Lo shooter a tema zombi di Valve domina la scena da oltre vent’anni; ci sono titoli in grado di sottrargli lo scettro?

A pensarci fa strano, ma Left 4 Dead 2 è in circolazione dal lontano 2009. Si tratta di 17 anni passati ad attraversare mappe, affrontare orde, evitare gli attacchi degli zombi speciali e cercare armi e munizioni con le quali proseguire la nostra avanzata fino all’estrazione finale. Che poi, a dirla tutta, Left 4 Dead 2 arrivò tra le critiche dei giocatori; il primo capitolo era uscito appena l’anno precedente, e dover ricomprare lo stesso gioco a prezzo pieno era un vero affronto.

In effetti la carrozzeria di L4D2 era la stessa di Left 4 Dead, vincente fin dal suo debutto: quattro superstiti, gestiti dai giocatori o dal computer, che dovevano farsi largo a suon di proiettili e bombe molotov in una massa di zombi che si frapponeva tra loro e la salvezza.
Visvamente i due giochi erano praticamente identici, a parte l’introduzione di un set di quattro nuovi personaggi (più “inclusivi” ma certamente molto meno carismatici), parecchie nuove armi e alcuni nuovi zombi speciali oggettivamente ben realizzati. La differenza sostanziale era l’introduzione di altre modalità, PvE o PvP, che arricchivano l’esperienza di gioco per andare incontro alle diverse tipologie di giocatori. In realtà sotto il cofano L4D2 aveva un codice rivisto, in grado di correggere i numerosi bug che affliggevano il primo Left 4 Dead; su tutti gli zombi che spuntavano dal nulla di fronte ai giocatori, o le orde che dopo un po’ non venivano più generate dal gioco.

Difficile però far accettare ai giocatori il fatto di dover ricomprarsi lo stesso titolo invece di offrirglielo gratis (come è per esempio successo per i remake di Bioshock) o almeno dietro un fortissimo sconto, visto che i problemi del primo gioco erano tutti legati ad una programmazione imperfetta.
Eppure Left 4 Dead 2 è subito diventato un best-seller, ed il suo stile di gioco frenetico lo ha immediatamente incoronato come uno dei titoli più importanti di sempre nel mondo dei videogiochi. Dal 2009 a oggi i tentativi di imitarlo e superarlo sono stati molteplici; qualcuno è riuscito nell’impresa?

Contagion (2013) può essere inteso come un Left 4 Dead 2 molto più ragionato. Seppur limitato nello scopo, dotato di un resa tecnica ridotta e con una velocità di gioco molto più lenta, Contagion riesce a farsi notare grazie alla costante penuria di armi e munizioni che contraddistingue l’esperienza di gioco. Al contrario di L4D2, nelle due modalità principali del gioco il numero di zombi per mappa è limitato ed è sempre lo stesso: qui è possibile ripulire completamente un livello, ma i rischi legati a questo obiettivo sono molto alti. In Contagion, infatti, gli zombi sono molto più coriacei, e centrare un colpo alla testa è tutt’altro che facile. Nemmeno il combattimento corpo a corpo è semplice; la poca ma realistica resistenza di cui siamo dotati ci impedisce di brandire armi pesanti per lungo tempo, e il rischio di portare un colpo a vuoto e renderci quindi vulnerabili è molto alto.
Contagion, che utilizza il motore Source esattamente come L4D2, ha una grafica sicuramente inferiore ed è uscito con bug anche importanti. Il gioco è stato recentemente ripreso in mano dagli sviluppatori e completato, eliminando la maggior parte dei problemi lasciati irrisolti per anni e che hanno contribuito alla poca diffusione del gioco.

Killing Floor 2, uscito nel 2016, (il primo capitolo è del 2009) ha tentato la sorte utilizzando uno stile decisamente meno realistico rispetto a L4D2 e puntando sugli effetti coreografici, sul caos generato dagli scontri a fuoco e sulle derivazioni tecno-biologiche che ricordano per certi versi la saga cinematografica di Resident Evil. Killing Floor 2 ripropone la formula coop ampliandola fino a sei giocatori, e punta molto sull’aspetto grafico molto sanguinolento; il risultato è qualcosa di volutamente eccessivo e grottesco, appagante per chi cerchi questo tipo di esperienza. Rispetto a L4D2, KF2 utilizza delle classi ben precise per ogni personaggio, ognuna con le proprie abilità speciali che permettono di fornire un senso di progressione e di crescita delle proprie capacità.

