Con l’arrivo dei più recenti sistemi di intelligenza artificiale, creare falsi è diventato semplicissimo; già oggi distinguere tra realtà e finzione è quasi impossibile.

Nel mondo del giornalismo uno dei principi cardine è quello di verificare le fonti prima di pubblicare una notizia o proporre un’analisi. Che si tratti di infomazioni raccolte in prima persona o tramite canali sicuri, la veridicità del fatto è sempre stata quel discrimine che ha differenziato un buon giornalista da un venditore di fumo o, peggio, un propagandista. Con l’arrivo dell’IA generativa, comprendere che tipo di informazione ci viene proposta è però sempre più difficile.
Per chi sia a digiuno di tecnologia, per IA generativa si intende un software che, dopo aver ricevuto chiari parametri di riferimento (parole chiave, concetti, immagini), è in grado di generare brevi testi, interi articoli, foto, video e voci di persone. Queste creazioni possono partire dal nulla o adattare e modificare sorgenti già esistenti; e quando si utilizza il risultato di queste manipolazioni con intenti non trasparenti si parla di deepfake (in soldoni una falsificazione utilizzata con scopi dolosi).
È evidente come questo campo dell’informatica spalanchi un portone a chi voglia sfruttare queste innovazioni a fine di lucro o peggio per destabilizzare un nemico politico, a qualsiasi livello. Negli ultimi mesi ad esempio abbiamo visto un sedicente ministro Crosetto pubblicizzare investimenti finanziari e diversi video, con protagonisti Giorgia Meloni o il Ministro della Difesa ucraino, completamente artefatti ma realizzati talmente bene da sembrare veri ed autentici. Solo pochi giorni fa ne è stato realizzato uno con Benjamin Netanyahu fare affermazioni non sue.
Il problema non si pone semplicemente sul piano etico o sulla distruzione morale di un qualsivoglia avversario, al quale si può far dire cose aberranti ed autodistruttive con estrema facilità, ma addirittura su quello della certezza di un fatto: con l’intelligenza artificiale generativa, è sempre più facile inventare di sana pianta eventi o dichiarazioni in grado di rendere impossibile ad una persona comune capire se quello che ci viene proposto sia vero o una balla.
E come se questo non bastasse, l’estrema velocità con cui questa tecnologia si sta sviluppando, la sta rendendo sempre più precisa ma anche più abbordabile economicamente: non ci troviamo infatti solo a dover capire se le notizie che arrivano dai mass media siano vere o meno (visto che spesso gli stessi giornali e telegiornali sembrano non verificare le loro fonti o, peggio, usare questi video con chiari intenti partigiani), ma ci troviamo sempre più spesso a difenderci da chi usa il deepfake come strumento di truffa. Sempre più numerose si susseguono segnalazioni di telefonate credibilissime dove la voce che ci parla sembra essere proprio quella della persona a cui abbiamo associato quel numero che ci ha chiamato; o messaggi di amici e familiari che, corroborati da immagini tradite solo da qualche impercettibile dettaglio, ci chiedono soldi, dati personali, password riservate.
Purtroppo per difenderci non abbiamo armi se non quelle della conoscenza diretta e della verifica personale del fatto, dello scetticismo e della massima attenzione su cosa ci viene proposto. Ovviamente questo è possibile solo per situazioni che possiamo toccare con mano o controverificare in modo accurato; ma quando si tratta di video di politica estera, di dichiarazioni politiche o di fatti di cronaca nazionale o internazionale, non c’è più modo di comprovare la veridicità di ciò che ci viene raccontato.
Ci stiamo dirigendo a grandi passi verso un mondo caotico, anarcoide, dove nulla è certo e dove tutto (il peggio) è possibile; e riuscire a fare una previsione sul dove finiremo, e quali saranno le conseguenze, è impossibile. L’unica cosa che è facile predire, è che qualsiasi possa essere il risultato finale, non sarà nulla di buono.









