I veicoli mild hybrid: sono davvero ecologici?

Spacciati per veicoli ibridi, i MHEV utilizzano l’elettrico solo in specifiche, limitate situazioni. Perché equipararli a veicoli meno inquinanti?

 

 

Elettrico, ibrido, mild hybrid, full hybrid: sono molti i termini che in questi anni abbiamo imparato ad usare quando si parla di veicoli “ecologici” o “green”, quelli che dovrebbero aiutare a salvare il pianeta. La rivoluzione dell’industria dell’automobile che doveva spazzare il vecchio parco auto basato sui motori a combustione sembra però aver fallito: i consumatori semplicemente non stanno accettando il passaggio a veicoli elettrici le cui limitazioni sono nella maggior parte dei casi evidenti: dalla scarsa autonomia dei veicoli full electric (che peraltro richiedono lunghe attese per ricaricarsi) al prezzo esorbitante dei full hybrid, gli ostacoli legati al passaggio all’elettrico sono importanti.

In questo panorama si inseriscono i MHEV, i veicoli mild hybrid: questi dovrebbero sulla carta combinare una certa economicità ed andare incontro alle spinte ecologiste che vogliono eliminare dalla circolazione i motori termici; la realtà però è ben diversa.

Come funziona il mild hybrid? Contrariamente a quanto un ignaro acquirente potrebbe pensare, il concetto che un veicolo mild-hybrid sia a trazione elettrica è fondamentalmente sbagliato. I veicoli MHEV sono infatti sì dotati di un motorino elettrico e di batterie di accumulo, ma queste componenti sono talmente limitate in scopo e dimensioni da impedirne un uso concreto: nei fatti, il motorino elettrico delle auto mild hybrid entra in funzione esclusivamente in fase di accensione del motore termico e contribuendo in parte nelle fasi di accelerazione; non è però in grado di far spostare in autonomia il veicolo. Quindi i veicoli mild hybrid non possono definirsi veicoli ecologici, visto che il motore termico rimane sempre acceso ed i consumi sono pressoché equiparabili ai tradizionali veicoli a benzina.

 

 

Eppure i veicoli mild hybrid godono degli stessi vantaggi fiscali e operativi dei veicoli elettrici o full hybrid: nella maggior parte delle città italiane, questi possono entrare nelle ZTL ed hanno zone di parcheggio riservate (con o senza colonnine di ricarica) e non sono colpiti da eventuali blocchi alla circolazione; inoltre sono esentati dal pagare il posteggio nelle famigerate strisce blu. Parlando di portafoglio, il coefficiente fiscale che impatta sul prezzo d’acquisto è compreso, a seconda dei modelli, tra il 10% e il 20% contro il 50% dei veicoli a combustione; e per i primi 3-5 anni (a seconda della Regione), questi veicoli non pagano il bollo.

Rimanendo poi in tema di costi, è interessante notare come le auto ibride costino sensibilmente di più rispetto alle loro controparti a benzina o diesel ed abbiano prestazioni automobilistiche inferiori.
Da un punto di vista componentistico, l’unica semplificazione è quella del cambio automatico (presente solo su parte della flotta ibrida); tutto il resto è un’aggiunta che vive in parallelo con i sistemi di bordo tipici delle auto a combustione. Questo comporta un aumento dei costi sia di acquisto che di gestione di tali veicoli, il cui prezzo d’acquisto non è avvicinabile da tutti.
Per quanto riguarda le prestazioni, la scelta progressivamente più invasiva del legislatore UE ha castrato le performance motoristiche dei veicoli venduti sul territorio dell’Unione Europea, ed a risentirne maggiormente sono proprio le auto ibride di nuova generazione. Dei “polmoni”, si potrebbero definire, se rapportate alle automobili di solo pochi anni fa: rese più pesanti dalla componentistica aggiuntiva e con meno cavalleria per inquinare meno, la scelta sarebbe anche condivisibile se non incidesse così tanto sul costo finale, già gonfiato da dispositivi “di sicurezza” ormai resi obbligatori dal Parlamento Europeo ma che spesso vengono odiati e quanto possibile immediatamente disattivati dal consumatore finale.

 

 

In tutto questo, paradossalmente le mild hybrid sono ancora le auto più simili alle tradizionali motorizzazioni benzina o diesel; ingannano gli estremismi ecologisti con un la presenza di un motorino elettrico, ma dal punto di vista della guida rimangono ancorate al comportamento del motore a combustione e complessivamente costano meno delle full hybrid e delle full electric.
Che la loro esistenza (e la loro gestione legislativa) sia un controsenso forse interessa a pochi: in primis ai marchi automobilistici, colti alla sprovvista da un green deal UE che ha imposto una data per la decarbonizzazione completa, quella del 2035, che non sembra aver alle spalle alcuno studio macroeconomico né geopolitico.
Il problema è l’invasione di veicoli cinesi a basso costo che si verificherà nei prossimi anni; senza un occhio al costo dei veicoli elettrici, il mondo dell’automotive europeo rischia di sparire. Alla fine, il consumatore deve badare al suo portafoglio, non alle direttive UE.

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