High Card – Stagione 1: la recensione

High Card è un anime che prova ad unire tra loro diversi generi, usando una meccanica super testata come quella delle carte magiche da collezionare.

 

 

Quando si parla di carte che racchiudono un potere immenso è inevitabile pensare subito a Yu Gi Oh, il gioco di carte collezionatili che è diventato famosissimo anche grazie alla realizzazione di una serie animata personalizzata. In High Card troviamo una meccanica molto simile, ma non siamo di fronte a carte create dal nulla; ci troviamo invece al cospetto di un semplice mazzo da poker composto da cinquantadue carte.

La leggenda vuole che il regno di Fourland sia sorto grazie all’utilizzo di un set di 52 X-Playing Cards con la capacità di conferire poteri e abilità sovrumane a coloro che le possiedono; chiunque riesca a mettere le mani sull’intero mazzo può diventare la persona più potente al mondo. Con questo obiettivo in mente, un’organizzazione criminale prova e riesce a rubare le carte custodite nel castello reale, ma durante la fuga in elicottero il mazzo sfugge di mano ad uno dei ladri e le carte si disperdono in tutto il paese.

Finn Oldman, un orfano che vive tra la strada e l’orfanotrofio in cui è cresciuto, decide di fare fortuna al casinò, ma si ritrova coinvolto in un folle inseguimento ed in una sparatoria tra due membri di organizzazioni rivali in cerca di una delle potentissime X-Playing Cards. Il nostro biondo protagonista scopre di aver sempre posseduto il magico due di picche, così decide di intervenire schierandosi con il gruppo di giocatori chiamato High Card, ai  quali è stato ordinato direttamente dal Re di Fourland di raccogliere tutte le carte. Inizia così la nuova vita di Finn che verrà assunto dalla Pinochle’s Old Maid, una concessionaria di automobili di lusso che fa da facciata al gruppo al servizio di sua maestà.

 

 

La prima stagione, composta da dodici episodi, è ricca di avvenimenti che si concatenano l’uno all’altro raccontandoci la storia dei due protagonisti principali, Finn Oldman ed il suo mentore Chris Redgrave. La caratterizzazione di questi due personaggi è ben curata e l’ampio spazio che viene riservato loro durante la stagione ci permette di approfondire notevolmente la loro conoscenza, i loro segreti e i loro desideri. Finn è praticamente un libro aperto, cosa piuttosto comune tra i protagonisti delle storie orientali più riuscite, mentre Chris risulta invece una figura piuttosto ambigua, piena di misteri e segreti.

Intorno al duo principale di protagonisti ruotano diverse figure tra cui anche il capo dell’unita di High Card, Leo Constantine Pinochle, e due altri X-Player che verranno introdotti gradualmente nelle storie narrate. La caratterizzazione di questi tre personaggi, come di tutto il complesso di comparse e agenti rivali, è piuttosto stereotipata e scarsamente approfondita. Indubbiamente ci sarà tempo per raccontare di questi personaggi, ma è per lo meno bizzarro vederli agire in secondo piano senza sapere molto su di loro.

Gli incredibili scontri tra X-Player tengono banco durate tutto l’arco della stagione, ma possiamo imbatterci in proposte di generi molto differenti tra loro: puntate totalmente indirizzate verso indagini in stile poliziesco o episodi incentrati su furti mirabolanti alla Lupin III, storie emotivamente coinvolgenti o ottime ed intriganti macchinazioni, vite calate in un difficile presente o passati avvolti in misteriosi segreti. High Card prova quindi a cucire diversi generi riuscendoci con una certa facilità, approfondendo bene le vicissitudini dei due protagonisti ma senza perdere di vista la storia portante. Purtroppo le vicende descritte non sono particolarmente originali e questo pesa nel complesso della stagione.

 

 

Quello che manca chiaramente è una vera figura da antagonista; infatti, durante tutta la prima stagione, ci sono diversi X-Player criminali, ma nessuno di loro si può definire il burattino che manovra i fili dei cattivi. Questa mancanza si sente, ma viene spesso nascosta da un ritmo narrativo sostenuto che continua ad alimentare le vicende con informazioni sempre piuttosto interessanti. Il puzzle che si viene a creare alla fine della prima stagione è ben lontano dall’essere comprensibile, ma sicuramente stimola la curiosità e la fantasia degli spettatori.

Il manga di High Card, che è uscito in Giappone il 31 agosto 2022, è stato scritto da Homura Kawamoto e disegnato da Ebimo. L’anime invece è stato rilasciato in Giappone all’inizio dell’anno seguente, segno che il lavoro di produzione era già stato programmato ed avviato ben prima dell’uscita del manga. Infine, a novembre del 2023, questo lavoro di animazione è stato distribuito già doppiato anche in Italia.

La serie è prodotta dallo studio Studio Hibari (Tekken: Bloodline, Assassination Classroom) che realizza discrtetamente sia i disegni che l’animazione. La seconda stagione è già in onda in Giappone dal gennaio scorso, quindi è quasi scontato che arrivi presto anche in Italia. Tutto sommato High Card è un prodotto onesto, con una struttura oliata ed un futuro potenzialmente più che interessante, ma a mio avviso è necessario ridistribuire meglio la tempistica con cui vengono narrate ed approfondite le storie dei vari protagonisti, visto che nella prima stagione lo spettatore ha conosciuto solo due dei cinque membri fondamentali del gruppo.

 

High Card, 2023
Voto: 6.5
Per condividere questo articolo: