Le Città Di Pianura: la recensione

Otto David di Donatello per questo film! Citando la Regina dei Cuori di Alice nel Paese delle Meraviglie, qualche testa rotolerà per questo.

 

Le città di pianura recensione

 

Il nuovo lavoro di Francesco Sossai è stato osannato dalla critica ed ora riempie le sale di curiosi ma, come recita l’adagio popolare, la curiosità uccise il gatto e questa volta si tratta di una verità incontrovertibile.
Va bene citare Il Sorpasso di Dino Risi ma qua siamo al limite del plagio. Non ci credete? Un giovane studente d’architettura finisce a viaggiare per il Veneto insieme a due simpatici fannulloni il cui unico pensiero è sfondarsi d’alcol e cercare nuove emozioni estreme. Vi ricorda qualcosa? A parte il fatto che per coprire il ruolo che fu magistralmente di Vittorio Gassman qua ce ne vogliono due, la cosa davvero irritante è la scelta di andare a rubare un caposaldo del cinema italiano cercando di attualizzarlo con scarsi risultati.
La genialata dovrebbe essere che la storia questa volta è ambientata nel profondo nord-est italiano? Il colpo di classe sarebbe l’aver scoperto che Pierpaolo Capovilla, storica voce del Teatro Degli Orrori, è bravo anche come attore (e lo è)? Troppo poco per gridare al miracolo.

Il cinema d’autore in Italia boccheggia e va supportato, ma questo non significa dover ingollare qualsiasi polpettone indigesto che il sistema propone. Era già evidente con La Vita Va Così ma è davvero chiaro che riempire di premi un lungometraggio così mediocre può essere solo un’operazione decisa a tavolino. Sergio Romano può pure passare come vincitore nella categoria miglior attore per la sua interpretazione sopra le righe ma, se questo è davvero il miglior film ai David, stiamo messi male male male. La regia non è banale, lo riconosciamo, ma è lenta al limite dell’esaurimento nervoso, e la fotografia è eccessivamente scarna. Alcuni primissimi piani assomigliano più ad una visita dermatologica che ad un’inquadratura. Le musiche sono belle (e ci mancherebbe con Krano a bordo!) ma il filo narrativo è così surreale da non dare mai modo di immedesimarsi.

 

Le città di pianura recensione

 

Perché un ragazzo intelligente di vent’anni (quel Filippo Scotti di E’ Stata La Mano Di Dio) che vive la vita universitaria ed ha davanti a sé un futuro luminoso dovrebbe fidarsi di trascorrere una notte allucinante con due anziani avanzi di galera? Perfetti sconosciuti che puzzano d’alcol e strascicano le parole ti invitano a salire nella loro auto e tu ci vai serenamente. Quanta credibilità in questo film!

Se non vi bastasse tutto questo per risparmiarvi 98 minuti di tortura, mollerete del tutto il colpo scoprendo i profondi messaggi sociali che Sossai dissemina nel suo lavoro. La bellissima campagna veneta tutta zanzare e nebbia rischia di sparire per colpa di una brutta autostrada voluta dall’uomo cattivo. Il nostalgico fascino architettonico di città affondate nell’umidità e nell’oblio “a sei chilometri dalla vita” soccombe sotto le gru di nuove costruzioni vetro e cemento. I ricchi imprenditori del nord-est sono ignoranti perché chi fa i soldi non può avere studiato oltre la Terza Media.

 

Le città di pianura recensione

 

Le Città Di Pianura è un film brutto se visto con la voglia di essere intrattenuti ma ancor di più se visto con l’occhio di chi cerca qualità. Se tutto questo vale otto David di Donatello, ridateci Fratelli D’Italia dove Jerry Calà racconta il Veneto con molta più efficacia… in trasferta con la maiaolona!

 

Le Città Di Pianura, 2026
Voto: 4
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