In un momento storico dove una parte degli adolescenti sembra fuori controllo, la necessità di modificare alcuni caposaldi dei codici Civile e Penale sembrano evidenti.

Il concetto di maggiore età non è un’introduzione recente: già nell’antichità si distingueva fra adolescenti ed adulti, con normative precise nel codice legislativo dell’antica Roma. Col passare del tempo l’età per arrivare alla soglia del “mondo degli adulti” si è progressivamente spostata in avanti, seguendo l’evoluzione del periodo didattico e l’allungamento delle aspettative di vita, mantenendo però flessibilità e modularità che permettessero di gestire casi e situazioni in modo granluare.
Nell’Italia contemporanea, la linea di transizione fissata a 18 anni non è più sufficiente. Se per alcune casistiche questa è forse troppo bassa, di certo è troppo alta per quanto riguarda i reati civili e penali.
La progressiva distruzione dei valori etici e sociali voluti da un pensiero miope ed ideologico ha portato ad un giustificazionismo diffuso, ad un ribaltamento dei doveri educativi in ambito familiare e ad un nocivo allentamento delle misure punitive nei confronti di chi delinque. Una numero non trascurabile di adolescenti si comportano da veri criminali, mentre le leggi sono assolutamente inadeguate a contenere il loro ingiustificabile comportamento.
Le cronache riportano casi quotidiani di aggressioni, di accoltellamenti, di brutali attacchi anche a persone che legittimamente richiedono un comportamento civile a bande di ragazzini che, quando insieme, si ritengono impunibili. E forse effettivamente lo sono.
Nelle ultime settimane contiamo: in Toscana un quarantenne ucciso da ragazzi di origine rumena per aver chiesto di terminare comportamenti molesti; in Puglia un immigrato africano ucciso da ragazzi italiani alle 5 di mattina mentre andava a lavorare come bracciante agricolo probabilmente solo perchè scuro di pelle; a Milano un ragazzo di origine equadoriana accoltellato a morte probabilmente da un undicenne durante una rissa tra sudamericani; e una infinita sequela di aggressioni compiute da figli di arabi e maghrebini nei confronti di italiani più o meno giovani.
È ora di cambiare registro. Come più volte detto, se da un alto l’immigrazione incontrollata non poteva portare altro che questi fenomeni di violenza (evidentemente i benpensanti nostrani non hanno mai voluto imparare nulla dagli esempi decennali di Inghilterra e Francia), dall’altro l’unica soluzione ad una incontrollabile ondata di crimini sono l’inasprimento delle leggi e la giusta repressione dei tali fenomeni, da applicare congiuntamente.
I ragazzi di oggi non sono più quelli del secolo scorso, o tantomeno di quello precedente. Oggi da una parte sono bombardati di messaggi controversi, che esaltano i criminali, dileggiano i tutori delle Forze Dell’Ordine, che tendono ad azzerare il rispetto verso le persone più grandi e verso le proprietà altrui e comuni. L’uso diffuso di alcool e droghe è più che sdoganato: è addirittura normalizzato da genitori incapaci di esser tali e che hanno abdicato al loro ruolo educativo perchè, diciamolo, è più semplice lasciare un figlio davanti a un telefonino che insegnar loro il buon vivere.
E poi ci sono i social, strumenti nati per catturare le persone e che sugli adolescenti hanno un’attrazione incredibile: sono l’essenza del vuoto e dell’effimero che però è in grado di permeare e saturare l’animo di quella fascia d’età che ha sempre avuto i suoi problemi ma che era indubbiamente un tempo più sana e capace di reagire. Oggi i ragazzi sono persi dietro uno schermo, ed anche qui l’educazione a vivere da parte dei genitori sembra assente.
Il risultato è quello che vediamo, e non si può tollerare questa situazione perchè “bisogna capirli”. No, assolutamente no: uno Stato vivo deve tutelare sé stesso ed i cittadini perbene, ed al contempo impedire che questi atteggiamenti possano (come sta già succedendo palesemente) generare comportamenti emulativi.
Che si abbassi quindi la soglia per il carcere, anche a 12 anni; che si puniscano i crimini per quel che si deve, e non per l’età di chi li commette.
La si smetta di pensare unicamente a comunità di recupero o a misure alternative che non hanno alcun effetto, se non quello di rafforzare la sicurezza dell’impunità in chi si comporta in modo antisociale. Che ci sia il carcere, quello vero; che arrivi la punizione, non il buffetto sulle guance. La redenzione e il ritorno sulla retta via è una cosa che nasce da dentro; ma senza spauracchio e senza dolore non c’è modo di far capire che no, certi comportamenti sono sono tollerabili.
Davvero si pensa che questa feccia sia recuperabile o che “guarisca” spontanamente? Se questo è il credo comune, siamo davvero il Paese degli imbecilli.









