Gli italiani e le tre corsie: una malattia incurabile

Qualcuno mi spieghi perché, sulle strade a tre corsie, gli italiani devono per forza occupare quella centrale quando quella di destra è libera.

 

 

Ammettiamolo: noi italiani siamo un popolo poco intelligente. Abbiamo poca lungimiranza, poca attenzione e rispetto degli altri, e cadiamo dalle nuvole anche nelle situazioni più eclatanti.
Alla guida, poi, gli italiani danno spesso il peggio di sé: col telefonino sempre in mano non si curano di quello che li circonda, ondeggiando pericolosamente; in fila taglierebbero la gola alla madre pur di non far immettere chi arriva dalle strade laterali; nel traffico si piazzano puntualmente in mezzo agli incroci, impedendo a chi viene dalla corsia opposta di girare e bloccando anche chi potrebbe proseguire (questa è una prerogativa principalmente di donne e vecchi).
E poi c’è “l’occupazione abusiva” della corsia centrale.

Autostrade, raccordi, superstrade: tutte subiscono lo stesso, singolare fenomeno. Prendete un italiano qualsiasi, mettetelo su queste strade a grande scorrimento e lo vedrete immediatamente e irremovibilmente occupare la corsia di mezzo, anche se la corsia di destra è vuota. Il fatto che alle loro spalle ci sia una massa di autoveicoli che sgomitano per passare per gli italiani è irrilevante: a destra non ci si mette, punto e basta. Mettersi a destra? Seguire il codice della strada permettendo a chi arriva più velocemente di non imbottigliarsi? Giammai! Se dovessimo tenere in conto che nel mondo non ci siamo solo noi, non saremmo italiani.

Inchiodarsi sulla corsia centrale è una cosa molto, molto italiana: è il fregarsene non solo delle regole, ma soprattutto del prossimo. Lo stare “in mezzo”, tipo birillo mobile, è il perfetto esempio di come gli italiani non riescano o non vogliano capire che c’è un mondo intorno a loro, che non sono loro il Sole intorno al quale gira la Terra.
Ma tant’è: questi siamo. Tocca accettare i limiti intellettuali di un popolo ebete, tutto telefonini, labbra rifatte e pallone; e basta vedere i volti non proprio sveglissimi degli automobilisti che non si curano di essere un ostacolo per capire che il problema è molto più profondo, e non si limita al non avere consapevolezza di sé nello spazio che ci circonda.

Come sopravvivere? Con la rassegnazione. Altra cosa non a caso tipicamente italiana.

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