All’uscita dal lavoro, mentre si passeggia, durante la guida: la cronaca di ogni giorno racconta un Italia alla mercè di una folle efferatezza criminale.

Ha gioco facile il Governo a sciorinare numeri che danno in calo i reati legati alla microcriminalità; la realtà è che i cittadini non denunciano più (sbagliando), consci del fatto che ben pochi delinquenti verranno arrestati e praticamente nessuno di questi verrà perseguito.
Come sosteniamo da anni su queste pagine, il problema dell’Italia è un sistema di leggi che non prevedono il carcere per chi sia condannato penalmente a meno di quattro anni in unica sentenza; considerando che i reati legati al crimine di strada raramente raggiungono questa soglia massima di quattro anni e che non vengono calcolate né recidive né ulteriori condanne in corso, il risultato è che chi delinque viene sistematicamente liberato come se niente fosse.
L’avvicendarsi quotidiano di nuovi episodi di stupri, di efferate rapine, di persone uccise semplicemente per essersi trovate al posto sbagliato e nel momento sbagliato da parte di stranieri per la maggior parte senza titolo a restare sul nostro territorio e di qualche italiano riconosciuto sociopatico e pericoloso ma libero di circolare è semplicemente insopportabile.
Eppure il cittadino è stretto fra due mondi contrapposti e a loro modo altrettanto intollerabili. Da una parte abbiamo il mondo della sinistra, pronto a giustificare e minimizzare ogni reato commesso da chi in Italia ci è arrivato spesso senza diritto o da chi commette violenza politica “antifà”, e che usa in modo strumentale una magistratura compiacente nell’interpretare le norme affinchè i criminali vengano rimessi in libertà mentre contestualmente cittadini e operatori delle Forze dell’Ordine vengono messi sotto processo per presunti eccessi di difesa. Dall’altro abbiamo un Governo di centro-destra che all’inizio del suo quarto anno di vita incredibilmente non ha ancora messo mano al vero vulnus di tutta questa situazione: il cambio di passo su come sia necessario far scontare per intero e con certezza la pena comminata.
Come già detto in precedenza, la soluzione sarebbe pur semplice: azzerare qualsiasi limite minimo di pena per accedere al carcere ed eliminare le inefficaci (inutili? Ridicole?) misure alternative al carcere. Queste ultime non solo non hanno nessun potere deterrente ma aggiungono la beffa dell’aggiramento costante: che si tratti di fuga dai “centri di accoglienza”, di rimozione del braccialetto elettronico o di perizie psichiatriche di comodo, si tratta di mezzucci ideati da chi per qualche assurdo motivo non concepisce che ad un atto criminoso debba seguire una severa punizione e ampiamente sfruttati dai criminali per passarla fondamentalmente liscia.
Non c’è posto in carcere? Non c’è rieducazione? L’Unione Europea non è contenta? Pazienza. L’Italia è vittima di una violentissima ondata criminale e a mali estremi servono estremi rimedi. Il tempo delle chiacchiere è finito, ed il Governo Meloni DEVE prendere azione sulla questione.









