Ghost Wars è una serie con buoni spunti che mescola tanti elementi senza approfondirne nessuno, e che sprofonda in un finale assolutamente dilettantesco.

Le serie di horror o fantascienza proposte dalle piattaforme di streaming sono spesso delle porcherie inaudite. Ghost Wars è una di quelle che si vede lontano un miglio essere un prodotto su cui non puntare troppo, e grazie a questo non si rimane troppo scottati quando ci si rende conto che in effetti si poteva fare molto meglio.
In Ghost Wars, un paesino dell’Alaska rimane isolato dopo un terremoto a seguito del quale gli spettri dei defunti iniziano ad aggirarsi per il centro abitato, uccidendo chiunque arrivi a tiro e addirittura impedendo ai pochi sopravvissuti di scappare lontano.
Lo spunto sembra molto buono, ma ben presto ci si rende conto che ci sono tante cose che non vanno in Ghost Wars, e non è nemmeno facile tenerle tutte a mente. Le colpe possono essere equamente divise tra sceneggiatura e comparto attoriale; le pecche sono molteplici ed anche importanti.
Parlando di trama, la serie vorrebbe creare un clima di suspance omettendo di spiegare (almeno fino a metà serie) perchè il protagonista interpretato da Avan Jogia viene trattato come un reietto fin da prima degli eventi catastrofici che colpiranno la comunità, ma il risultato è solo quello di lasciare un grande punto interrogativo nella testa dello spettatore. Ad un certo punto si cominciano a tirare le fila degli interrogativi iniziali, ma ne vengono aggiunti altri che non verranno mai chiariti; l’evoluzione della storia, puntata dopo puntata, aggiunge elementi nuovi e parzialmente sconnessi fra di loro. Si parte infatti con una serie sui fantasmi, si passa ad una di scienza, religione ed esorcismi, passando per mostri e sparatorie per si finisce con elementi risolutivi che dovrebbero trasmettere pathos ma che mostrano solo una sceneggiatura assolutamente non all’altezza e decisamente tirata via nelle ultime puntate della serie.

Ci sono elementi che sembrano venire diretti diretti da Stranger Things, da La Casa o da L’Acchiappasogni; è un’accozzaglia di spunti, un mischione messo là più a riempire il riempibile che qualcosa che segua un filo logico o che vengano adeguatamente spiegati. Questo non si si tiene in piedi, a meno di decidere di farsi andar bene la legge del “vale tutto”, visto che solo con quella si potrebbero accettare indigeribili situazioni: perché nessuno racconta chiaramente cosa ha visto? Come si spiega l’impossibilità di uscire dalla zona e del fatto che non arriva alcun soccorso dall’esterno tranne ovviamente i cattivoni di turno? Perchè all’improvviso la gente dovrebbe spararsi addosso? Ghost Wars tenta sempre di spiegare le sue incongruenze con due paroline buttate là, usando gli “spiegoni” di Borissiana memoria, ma la realtà è che lo spettatore si sente preso per stupido.
Oltretutto non si capisce assolutamente quale sia il ritmo del passare del tempo: un giorno? Una settimana? Un mese? Luoghi e protagonisti sono sempre uguali a se stessi, e i cumuli di spazzatura che improvvisamente fanno la comparsa nelle strade a testimoniare il passaggio del tempo sembrano una impressionante forzatura.

La stesso sviluppo della storia soffre di un problema analogo: gli eventi si sussegono in un modo che crea costantemente la sensazione di essersi persi qualcosa, di non aver capito o compreso qualche passaggio. Vista la quantità di queste situazioni, alla fine si capisce che Ghost Wars (guerre di cosa, poi???) usa dei tagli netti e dei salti di trama per ragioni probabilmente di budget che danno per scontate situazioni alle quali non si riesce a stare dietro. Insomma, un disastro.
C’è poi il cast, che risulta mediamente fra l’inutile ed il terribile. Si parte dal protagonista Avan Jiogia, il semi-bello e dannato odiato ingiustamente da tutti, passando per un irriconoscibile ed intangibile Vincent D’Onofrio (Full Metal Jacket, Giochi Di Morte, Strange Days, Men In Black, Salton Sea, Brooklyn’s Finest, Jurassic World), poco credibile nei panni di un pastore protestante che sembra più un chierico steampunk, arrivando ad un simpatico ma fuori contesto Kim Coates (Black Hawk Down, Bandido, Silent Hill, Resident Evil: Afterlife).
Gli altri attori sono ancora meno incisivi, più stereotipati e forzati o semplicemente poco interessanti: è il caso di Meat Loaf (The Rocky Horror Pictures Show, Fight Club), di Kandyse McClure, di Elise Gatien e di Jesse Moss.
C’è una complessiva inespressività e soprattutto una innaturale calma nel vivere una situazione in cui la gente muore come mosche e i viveri parrebbero scarseggiare (o perlomeno così viene detto: diamolo per buono). Insomma, complessivamente gli attori sono un discreto fiasco, anche se certamente non supportati dalla sceneggiatura.

Con premesse così, Ghost Wars dovrebbe naufragare tremendamente. E invece nella parte tardo-iniziale la serie sembra quasi decollare, tanto che si decide di andare fino in fondo nonostante le evidenti carenze; la speranza che nel complesso la serie riesca a portare con sé una dose di mistero e tensione si sgonfia però avvicinandoci alla conclusione, lasciandoci con un finale che sembra buttato là alla bell’e meglio.
Ghost Wars è una di quelle serie di cui non esser fieri di aver visto, ed al termine delle 13 puntate la sensazione è quella di aver buttato nel cesso dieci ore della propria vita. Analogamente ad altre zozzerie (chi si ricorda di Under the Dome, To The Lake o di La Nebbia?), da Ghost Wars non possiamo aspettarci proprio nulla, se non cogliere i chiari riferimenti ad Half-Life, videogioco iconico degli anni ’90 del quale è recentemente uscito un ottimo remake.









