il gioco vanta una quantità immensa di cattivoni che vorranno mangiarci nello stesso momento, da brividi. Affrontare le orde penso sia una delle situazioni più divertenti e al tempo stesso più difficili: senza una strategia ben chiara o il giusto equipaggiamento andremo incontro a morte certa. Ogni orda va ragionata come se si trattasse di un puzzle game.

La difficoltà è dovuta anche al fatto che gli zombi andranno a terra dopo 5-6 colpi ed anche con l’arma più forte ognuno ha bisogno di 2-3 colpi; ci si deve per forza fare largo a suon d’esplosivo. Non solo le armi corpo a corpo fanno pochissimo danno, ma anche i fucili sono abbastanza inutili contro i non morti. Il classico fucile a pompa, l’arma di fiducia di ogni sopravvissuto, ha un cono di fuoco ridottissimo risultando del tutto inutile in ogni circostanza. Sembra che abbiano tentato di bilanciare il gioco ma in maniera fin troppo drastica.

 

 

Gli avversari umani, invece, non offrono alcuna sfida, deficienza artificiale di prim’ordine… Che andiate furtivi o meno non risulteranno mai un problema. È divertentissimo però quando, nell’assaltare un accampamento di banditi, può capitare che si unisca un’orda attirata dagli spari e a quel punto non ci resta che metterci un angolo e aspettare di vedere quale dei due gruppi avrà la meglio.

Attenzione, non ci sono solo cattivi: nel mondo di gioco troviamo diverse zone sicure in cui dovremo completare degli incarichi. In ognuna di queste zone potremo infatti comprare armi nuove o parti per la moto, ma solo se avremo accumulato abbastanza punti fiducia, e ne servono veramente tanti. È difficile che nel corso dell’avventura si riesca a salire tutti i livelli di ogni avamposto, finendo così per terminare il gioco senza mai aver sbloccato le armi che desideravamo o aver portato al massimo la moto. Trovo insopportabili questi mezzucci ridicoli per allungare il brodo.

 

 

Il gioco non offre molto altro, a parte girare in moto e pestare zombie c’è poco, direi nulla. Ho continuato a giocare per noia, ascoltando dei podcast come faccio sempre (senza mai riuscire a capire se giocassi per accompagnare i podcast o viceversa). Arrivato a tre quarti del gioco, e quindi un numero di ore ben più che sufficienti per pentirmi al punto giusto del tempo sprecato, e dopo aver realizzato che la storia andasse a parare proprio come avevo previsto nei primi due minuti, ho deciso di chiudere.

È un gioco dimenticabilissimo che se non fosse per il suo rilancio su PC dubito se ne parlerebbe ancora. Chiaro esempio di come ormai le grandi software house riescano a produrre in tempi brevi prodotti tecnicamente impeccabili, ma che in sostanza sono molto spesso piatti, privi di anima e tutti maledettamente uguali (in particolare poi se open world). Purtroppo il gioco zombie definitivo che aspetto da sempre è ancora lontano…

Dimenticatelo come farò io.

 

Days Gone, 2019
Voto: 5
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