Nutmeg! – la recensione

Per quanto dotato di buone intuizioni, il manageriale deck-builder di calcio di Sumo Digital è probabilmente riservato ad una nicchia di giocatori.

 

 

Il settore dei videogiochi manageriali di calcio ha percorso una strana parabola: dai semplici ma completi e rapidi titoli che hanno spadroneggiato negli anni ’90 e primi anni 2000 (ne abbiamo parlato in uno speciale uscito lo scorso anno), siamo passati a videogiochi sempre più complessi e farraginosi che per quanto dettagliati hanno tolto il piacere dell’immediatezza e la possibilità di completare rapidamente una stagione dopo l’altra.
Qualche anno fa è uscito Football Tactics & Glory, che incensammo per il gameplay ma che ha poi subito delle pratiche scorrette da parte degli sviluppatori (rimuovere del contenuto già rilasciato per inserirlo in DLC a pagamento non è proprio il massimo), mentre la serie Football Club Management è piagata da acquisti in gioco che non dovrebbero aver ragione di esistere.
Oggi arriva un altro titolo semplice e che per fortuna almeno per adesso non è soggetto a manovre poco pulite da parte degli sviluppatori.

 

 

Nutmeg! – A Nostalgic Deck Building Football Manager, questo il nome completo del videogioco sviluppato da Sumo Digital, mira evidentemente a due elementi: la nostalgia del titolo e un minimalismo complessivo.
La nostalgia è palese fin dal primo contatto col gioco: veniamo messi di fronte ad un’interfaccia che chi ha vissuto negli anni ’80 ricorderà bene, e che oggettivamente è ottimamente e fedelmente riprodotta nel gioco; similarmente accade per quanto riguarda il Televideo, unico vero strumento a nostra disposizione per vedere la classifica del campionato (quello inglese è l’unico disponibile).

 

 

 

E poi c’è il minimalismo: in Nutmeg! tutto è semplice e basilare, ma non necessariamente spartano. I nostri giocatori hanno pochi valori di riferimento: fondamentalmente il ruolo preferito e il valore quando messi in attacco, difesa, centrocampo e in porta (oltre alla resistenza). Dal punto di vista contrattuale non esistono scadenze da gestire, e non esistono regole particolari sull’apertura o chiusura del mercato o limitazioni particolari sui giocatori. Esiste la sezione dedicata allo staff tecnico, che permette di migliorare le capacità di allenamento o economiche della squadra, e una sezione dedicata allo sviluppare le capacità speciali che solo pochi giocatori possiedono.

 

 

Il concetto originale del gioco prevede che il giocatore possa direzionare una sola delle cinque partite previste ogni mese, anche se l’opzione “maratona” permette di giocare direttamente tutte le partite che vogliamo. Sul perché di questa strana scelta torneremo fra poco.

Nutmeg! ruota il suo gameplay intorno a partite giocate con un mazzo di carte invece che con il controllo diretto dei giocatori in stile gioco da tavolo o limitandosi a guardare le azioni. Il cuore del gioco si sviluppa infatti grazie alla letterale apertura di bustine di carte (come quelle delle figurine) che ci consentono di indirizzare l’andamento delle azioni; possiamo poi combinare queste carte per creare carte più potenti, ma una volta giocate non torneranno più nella nostra mano, e meno carte a disposizione significa avere meno opzioni durante la partita.
Ad ogni passo successivo possiamo giocare (avendone) una carta corrispondente per incrementare la percentuale che l’azione prosegua con l’opzione a noi più favorevole (ce ne sono sempre tre: una a favore nostro, una per l’avversario e una neutrale). Ripetendo questo schema e sperando nella Dea della fortuna, prima o poi potremo forse segnare e portare a casa il risultato.

 

 

Lo svolgimento della partita non è così entusiasmante come dovrebbe essere. Nutmeg! propone uno schema che sicuramente ricorda moltissimo i giochi di carte, ma è poco chiaro se il nostro avversario (il computer: il gioco è rigorosamente single player) giochi a sua volta delle carte per influenzare le percentuali che danno un’idea di quello che potrebbe accadere. Alla fine la sensazione è che si tratti puramente di fortuna e non ci sia veramente un modo per applicare una propria eventuale bravura al gioco.
Ecco quindi che giocare tutte le partite risulti alla lunga probabilmente noioso se non tedioso; ma è anche evidente che lasciare che Nutmeg! risolva da solo le partite automatizzate significa vedere più frequentemente del necessario dei risultati non in linea con le aspettative. Se queste sono le premesse, il risultato non può essere dei migliori (anche se il modo di svolgere la partita, presa singolarmente, fila di per sé molto bene).

 

 

C’è poi un altro aspetto di Nutmeg! che convince molto poco: la mancata trasparenza delle informazioni. Il tutorial ci permette senza dubbio di giocare e di comprendere le dinamiche principali, ma tutta una serie di elementi a schermo nascondono un funzionamento che si comprende solo giocando un bel po’, o che purtroppo si riesce solo a intuire. Nutmeg! è assolutamente carente sotto questo punto di vista, e sebbene non si tratti di informazioni critiche, sono comunque importanti considerando l’aspetto gestionale del gioco.
Infine, una scomodità legata ad allenamento e partita: visto che i posti assegnabili per il miglioramento delle abilità dei nostri giocatori sono molto pochi, l’eccessiva frequenza degli infortuni e l’assenza di notifiche in merito rende necessario un fastidioso passaggio tra schermate diverse che non ha proprio ragion d’essere in un titolo semplice come Nutmeg!. L’interfaccia, per quanto graficamente deliziosa e che ricorda veramente il mondo della metà degli anni ’80 (stupende le notizie che appaiono nel Televideo), poteva essere resa sicuramente più funzionale alle necessità sia di chi voglia semplicemente impostare una formazione generica e lasciare che, più o meno, il gioco vada avanti da solo, sia di chi volesse maggior controllo.

 

 

Nutmeg! non è un titolo da bocciare, ma così com’è difficilmente può far presa su videogiocatori che non cerchino proprio questo tipo di esperienza. Il rischio di percepire una certa ripetitività e una confusione generalizzata è presente, e la possibilità che dopo una prima fase di studio e di comprensione il giocatore si disamori e si allontani da un videogioco è forte. Con qualche accortezza in più, Nutmeg! avrebbe sicuramente avuto diverse frecce in più al suo arco.

 

Nutmeg!, 2026
Voto: 6
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