Dune – Il Destino Dell’Universo: la recensione

La miniserie del 2000 racconta la storia di Dune in modo tutto sommato piacevole, pur denotando qualche carenza qua e là.

 

 

Dune è uno di quei romanzi che hanno segnato la storia della fantascienza moderna, se non altro per la capacità dell’autore del romanzo originale (Frank Herbert) di immaginare un mondo arido intorno al quale ruota una società dalle tante sfaccettature e particolarmente caratteristica.

Dune – Il Destino Dell’Universo è una miniserie uscita nel 2000 che punta a raccontare in profondità, grazie alla sua media durata, la storia del primo libro della saga di Dune.
Dune è un pianeta desertico, l’unico nell’universo dal quale si possa estrarre la “spezia”, un materiale capace di permettere di viaggiare rapidamente nello spazio. L’imperatore affida alla Casa Atreides il compito di sfruttare al meglio i giacimenti planetari, dopo che la Casa Harkonnen non ha soddisfatto i suoi obiettivi. Si scatenerà una guerra lampo tra le due casate che andrà a coinvolgere la popolazione locale, i Fremen, che nascondono capacità e poteri sconosciuti.

 

 

Dune – Il Destino Dell’Universo è una di quelle produzioni dal budget non basso ma che sembra essere stata gestita non al meglio, a partire dal flusso temporale che avvolge la trama. La storia è infatti raccontata sì in modo discreto, ma si ricorre costantemente a stacchi temporali anche importanti senza che la cosa venga minimamente evidenziata o semplicemente indicata. In più occasioni si fa quindi fatica a capire cosa stia succedendo e perché, visto che lo spettatore ha la sensazione di assistere ad eventi che si sussegono in termini di giorni, non di mesi.

Ma non è questo l’unico aspetto a convincere poco di Dune – Il Destino Dell’Universo: la fotografia ad esempio è quella tipica delle produzioni semi-patinate degli anni ’90, e restituisce un’aura innaturale che non aiuta lo spettatore ad immergersi nel racconto. E paradossalmente, diverse situazioni risultano posticce, grossolane e realizzate alla bell’e meglio. Quasi tutte le scene dove appaiono veicoli o strumenti di alta tecnologia scadono di qualità in modo preoccupate.

 

 

Nemmeno il cast aiuta completamente a dar forza alla produzione, vista la prestazione del protagonista Alec Newman (Moonlight Serenade, A Lonely Place To Die). Monoespressivo, privo di carisma e incapace di saper coinvolgere il pubblico, Alec Newman interpreta un personaggio che affronta giocoforza la necessità di crescere in breve tempo, ma la resa è inadeguata. Il suo Paul Atreides passa dall’essere un bamboccetto nobile senza fibra ad un condottiero coraggioso senza alcuna evoluzione visibile e senza alcuna trasformazione caratteriale tangibile; la credibilità e soprattutto l’empatia che trasmette sono estremamente limitate.

 

 

Meglio, molto meglio va con le prove attoriali di Saskia Reeves (Hooligans), abile nel costruire un personaggio in grado di catturare la scena e mutare nel tempo, e con i poco sfruttati William Hurt (Stati Di Allucinazione, Gorky Park, Dentro La Notizia, Fino Alla Fine Del Mondo, Lost In Space, Ipotesi Di Reato, The Village, Syriana, Into The Wild, Robin Hood, Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War, Avengers: Endgame) e Giancarlo Giannini (Mimì Metallurgico Ferito Nell’Onore, Travolti Da Un Insolito Destino Nell’Azzurro Mare D’Agosto, Pasqualino Settebellezze, Mi Manda Picone, I Picari, I Banchieri Di Dio – Il Caso Calvi, Darkness). Due attori così avrebbero meritato sicuramente maggior spazio; solo il nostro Giancarlo Giannini gode di un certo spazio, ma decisamente poco rispetto a quanto avrebbe potuto in ottica contributiva alla riuscita del film. Molto più presente e decisamente convincente è Ian McNiece (Fuga Da Absolom, L’Inglese Che Salì La Collina E Scese Da Una Montagna, Ace Ventura – Missione Africa, Una Vita Esagerata, Il Giro Del Mondo In 80 Giorni, White Noise).

 

 

Di certo la regia di John Harrison, dedito soprattutto proprio alla direzione di miniserie, non è all’altezza del compito. Tutto è compassato, lento, eccessivamente teatrale e dialogato. Sono pochi i momenti in cui la vicenda prende ritmo e vigore, e paradossalmente spesso sono le scene meno movimentate e più descrittive a sembrare meglio costruite. Ad attirare l’attenzione del pubblico poi ci pensano situazioni che spaziano dal decadente al gotico, dal fantastico al grottesco sfarzo con costumi assolutamente sui generis che ricordano certi abbigliamenti assurdi tipici degli anni ’90.

Dune – Il Destino Dell’Universo si deve poi inevitabilmente confrontare con il film Dune, realizzato nel 1984 e diretto dall’onirico David Lynch (Eraserhead, I Segreti Di Twin Peaks, Fuoco Cammina Con Me, Mulholland Drive). Molte scene sembrano essere prese pari pari dal film di quindici anni prima, ma risultano meno incisive; dalla sua, la miniserie ha però la possibilità di raccontare maggiormente nel dettaglio la storia: con sei ore a disposizione invece delle canoniche due, la capacità di evitare tanti tagli rispetto al libro è evidente. Manca però l’approfondimento sul mondo di Dune e dei personaggi, con l’eccezione dei due protagonisti (Alec Newman e Saskia Reeves). Un vero peccato: entrare maggiormente nelle pieghe di trama e personaggi sarebbe stato un deciso valore aggiunto.

 

 

Con queste premesse, ci si aspetterebbe che Dune – Il Destino Dell’Universo sia un mezzo disastro. Invece la miniserie riesce a capitalizzare sul fatto che, chiudendo un occhio sulle sue molte grossolanità, la somma delle sue parti fornisce un risultato superiore a quanto ci si potrebbe immaginare. La storia, nonostante gli sbalzi temporali, scorre via in modo discreto e, nonostante il protagonista principale sia più antipatico che affascinante, ci si trova a voler sapere come proseguirà l’avventura della Casa Atreides.
Dune – Il Destino Dell’Universo è una miniserie discreta, vedibile e un’opportunità per chi volesse avvicinarsi alla storia Dune senza voler leggere l’impegnativa opera originale di Frank Herbert. Certo, c’è da chiedersi che spazio possa avere oggi la miniserie, schiacciata tra i film del 1984 di David Lynch e i due del 2021 e 2024 di Denis Villeneuve, capaci sicuramente di mostrare maggior anima o maggior ritmo; forse la risposta è evidente, ma almeno per i fan del mondo di Dune questa è una opzione in più.

 

Dune – Il Destino Dell’Universo, 2000
Voto: 6.5
Per condividere questo articolo: