I pericoli dell’AI: la perdita delle conoscenze

Delegare alle intelligenze artificiali compiti operativi e decisionali significa condannare all’oblio abilità tecniche ed intellettuali che non saremo più in grado di padroneggiare.

 

 

Quando si parla di automazione e di facilitazione del lavoro, si incensa sempre quanto l’AI sia in grado di velocizzare le attività, svolgere per noi quelle più noiose e ripetitive, ed in generale essere molto più precisa di un essere umano. Se quest’ultimo punto è discutibile (non tanto nel gesto singolo quanto nel quadro generale di un’attività complessa e con diversi passaggi, magari di natura diversa tra loro), complessivamente non si può negare quanto sia più facile e comodo sostituire il lavoro fisico e concettuale svolto dagli uomini con processi digitali estremamente più rapidi e potenzialmente più economici.

Ciò che però non viene mai preso in considerazione all’interno di questa equazione, è la perdita delle conoscenze tecniche e intellettuali a cui porta questa scelta.
Quando smettiamo di effettuare un’azione, presto o tardi ne dimentichiamo dettagli, implicazioni, eccezioni e modi per risolvere eventuali problemi che possano sorgere; si tratta di un elemento naturale e caratteristico del nostro cervello, che fa spazio per l’immissione e la conservazione di nuove informazioni più utili al momento eliminando le nozioni non più utilizzate.
Se è vero che le informazioni saranno sempre disponibili su manuali e libri (rigorosamente in formato digitale!), è altresì vero che è la pratica, e non la teoria, a renderci capaci di capire al volo l’evoluzione di situazioni e come gestire al meglio impegni, attività, imprevisti.

Un esempio alla portata di tutti è l’impatto sulle persone della progressiva transizione verso automobili dotate di sensori di parcheggio, di telecamere e di funzioni di guida assistita. Chi possiede questi veicoli può facilmente confermare quanto sia cambiata la propria capacità di parcheggiare rapidamente in retromarcia: se un tempo dovevamo fare tutto da soli, girandoci in una scomoda posizione innaturale che però allenava il nostro cervello a gestire il volante al contrario e a valutare con gli occhi spazi e dimensioni alle nostre spalle, oggi abbiamo perduto queste capacità; e il risultato è che siamo decisamente più comodi ma più lenti nell’effettuare un parcheggio in retromarcia.
Anche in questo semplice esempio, la cosa in realtà non si ferma qui: allenando il nostro cervello ed il nostro corpo a fare determinate attività, lo predisponiamo ad essere più reattivo ed efficace quando si devono affrontare attività anche radicalmente diverse: si allena il cervello a gestire situazioni complesse ed anomale. Al contrario, più semplifichiamo le nostre azioni, meno connettori neurali lavorano e meno siamo capaci di effettuare azioni manuali o intellettive.

Non è un caso se la generazione Z, quella dei nati tra il 1997 ed il 2012, è la prima ad aver invertito la curva del tasso di intelligenza, producendo risultati inferiori rispetto alle generazioni precedenti.
Se la meccanizzazione prima e l’automazione poi sono processi in cui alcune conoscenze sono state necessariamente inscatolate in libri e manuali lasciati a prendere polvere, l’invasività della digitalizzazione ci metterà di fronte, anche in questo caso, di fronte ad uno scenario completamente diverso dal passato; e non certo per il meglio.

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