L’Incredibile Storia Dell’Isola Delle Rose

Questo film è una storia vera che non sembra vera ma oh, è vera! C’è da non capirci una fava e invece tutto fila liscio, piacevolmente liscio, in due ore di racconto pop nell’accezione di Andy Warhol e non certo dei Pooh!

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In questi giorni d’isolamento ozioso piovuto dal cielo secondo precisi ordini governativi, arriva su Netflix un film che ad un certo establishment fa sonore pernacchie (ma non a Conte!). In questo senso scintilla il nuovo lavoro di Sydney Sibilia. Sì, quel giovane regista vulcanico che abbiamo imparato ad amare con la trilogia di Smetto Quando Voglio e che ha suggellato un patto piacevolmente diabolico con Matteo Rovere per darci solo film belli. Fortunati noi e fortunato chi ha lavorato in questo lungometraggio dal cast alquanto interessante.

C’è l’Imperatore indie Elio Germano, che ormai fa della recitazione quel che vuole: piega a sé gli accenti di tutta Italia come se non stesse fingendo e plasma la sua faccia (che non dispiace affatto a tante persone) come fosse Mystica degli X-Men. Qua il figo non è figo: è un ingegnere alquanto nerd che costruisce macchine vere come stesse giocando coi Lego ma che non è in grado di rapportarsi a nessun essere umano senza scazzare (come lo capisco!), ancor più se si tratta di una ragazza portatrice sana di gnoccaggine.

 

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E proprio nei panni di suddetta gnocca c’è la rockstar Matilda De Angelis. Per capirci, la ragazza bolognese non investe tutto sull’avvenenza ma mostra anzi sui social foto struccata e con brufoli di ogni genere. A sembrare più umana non ci riesce lo stesso però, perché è troppo brava e bella; e in questo modo (bella e brava) vien fuori anche in questo film.

Plauso anche per l’outsider Maurizio Orlandini, che interpreta l’amico alcolista di Elio. Sempre gonfio di lambrusco come il miglior Andrea Roncato (sarà mica l’erede di Don Tonino?), rende reale un personaggio che sembra uscito dai libri di Brizzi. Bravo e molto geolocalizzato… anzi, “geolocaliSSato”.

 

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Un cast così non andava sprecato e Sibilia non l’ha fatto; ha anzi incastonato queste pietre preziose in “un film dal cuore ribelle basato su fatti reali”, e mai proclama fu più indovinato. Perché il fascino de L’Incredibile Storia Dell’Isola Delle Rose sta tutto in questo contrasto tra dolce surrealità e amara realtà; un pugno sul naso che ci sveglia dal torpore delle feste.

Nell’anno della contestazione studentesca, il famoso “sessantotto”, il giovane ingegnere Giorgio “Elio” Rosa decide di costruire un’isola al largo di Rimini, fuori dalle acque territoriali, e la proclama stato indipendente; un’isola d’acciaio dove le regole vanno in ferie.
Al suo fianco, in questo sogno erotico tutto giovanile, c’è un bel gruppetto di pazzi: il suo migliore amico (più dedito alla bottiglia che allo studio), un misterioso naufrago in cerca di un porto sicuro, un animatore delle notti romagnole, apolide ma dall’animo crucco, e una ventenne romantica ma un po’ tanto libertina (ma il figlio di chi è?) in cerca di lavoro; e poi, come detto, c’è Gabriella “Matilda”, la donna per cui l’ingegnerino arma tutto questo casino (la figa sposta intere nazioni, si sa). Embè? Embè, un posto senza regole accanto alle tante regole dell’Italia non piace all’ordine costituito; ed è da qui si sviluppa l’intreccio.

Il prezzo del biglietto (o più realisticamente del mese di abbonamento a Netflix) lo rimborsano due istrioni del cinema italiano, Luca Zingaretti e Fabrizio Bentivoglio (Il Capitale Umano, Italia-Germania 4-3, Una Sconfinata Giovinezza), che portano in scena la Prima Repubblica con due macchiette politiche da applauso. A chi si sono ispirati? Via al toto-scommessa.

Intanto vedere questo nuovo film di Sydney Sibilia è già una scommessa vinta. Una colorata commedia non-commedia con una colonna sonora anni sessanta… quindi bella. Viva il cinema italiano coraggioso e creativo.

 

L’Incredibile Storia Dell’Isola Delle Rose, 2020
Voto: 8