Demon Slayer – Stagione 3: la recensione

Due Lune Crescenti e due Pilastri in azione! Tante informazioni sulla storia ed anche novità nel comparto grafico; insomma questa è una stagione particolarmente ricca.

 

 

La terza stagione di Demon Slayer racconta le nuove avventure di Tanjiro e lo fa adattando l’arco narrativo denominato “Il villaggio dei forgiatori di katana”. Questa stagione è ricca di novità, non solo per quanto riguarda la trama principale legata al nostro protagonista e a sua sorella, ma anche perché svela tante ghiotte informazioni sulla nascita del temibile Muzan e sui suoi obiettivi finali. In aggiunta a questo, Ufotable, lo studio che si occupa di realizzare Demon Slayer, ha deciso di sperimentare utilizzando la 3DCG, una tecnica che mischia modelli tridimensionali con la classica animazione. Tante cose da analizzare in questa che però è la stagione più corta rilasciata fino a questo momento e composta da dieci episodi canonici ed un undicesimo che sfiora l’ora di minutaggio.

Come di consueto, la storia riparte da dove ci eravamo lasciati assistendo al risveglio di Tanjiro che è rimasto in coma per ben due mesi dopo il feroce scontro con la Sesta Luna Crescente; sua sorella è ancora con lui, ma Zenitsu e Inosuke si sono ristabiliti e sono già stati mandati in missione. Questa è la prima volta che i tre ragazzi sono in azione separatamente da quando si sono incontrati durante la prima stagione. Tanjiro decide così di andare al villaggio dove vive Haganezuka, colui che ha realizzato la sua spada, per convincerlo a sistemare la lama danneggiata nello scontro precedente.

Inizia così il particolare viaggio verso il villaggio dei forgiatori di katana, un luogo che deve rimanere segreto per proteggere gli abili maestri che realizzano le armi capaci di rivaleggiare con i demoni. Neanche a farlo apposta, la Quinta e la Quarta Luna Crescente sono in movimento proprio per distruggere il villaggio. La casualità vuole che al villaggio siano in visita Kanroji Mitsuri, il Pilastro dell’Amore, Genya Shinazugawa, il fratello minore del Pilastro del Vento, e Muichiro Tokito, il Pilastro della Nebbia. Insomma si sta prefigurando uno scontro di altissimo livello in cui Tanjiro partirà svantaggiato a causa delle sue precarie condizioni di salute.

 

 

Come per le precedenti stagioni, la serie regala diverso spazio al passato dei componenti della Squadra Ammazza Demoni; le loro storie sono quasi sempre costellate di eventi drammatici che hanno finito per condurli in seno a questa guerra spietata. Questa volta però il passato legato a Kanroji, la ragazza insignita del titolo di Pilastro dell’Amore, non è particolarmente convincente né tantomeno profondo; questa mancanza però viene compensata da una caratterizzazione del personaggio che funziona bene.
Fino ad ora gli avversari con cui Tanjiro ha avuto a che fare hanno svelato storie interessanti o estremamente drammatiche alle spalle; in questa corta stagione invece non abbiamo potuto assistere quasi a nulla del passato legato alle Lune Crescenti. Il nostro protagonista non si è confrontato emotivamente con i suoi avversari, creando quel momento che innalza il duellare con le spade a qualcosa di più profondo, e questo ha fatto sì che i cattivi di turno finissero per essere privi di spessore.
Questa mancanza però è stata riempita con la storia delle origini proprio di Muzan e con la rivelazione dei suoi veri obiettivi. Succosi indizi tutti compressi in queste poche puntate che mantengono un ritmo elevato e tambureggiante tanto da lasciare quasi l’impressione di un pizzico di confusione. Probabilmente con uno o due episodi in più la stagione poteva essere gestita meglio dando il giusto risalto ad ogni evento; così non è stato, e quindi bisogna seguire attentamente tutto quello che succede, altrimenti si perdono informazioni importanti.

 

 

Se storia e personaggi sono andati bene, ma non benissimo come le volte precedenti, nel comparto animazione invece Ufotable decide di sperimentare unendo la computer grafica all’animazione tradizionale. Si nota che c’è qualcosa di diverso soprattutto guardando i personaggi ed i loro movimenti, ma a dispetto di tanti addetti ai lavori che hanno puntato il dito sulla resa poco brillante dei modelli 3D, a me questa soluzione ibrida è piaciuta, soprattutto se la vado a confrontare con esperienze terrificanti come Ghost In The Shell: SAC_2045 o Ultraman.
Sinceramente non ho trovato tutta questa criticità nell’uso dei modelli in computer grafica e mi aspetto grandi cose dalla casa produttrice di Demon Slayer perché questa sperimentazione ha aperto indubbiamente ad un futuro interessante. Probabilmente serve ancora tempo per velocizzare la produzione di questa tecnica di animazione, ma la strada sembra rosea per la Ufotable.

Nel complesso la stagione è sicuramente più che positiva e rivaleggia con le precedenti per contenuti e qualità nonostante la breve durata. L’annuncio della quarta stagione è già arrivato, ma c’è sicuramente da attendere perché non abbiamo ancora idea di quando verrà rilasciata.

 

Demon Slayer – Stagione 3, 2023
Voto: 7,5
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