Il caso Ceuta: la sopravvivenza dell’Europa a un bivio

Nemmeno i recenti accadimenti a Ceuta riescono a svegliare le coscienze di tutti gli europei: e anche chi si accorge del problema prende contromisure insufficienti.

 

 

È palese: viviamo in un periodo storico dove il mondo occidentale sembra essersi spento ed anelare l’autodistruzione. La parzialmente rientrata invasione di 70000 islamici, maschi ed in età mediamente giovane, sul tertitorio spagnolo avrebbe dovuto finalmente tappare la bocca a chi da vent’anni nega l’evidenza di un tentativo di colonizzazione forzato ai danni dell’Europa, e fornire lo spunto per implementare difese una volta per tutte radicali e determinate.
Eppure nulla di tutto questo sta succedendo.

Mentre si paventa una seconda ondata, ancora più massiccia ed organizzata, di maghrebini intenzionati ad entrare sul suolo europeo, non ci sono reali reazioni tangibili da parte dei principali governi europei (o tantomeno dell’Unione Europea). In Spagna il socialista Sanchez, idolo di quella sinistra italiana tanto radicale quanto priva di sostanza e di modelli di riferimento pragmatici, minimizza e fa finta di nulla; in Italia il governo sospende purtroppo solo temporaneamente il trattato di Schengen (e solo con la Spagna) “almeno fino al 15 agosto”; gli altri stati europei rimangono bene o male a guardare. Ed in tutto questo, l’Unione Europea resta nin quel suo mutismo e immobilismo che la contraddistingue da quando è diventata l’ente legislativo supremo del continente.

 

 

Si tratta di una situazione ridicola e insostenibile. Gli europei nemici degli europei continuano a permettere la nostra sostituzione culturale, religiosa e razziale come se fosse un fatto naturale (no, signori, non lo è), e chi dice di voler difendere le tradizioni si limita a fare un compitino che non ha programmazione né un obiettivo finale.
La realtà è che siamo sull’ultimo gradino prima di cadere nel vuoto.  Occorre assumere misure drastiche su tutto il territorio europeo oggi, non domani, e farlo senza pensarci due volte.

Occorre tornare indietro di almeno vent’anni sulle politiche continentali, sociali e giuridiche. Il trattato di Schengen, lo strumento per permettere il libero scambio di merci travestito da una libertà per il cittadino, va immediatamente eliminato: si tratta del modo in cui la merce cinese prodotta sfruttando i lavoratori e aggirando le costose normative UE arriva sul nostro territorio. Si tratta del modo in cui i malviventi sono liberi di muoversi da un Paese ad un altro senza alcun controllo, come lo sono i carichi di droga entrati nel territorio UE dalle sue frontiere colabrodo. Davvero farci controllare il passaporto è un problema? Davvero non siamo in grado di fare quello che il continente europeo ha fatto senza problemi fin dai tempi dell’antica Roma?

 

 

Poi c’è da respingere nelle nazioni d’origine gli immigrati irregolari. Finamola con il buonismo, col porgere l’altra guancia e le folli teorie dell’accoglienza e della tolleranza. A casa mia vieni se sei gradito, se hai già da lavorare e se porti un valore aggiunto. Stop. Non c’è altro: sbarcare sulle nostre coste senza essere in regola deve comportare una immediata detenzione a tempo indefinito fino al momento del rimpatrio. Ci sono degli evidenti costi correlati: si metta questa gente ai lavori forzati. Che si guadagnino la pagnotta e la brandina: di elemosina non se ne deve fare più.

E infine, il problema islamico: è una religione incompatibile con qualsiasi altra cultura e va messa fuori legge senza perdere ulteriore tempo. Abbiamo dimostrazioni quotidiane non solo di come questa gente intenda il vivere quotidiano, di come siano pronti a vivere di soprusi e di criminalità, ma anche di come discriminino le donne, della violenza che portano i loro figli, dei continui arresti per terrorismo legato alla loro religione, degli attentati più o meno riusciti, dei “cani sciolti” che matti non sono e che colpiscono a casaccio nel mucchio in qualsiasi punto del continente. Della Sharia che vogliono imporre.

Basta: ributtiamo questa gentaglia fuori da casa nostra. Che si stracci il passaporto di chi ha ottenuto la cittadinanza solo perché qui è nato o perchè è ormai presente da troppo tempo in Europa e si mandino immediatamente via tutte le persone che non hanno sposato degli europei (di sangue, non di importazione) e non abbiano un lavoro permanente.

Non ci sono mezzi termini e non ci sono mezze misure: si è raggiunto il limite, e se a questa situazione non si mette un fermo secco, duro e inamovibile, tra venti anni i bianchi cristiani saranno la minoranza perseguitata del continente europeo.

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