L’evoluzione dell’elettronica nelle moto

Quando le moto erano maestre di vita.

 

 

Panta Rei ossia “tutto scorre”, pensiero attribuito ad Eraclito stava proprio a significare che l’universo è in continua evoluzione. A questo concetto non fa eccezione il mondo delle due ruote, che nell’arco degli ultimi 50 anni ha fatto un salto spaventoso in avanti, ma forse un po’ anche indietro: il progresso e la tecnologia hanno modificato profondamente le moto in questi ultimi decenni, rendendole più performanti, più belle ma soprattutto più sicure.

Innanzitutto, se ci sono aspetti comuni alle moto sia stradali che da competizione, ci sono anche delle differenze importanti quali ad esempio la versatilità delle nostre amate due ruote. Ma andiamo con ordine e vediamo quali aspetti sono comuni tra queste due categorie, appunto delle moto di serie e di quelle da competizione, che anch’esse si dividono tra derivate dalla grande produzione ed prototipi.

Uno dei primi aspetti è stata l’evoluzione dei materiali utilizzati e delle lavorazioni annesse: basti pensare che sì è passati dal quasi esclusivo uso di acciaio, alle leghe leggere di alluminio, che in virtù del loro ridotto peso specifico (un terzo a parità di volume) hanno consentito una riduzione del peso estremamente importante; alle materie plastiche presenti ormai ovunque, passando per le fibra di vetro, il titanio fino ad arrivare alla fibra di carbonio solo per citare i progressi più significativi.

 

 

Questo ha significato minor peso quindi maggiore guidabilità e maggiori prestazioni, ma anche grande durabilità e longevità oltre a minori costi di manutenzione; ciò nondimeno ha consentito la realizzazione di componenti che prima erano impensabili (pensate ad una carena di metallo) modificando profondamente non solo la funzionalità ma anche l’estetica stessa, facendo nascere addirittura nuove categorie di motoveicoli prima quasi inesistenti (gli scooter ad esempio) che ora invece imperversano soprattutto nelle affollate metropoli.

Le lavorazioni stesse poi di detti materiali hanno permesso un livello di precisione, di uniformità, di rendimento e quindi di prestazioni impensabili anche solo 30 anni fa, col risultato che la vita stessa ed il rendimento di una moto di produzione di serie potevano essere piuttosto diverse da un esemplare ad un altro; non a caso a quei tempi era a dir poco obbligatorio un rigorosissimo rodaggio del motore, perché gli accoppiamenti delle varie componenti differiva molto e la necessità di fare assestare, di far rodare appunto, soprattutto la parte termica era importantissimo per la durata di un motore.

L’innovazione sicuramente che più sta influendo sulle nostre amate due ruote è però l’elettronica: la fa da padrone in tantissimi aspetti, a partire dal motore, passando per la sua gestione, fino ad arrivare agli aiuti per chi guida. I primi aspetti forse più significativi sono stati l’iniezione del carburante e l’ABS, la strumentazione ed a quelli che ora si chiamano “driver’s aids”, ossia aiuti al pilota. Molte di queste innovazioni hanno incrementato in modo significativo la sicurezza e salvato molte vite. Questo è un bene per il quale va benissimo pagare un prezzo, riassumibile in tre elementi essenziali quali la perdita di spettacolarità nelle competizioni, la difficoltà di manutenzione casalinga e la quasi impossibilità di riparazioni di fortuna.

Per chiarire meglio il concetto si pensi ad una supersportiva di serie o una da competizione dei giorni nostri: frizioni antisaltellamento, controllo di trazione, controllo di impennata, cambi elettronici, launch control (che assiste la partenza da fermo); il risultato è sì una moto che non ti metti per cappello o ti lancia in aria al primo errore, ma che riesce a fare andare forte in molti o quasi tutti. L’esempio della partenza assistita è tra quelli più significativi: prima dovevi conoscere bene come e quando staccava la frizione (e fare attenzione a non cuocerla!), il regime giusto e la ripartizione dei pesi per non rischiare di sbatterti in terra pressoché da fermo; ora spingi un bottone, spalanchi la manetta del gas, molli la frizione e via, la moto parte con la migliore accelerazione possibile, pelando il terreno con l’anteriore ma senza mai staccarsi troppo.

 

 

La seconda innovazione che sta influenzando il mondo delle due ruote riguarda la manutenzione: in molti prima facevano, nel garage di casa, dal cambio dell’olio al carburatore smontato, alla semplice sostituzione delle pastiglie freno; ora si ha bisogno di molto più complesse attrezzature che in pochi si possono permettersi. Avete mai sentito di qualcuno che si è smontato gli iniettori perché aveva acqua nel carburante? Questa realtà sta facendo perdere relazione con la propria moto e sta generando un regresso enorme nella manualità soprattutto delle nuove generazioni, che di certo non si ritrovano più al box di qualcuno per montare il 19 al motorino dell’amico. Purtroppo ora la relazione e l’affezione che una volta quasi ti impedivano di vendere la tua moto sono limitate; consumiamo tutto in modo profondamente diverso rispetto a qualche decennio fa. Inoltre la sempre maggiore complessità delle moto e la mancanza dello “sporcarsi le mani” per manutentarle o modificarle ha reso quasi impossibile la riparazione di emergenza su strada: alzi la mano chi ha 50 anni e da ragazzo non è tornato dal mare tirando il filo del gas con la mano almeno una volta nella sua vita.

 

 

Le moto futuristiche ed avveniristiche di adesso sono sempre più fredde ed impersonali, più sicure e prestanti certo ma spesso asettiche: un paio di anni fa ho fatto un test ride con una tourer gettonatissima, tutti ne parlavano bene come la moto perfetta per il turismo a medio raggio ed un uso un po’ di tutti i giorni. Sceso dalla moto non potei che dire la stessa cosa: è vero, non puoi trovarle un difetto se non quello di non avermi mai fatto battere il cuore neanche per un minuto. Le moto hanno sempre meno anima, non hanno più odore ed il confronto con noi stessi è sempre meno presente perché la tecnologia fa di tutto per ridurre le difficoltà che puoi incontrare nell’usarla, quelle difficoltà che ti insegnavano a guidare e stimolavano la curiosità e la crescita personale.

Un viaggio non solo con la moto ma soprattutto con noi stessi.