Back 4 Blood, uscito nel 2021, fa parte di quegli FPS di nuova concezione che puntano più sulla spettacolarità che sulla sostanza. Al tempo lo provammo in anteprima, restando piuttosto scettici sulla riuscita di un gioco che sembrava una brutta copia di Left 4 Dead 2; il tempo ci ha dato (come spesso succede…) ragione: B4B non ha fatto breccia nei cuori dei videogiocatori, mancando di dettaglio, anima e profondità. Sembra un titolo sviluppato più per il mondo console che per il mercato PC, proprio come per il più recente Starship Troopers: Extermination, e come tale realizzato con molta poca attenzione alla possibilità di realizzare mappe aggiuntive o semplicemente rendere credibile (per quanto si parli di zombi) l’esperienza di gioco.

Un tentativo analogo, sicuramente meglio riuscito, è quello di World War Z; uscito anch’esso nel 2021, il titolo di Saber Interactive unisce quelle dinamiche di combattimento tipiche dei giochi che si ispirano ai AAA alla The Division (impatto scenico, mosse che ricordano i vecchi picchiaduro, effetti al rallentatore) sacrificando un’esperienza di gioco pienamente appagante in nome del Dio dell’apparenza. Rispetto a B4B, però, WWZ riesce a generare sessioni di gioco più divertenti e coinvolgenti; anche se gli manca la semplicità e l’immediatezza di L4D2, l’effetto finale è che World War Z riesce a intrattenere i giocatori nonostante una certa farraginosità nel gameplay ed alcuni passaggi decisamente forzati e poco credibili. Rispetto ad altri titoli, qui giocare da soli con tre compagni gestiti dall’AI non è del tutto consigliabile; sono troppe le interazioni e le priorità che richiedono almeno due cervelli pensanti, e si rischia di trovarci di fronte a situazioni difficili da gestire in solitaria.
Altri titoli in tema zombi da menzionare sono Sniper Elite: Nazi Zombie Army, il vetusto No More Room In Hell e Dead Frontier II; titoli che a loro modo hanno lasciato un segno (soprattutto il grezzo ma gratuito No More Room In Hell), ma che per motivi diversi non sono minimamente riusciti a replicare il successo di L4D2.

Sono poi innumerevoli i giochi che devono molto alla formula di Left 4 Dead, anche se ambientazione o stile di gioco sono differenti. Ad esempio Warhammer: Vermintide 2 sembra in L4D2 trasposto nel mondo fantasy ideato da Games Workshop, dove al posto degli zombi ci sono moltitudini di Skaven (ratti umanoidi) e dove al posto di M16 o AK47 possiamo usare balestre e archibugi. Alien Swarm (2010) ed Helldivers (2015) condividono un’ambientazione fantascientifica ed una visuale isometrica, ma tengono inalterate le dinamiche legate ad un coop a 4 giocatori ed una massa inarrestabile di alieni che ci vengono scagliati contro. Helldivers 2 sposta la visuale in prima persona, ed è probabilmente quanto di più simile ci sia in campo fantascientifico a Left 4 Dead 2.
Anche titoli come GFTO e Borderlands devono molto a L4D2, rielaborandone la formula pur mantenendo inalterate le caratteristiche di tensione e collaborazione tipiche dell’FPS di Valve.

Ancora oggi, Left 4 Dead 2 vanta delle caratteristiche ineguagliate. Si parte con la varietà degli zombi presenti, dai loro movimenti, dal ragdoll che contempla anche l’esplosione di crani, il distacco degli arti o i buchi nello sterno (qualcosa di analogo, ma non altrettanto appagante, lo troviamo in Fallout 3 e Fallout 4). La realizzazione di nuove mappe richiede solo una discreta dose di pazienza, tanto che online gli scenari realizzati dagli utenti si contano nell’ordine delle svariate migliaia, così come sono decine di migliaia le customizzazioni dei personaggi, degli zombi speciali e delle armi.
Sebbene abbia un paio di asperità mai risolte (ad esempio il fatto che non sia possibile per i giocatori scaricare dal server la mappa al momento in gioco o la compenetrazione di alcuni cadaveri in porte, muri e soffitti), Left 4 Dead 2 è tutt’ora insuperabile grazie ad un gameplay frenetico, semplice ed efficace, adatto sia ai giocatori esperti che a chi si avvicini al genere per la prima volta. Se poi si aggiunge il fatto che il gioco è spesso in offerta a pochissimi euro, si capisce perchè ancora oggi L4D2 sia il titolo di riferimento tra gli FPS coop.









