I pericoli dell’AI – 6: le armi autonome

In un futuro molto prossimo, piattaforme robotizzate potrebbero interamente sostituire gli esseri umani in combattimento; come gestire etica e flessibilità di ingaggio?

 

 

Una delle leggi non scritte della guerra, è che all’allontanarsi fisicamente dal nemico, si è capaci di maggiori brutalità. Fino alla scoperta della polvere da sparo, i combattimenti avvenivano perlopiù tramite scontri corpo a corpo; i contendenti sapevano benissimo quali terribili ferite e quali sofferenze avrebbero potuto patire se colpiti da una spada, da una lancia e da altre armi analoghe.
La copiosa fuoriuscita di sangue, i corpi macellati e le urla strazianti sono qualcosa di ben diverso da quello che ci hanno sempre proposto i film epici e le serie tv di stampo medioevale; la realtà era ben diversa. Non è un caso se le armate andassero in rotta già con pochi caduti, e se di scontri particolarmente sanguinosi sono piene le cronache del tempo, la maggior parte delle battaglie si risolvevano con combattimenti presto sospesi per il crollo delle linee di una delle due parti.

L’avvento della polvere da sparo ha fisicamente e progressivamente allontanato i nemici; dapprima con le bombarde, poi con i moschetti (poco precisi e lenti a ricaricare), ed infine con i fucili, le mitragliatrici e le armi automatiche che sono in grado di colpire a centinaia di metri se non chilometri di distanza. E non si parla più di esseri umani, di uccidere: si parla di eliminare la minaccia, un termine edulcorato e sicuramente più digeribile che però nasconde lo stesso concetto.

 

 

Con l’avvento dell’automazione e della digitalizzazione, già oggi alcuni sistemi d’arma sono quasi completamente autonomi: ad esempio i droni aerei, da ricognizione o da combattimento, sono controllabili a distanza ma in grado di portare a termine le loro missioni in autonomia. I piloti, seduti a centinaia di chilometri di distanza in una sala controllo completamente separata dal contesto operativo, non subiscono direttamente l’impatto psicologico del combattimento, e possono essere più determinati e drastici nel raggiungere l’obiettivo assegnato: il nemico è solo una serie di pixel sullo schermo, qualcosa di simile ad un videogioco.

L’arrivo delle intelligenze artificiali potrebbe facilmente permettere un altro scatto evolutivo: quello del combattimento completamente automatizzato, senza l’intervento umano. In questo caso, i “controllori” si limiterebbero ad indirizzare le unità robotiche sul campo di battaglia, dando loro indicazioni di massima e gestendo poi le contromosse del nemico.
Questo nuovo salto in avanti comporterebbe un’esecuzione legata unicamente a istruzioni acritiche e non legate all’etica e alla morale (comune e personale). Dal punto di vista dell’efficienza militare il beneficio è evidente, ma dal punto di vista umano le domande e le preoccupazioni che sorgono sono evidenti e molteplici.

Senza una persona a decidere di premere il grilletto, l’effetto di un attacco può facilmente andare oltre le previsioni. Una presenza civile potrebbe essere ignorata e colpita per errore, o peggio attaccata deliberatamente avendola scambiata per una forza ostile. Allo stesso tempo, elementi nemici in grado di nascondere le armi potrebbero essere trattati come non-minacce, e quindi riuscire ad evacuare una zona calda o peggio infiltrarsi tra le linee amiche. Elementi kamikaze potrebbero fingere una resa per poi far esplodere la bomba che hanno addosso o che controllano remotamente, e in generale non sarebbe facile intuire per una macchina che qualcosa non va, sfruttando quel sesto senso che solo gli animali hanno.

 

 

Ma c’è di più. Una forza armata automatizzata ha bisogno di poche persone per essere controllata e gestita. Questo significa che, caduto sotto il controllo di singoli o organizzazioni sbagliate, un intero esercito potrebbe essere usato non per la difesa di uno Stato ma per interessi particolari e privati.
Inoltre, rimane forte la minaccia della cybersicurezza: tutti questi oggetti connessi a reti, per quanto private (chiuse) e monitorate, potrebbero essere compromesse e diventare un pericolo per chi non volesse pagare il riscatto o usate per compiere atti terroristici anche su larga scala.
E infine, i bug di sistema sono dietro l’angolo: un errore di programmazione o di qualche sensore potrebbero scatenare conseguenze imprevedibili.

È anche vero che in passato gli esseri umani si sono macchiati di crimini incredibili e fuori dalla logica. Le AI potrebbero impedire questi eccessi oppure potrebbero supportarli, a seconda di come saranno programmate e di quale grado di autonomia decisionale possano avere. Di sicuro, è innegabile che le principali Forze Armate sono interessate a sviluppare e a possedere piattaforme d’arma robotiche e automatiche, ma i rischi legati alla loro esistenza sono molto alti. Purtroppo la spirale legata al controllo geopolitico e miliare del mondo non porterà altro che alla loro implementazione; le conseguenze sono imprevedibili.

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