Dungeon Seeker

Fantasy e cannibalismo? Una bizzarra associazione! Esplorando nuovi manga, mi sono imbattuto in questo particolare, ma onesto, lavoro che non nasconde un’anima a tratti malata.

 

 

Come a mio solito cerco nel web nuove cose da leggere, principalmente perché mi piace scoprire nuovi autori e nuove storie. Così mi sono imbattuto in Dungeon Seeker e ho cominciato a leggerlo con un certo distacco, anche dovuto ai rilasci dei capitoli un po’ allungati nel tempo. Non mi ha subito convinto, c’è voluto un po’, ma alla fine la storia ha ingranato ed è diventata più interessante. All’inizio pensavo che fosse una delle tante copie di storie già lette, ma mi sono dovuto ricredere: è decisamente più oscura e malata.

Junpei Takeda è il solito ragazzo liceale giapponese preso di mira dai bulli della scuola. In particolare una coppia, ragazzo e ragazza, si divertono a prenderlo in giro con subdoli giochetti mentali. Aria di bullismo in queste pagine, ma è abbastanza frequente nelle opere di questo genere. Un nutrito gruppo di persone, compresi i tre ragazzi, vengono trasportati in un altro mondo per volontà di un Dio piuttosto perverso.

In molte storie il protagonista si eleva e decide di affrontare la vita in modo diverso grazie al nuovo inizio concesso in questo nuovo mondo. Non è il caso di Junpei che ha addirittura delle statistiche inferiori alla media. I suoi compagni, stufi di averlo tra i piedi, lo gettano in un labirinto da cui sono sicuri non emergerà più. Il nostro protagonista, disperato e solo, si trova ad affrontare una creatura fuori dalla sua portata e decide di provare il tutto per tutto: di fronte a morte certa, prova un’azione disperata per far cadere il non morto chiamato “Re senza vita” in una trappola.

 

 

In questo mondo, ogni volta che si sconfigge un avversario, si possono ricevere alcuni oggetti dalle caratteristiche uniche. Junpei trova un oggetto speciale, la carne del non morto, che gli permette, a costo della sua umanità, di ottenere le caratteristiche del “Re senza vita”. Cosa deciderà di fare il nostro protagonista? La decisione è piuttosto semplice: BUON APPETITO! Quello che ne consegue è un’importante cambio caratteriale in Junpei.

La storia ovviamente si evolverà in modi molto particolari. Sembra che l’autore abbia una buona predilezione per il cannibalismo, tant’è che Junpei si ritrova spesso nella situazione di essere mangiato, non solo dai mostri, ma anche da umani come lui; o meglio come era lui prima di diventare un “Re senza vita”. La predilezione per la carne non si ferma solo nell’ambito del mangiare o essere mangiati. L’autore gioca con i corpi creando anche chimere mostruose ed essere immondi che tutto sono fuorchè carini e coccolosi.

Il manga è studiato per assomigliare a quei videogiochi o a quei giochi di ruolo dove puoi sistemare le tue abilità e distribuire i punti esperienza nelle varie caratteristiche che hai a disposizione. Un filone che va molto di moda soprattutto in Corea; Solo Leveling e Dungeon Reset sono due esempi interessanti di questo filone. Quindi preparatevi alle solite finestre di dialogo con le solite statistiche ed i soliti livelli assurdi.

 

 

L’autore ha un tratto particolare, oserei dire quasi graffiante, che deriva sicuramente dalla scuola nipponica, ma ci aggiunge una malvagità intrinseca nelle espressioni dei personaggi, anche in quelle del protagonista, che risulta essere un suo punto di forza. Juro Mizukiyoshi usa spesso il chiaroscuro, ma si limita ad un tenue contrasto. Le sue tavole sono molto pulite e quasi luminose, in netto contrasto con la decadenza e la maligna tendenza dei suoi personaggi. È uno stile che può piacere? Credo di si, anche se non mi convince del tutto.

Con meno di una ventina di capitoli usciti, il prodotto è ancora ben lontano da poter esprimere tutte le sue potenzialità, ma già s’intravvede la forte tendenza a scivolare verso un progetto cupo e tenebroso. Prevedo di seguirlo ancora per un po’ perché sono abbastanza incuriosito da questo manga. Se volete saperne di più su Dungeon Seeker, vi assicuro che il web è pieno di ragazzi volenterosi che traducono, senza fini di lucro, e mettono a disposizione le tavole di questi prodotti che forse non arriveranno mai sul mercato italiano.