Si scrive Epstein, si legge malvagità. Una ragione valida per vedere questa docuserie su uno dei mostri reali di questo millennio.

A volte la vita supera l’arte, anche in peggio. Lo deve aver capito fin da subito la regista Lisa Bryant, che si lancia in un crudo racconto della vita dissoluta e perniciosa di Jeffrey Epstein, un personaggio a dir poco controverso. Per decenni è stato un nome dietro le quinte tra grandi personaggi della finanza e politici internazionali; un imprenditore di talento che ha saputo aiutare tante persone a salire sul tetto del mondo. Come direbbe il compianto Bruno Pizzul, “tutto molto bello” ma anche tutto molto falso: perché oltre ad una sconfinata disponibilità economica e le mani in pasta ovunque, è emerso uno scenario apocalittico di violenze sessuali, traffico di minori e altre nefandezze.
I quattro episodi di questa serie scoperchiano, testimonianza dopo testimonianza, l’orrore puro: ragazzine reclutate con le scuse più disparate e da ogni parte degli Stati Uniti finivano regolarmente abusate, drogate e prestate nei festini più esclusivi dei piani alti dell’Occidente. Innocenti adolescenti emotivamente sfigurate come uno scarabocchio su un quadro d’autore per il solo piacere di quest’uomo, che aveva creato vere e proprie oasi del male tra il ranch in Texas e l’isola privata ai Caraibi più nefasta di quella in cui fu mandato Phoenix a studiare da Cavaliere dello Zodiaco. Tra interviste e materiale di repertorio delle indagini dell’FBI, lo spettatore segue l’indagine dei federali con lo stesso stupore degli agenti quasi increduli della dimensione di questo scandalo.

Uno scandalo fatto anche di foto con Trump, Clinton e molti altri grandi della storia contemporanea che Epstein ha coinvolto (o ha provato a coinvolgere) nelle sue torbide ragnatele. Un po’ come quando c’è un incidente in strada e siamo tutti morbosamente curiosi di capire cos’è accaduto, è praticamente impossibile staccare gli occhi dal montaggio serrato e dal collage attualità/intrattenimento che la cineasta orchestra alla perfezione senza mai prendere posizione: ad ogni nuova (tremenda) accusa, comprovata da fatti e immagini, si riportano le dichiarazioni d’innocenza dei colpevoli. Abbiamo usato il plurale perché, oltre ad Epstein, c’è un’altra mente malata a tenere in piedi questo mondo, ed è la sua storica compagna Ghislaine Maxwell, in grado non solo di partecipare col partner alle orge ma addirittura di organizzarne in proprio (sempre con ragazzine) con teste coronate come il principe Andrea Windsor-Mountbatten, fratello di re Carlo III.
Si capisce quindi appieno il sotto-titolo soldi, potete e perversione, dove si fa labile il confine tra ciò che una psiche malata può sessualmente desiderare e realizzare e ciò che viene filmato e, quindi, usato a fini ricattatori per rendere sempre più saldo il legame tra Epstein e le sue vittime. Puff Daddy style!

In un prodotto audio-visivo di primissima qualità c’è una cosa che colpisce più di altro: le ragazze sono definite dalla regista delle sopravvissute, un po’ come un surfista dopo l’attacco di uno squalo. Ragazze bellissime nelle foto e nel materiale di repertorio dell’inchiesta e ormai esauste e sfatte nelle testimonianze di oggi.
Chi accusa il nostro paese di essere corrotto e colluso non avrà molto da dire di fronte a quel che è emerso e raccontato in questo titolo. Buon viaggio all’Inferno… il diavolo esiste.









