Dalla Corea arriva l’ennesima serie a tema zombi: vale la pena dargli una chance o è la solita mezza porcheria?

Nel mondo della cinematografia sta avvenendo un piccolo ma rapido cambiamento, influenzato anche dall’avvento delle piattaforme di streaming. Grazie a film particolari come Castaway On The Moon o serie di forte impatto come Squid Game, ci si è resi conto che la Corea Del Sud è un terreno fertile per le produzioni cinematografiche, usufruibili sia da un pubblico asiatico che da uno occidentale grazie alla cultura locale che fa da ponte tra i due mondi.
Non Siamo Più Vivi è un prodotto televisivo che sembra costruito apposta per strizzare l’occhio ai due mondi, ma anche per accontentare sia gli adolescenti che gli amanti dell’horror; il tutto con uno strano posizionamento a metà fra una storia dozzinale ed un approccio sorprendentemente delicato.

La trama vede un’infezione dare vita ad un apocalisse zombi, e partire da un liceo di una cittadina coreana; le vicende si incentrano sul tentativo di un gruppo di studenti di sopravvivere agli affamati ex-compagni di scuola che ora vogliono azzannarli, ma anche sui genitori di alcuni di loro.
L’evoluzione del racconto parte bene, con uno spunto molto interessante sulla causa dell’infezione (sulla quale va concessa la regola del “vale tutto”). Inizialmente le scene di vita quotidiana sono ben rappresentate, fornendo un credibile panorama umano dei protagonisti e di chi gira loro intorno, e quelle d’azione sono altrettanto valide.

Proseguendo nella visione però, si nota uno scadimento della qualità e della sceneggiatura; alcune decisioni prese per sopravvivere sono geniali, altre sono assurde e prive di senso, ma tutte portano i protagonisti a continuare per il meglio la loro avventura. Ci sono alcuni passaggi piuttosto stereotipati, ed altri dove i personaggi sembrano agire non per quello che dovrebbe dire il loro animo ma perchè così è il copione. Quello che invece colpisce è la meravigliosa recitazione delle persone zombizzate, sia durante la loro trasformazione che nei momenti di “tranquillità”, e alcune realizzazioni sanguinolente (che fanno a botte con le macchie di sangue sui vestiti dei protagonisti, assolutamente imbarazzanti).

In Non Siamo Più Vivi, i colpi di scena avvengono senz’altro, e per una volta non sono telefonati: ci si sorprende a vedere come piano piano la pattuglia dei sopravvissuti si assottigli. Con diversi di loro si riesce peraltro ad entrare in empatia; e questo ci accompagna all’aspetto migliore della serie coreana.
L’aspetto umano in Non Siamo Più Vivi è probabilmente il fulcro nascosto della vicenda. Dalla ragione alla base dell’infezione zombi alle pieghe comportamentali dei protagonisti, raccontate in modo quasi sempre sussurrato, ci rendiamo conto che almeno per buona parte del racconto l’attenzione all’interiorità è molto elevata.
Se è vero che ci troviamo di fronte ad un “teen drama”, abilmente confezionato ad arte come la quarta stagione di Boris ci ha magistralmente ed ineccepibilmente spiegato, è altrettanto vero che vengono affrontati temi per una volta non ideologici ma pratici, sensati e attinenti alla realtà giovanile.

Purtroppo, più si va avanti nella visione dei 12 episodi della prima e per ora unica stagione, più ci si imbatte in situazioni poco credibili, in scene d’azione assolutamente irrealistiche ed in reazioni e comportamenti assolutamente artefatti; ne sono due esempi fra tanti il prendersi una pallottola di striscio, nuotare per chilometri e sacrificarsi immediatamente per gli altri pur avendo altre soluzioni o il fatto che al morso degli zombi non ci sia mai una reazione di dolore o di terrore degli assaliti. Inconcepibile.
La stessa recitazione dei protagonisti è in determinati casi rivedibile; al di là della mancanza di espressività dei più, cosa probabilmente più culturale che altro, si nota una certa forzatura stereotipata che non aiuta a convincere lo spettatore.

Non Siamo Più Vivi possiede quindi un dualismo accentuato, che lascia spiazzati ed interdetti. Certi momenti sono delicati ed addirittura toccanti; altri sono superficiali e costruiti al limite del fastidioso. Il finale aperto lascia pensare ad una seconda stagione (sulla cui realizzazione rimane l’ombra del dubbio), ma la paura, visto l’andazzo, e che si possa perdere per strada quanto di buono proposto per scegliere la strada più semplice dell’azione pura; che in questo caso non è certo di buon livello.









