La Regina Degli Scacchi

Gli scacchi: un gioco lento e non alla portata di tutti. Riuscirà questa serie a stravolgere questo paradigma?

 

Gli scacchi: un gioco che non tutti possono apprezzare, lungo e complesso al punto da essere in contrapposizione con la nostra epoca, fatta di velocità e immediatezza. La Regina degli Scacchi è una miniserie autoconclusiva di sette puntate tratta dall’omonimo romanzo del 1983 di Walter Tevis. La serie è ambientata negli anni ’60 e narra la crescita della giovanissima Beth Harmon dal momento della perdita di sua madre, ed il conseguente trasferimento in orfanotrofio, fino alla sua ascesa nel mondo super competitivo e maschilista degli scacchi.

Tre sono le attrici che si alternano nell’interpretazione della nostra protagonista. Annabeth Kelly interpreta Beth a cinque anni; il suo sguardo e il suo stile recitativo mettono una certa soggezione e sicuramente ha un futuro nel campo dell’horror, ma in questa serie azzecca il personaggio interpretandolo in modo apatico e ferocemente determinato. Isla Johnston interpreta la giovane Beth, ed il suo compito è complesso: deve mantenere l’impostazione del personaggio distaccato e lontano dal resto degli adolescenti ma anche interpretare la giusta curiosità che il suo status di ragazza impone; un compito ingrato, ma che riesce spesso a gestire bene. Anya Taylor-Joy interpreta la giovane donna e scacchista affermata Beth Harmon; rispetto alle due attrici precedenti si denota subito il fascino di una performance di qualità, ed il personaggio sembra cucito su di lei. Indubbiamente l’attrice è affascinante e la sua aurea fatta d’indifferenza e superiorità la rende particolarmente seducente. La sua recitazione ha ancora i tratti precedenti, ma vengono esibiti solo in pubblico, mentre nel suo privato le barriere cadono lentamente dando a Beth una connotazione più umana e fallace. Il personaggio, dall’inizio alla fine del suo percorso, dà segni di geniale follia ma anche di squilibro mentale che sono ottimamente interpretati nei momenti chiave da tutte e tre le attrici.

 

 

La trama della serie si basa fortemente su tre fattori: la vita di Beth, gli scacchi e le dipendenze da tranquillanti prima, e alcool dopo. L’intreccio di questi fattori ci regalano momenti di grande impatto, sogni ed illusioni che si rincorrono immaginando una gigantesca scacchiera sul soffitto così da poter giocare e rigiocare intere partite nella mente. Una strana rappresentazione di una scacchista che preferisce la mente annebbiata piuttosto che quella lucida. Beth è una giocatrice molto intuitiva, il suo talento è innato, ma la possibilità di giocare a scacchi in orfanotrofio è scarsa, quindi è palese che la soluzione di simulare infinite partite nella propria mente divenga una via di fuga da una vita che non le piace. Fuggire dalla vita che non può controllare per immergersi nel mondo degli scacchi in cui le regole sono fissate e non lasciano sorprese garantisce a Beth una pace ed una tranquillità che non riesce ad ottenere in altro modo. Crescendo, la nostra protagonista s’immergerà sempre di più nel mondo degli scacchi e conoscerà altre persone molto dotate; con alcune avrà rapporti più intimi e profondi, altre invece verranno usate da Beth, come se fossero semplici pedine degli scacchi.

Ho affrontato la visione di quest’opera con una serie di dubbi: gli autori saranno stati capaci di unire in modo armonico la velocità degli eventi di una serie TV con la lentezza di una partita di scacchi? Saranno riusciti a spiegare quel minimo di regole per permettere allo spettatore di capire l’andamento di una partita? Saranno stati capaci di agevolare l’utente e non tediarlo con mille e mille situazioni da scacchisti? La risposta è stata sorprendente e allo stesso modo deludente. Per una questione meramente legata al tempo a disposizione, le partite sono sempre estremamente veloci, non ci sono grandi pause di riflessione tra una mossa e l’altra e questo non rappresenta minimamente il gioco degli scacchi, anzi oserei dire che inganna gli spettatori. All’inizio della serie viene data una piccola infarinatura sulle regole di base degli scacchi, proprio durante i primi approcci di Beth al gioco, e questo è sufficiente per condurre lo spettatore in una partita. Durante la serie si approfondisce qualche argomento, ma per lo più sono citate strategie e mosse famose quasi a voler dare importanza al gioco ma senza descriverne il vero funzionamento. Alla fine lo spettatore sarà solamente incuriosito senza però comprendere appieno com’è “il gambetto di donna” o “l’apertura del barbiere”. La gestione delle partite e del mondo degli scacchi è centrale, ma per non affaticare lo spettatore si trasforma in una grande vetrina riempita di curiosità ed aneddoti.

 

 

La serie funziona, è fluida e piacevole, le peripezie di Beth sono tutte da seguire e la sua emotività nascosta dietro l’espressione di ghiaccio mentre gioca a scacchi è fantastica. La serie vale la pena di essere divorata dal primo all’ultimo episodio. Non credo che ci sarà una seconda stagione, perché il libro si conclude proprio come la serie TV, ma questo è un bene, per non rovinare un lavoro davvero buono.

 

La Regina Degli Scacchi, 2020
Voto: 7.5