Riff Raff: la recensione

Pur essendo uno dei film più politici di Ken Loach, Riff Raff si lascia vedere anche senza svettare nella denuncia sociale o nella trama.

 

 

Riff Raff è un termine inglese che sta a significare gentaccia, feccia, poco di buono. E con tono provocatorio Ken Loach utilizza il doppio vocabolo per indicare i lavoratori squattrinati che di Riff Raff sono i protagonisti.

Ci troviamo a Londra agli inizi degli anni ’90, quando le tensioni sociali stavano raggiungendo il picco: dagli scontri politici dei movimenti laburisti e di sinistra contro le decisioni dei conservatori (allora era al governo Margaret Thatcher, spesso additata come politico nefasto nelle pellicole che raccontano questo periodo, e come in Riff Raff) a quelli puramente sociali che videro negli hooligans e negli skinhead il loro apice.

Il film ruota intorno ad un breve periodo di vita di uno di questi lavoratori, interpretato da Robert Carlyle, che ottiene un lavoro in uno dei numerosi cantieri edili che in quegli anni punteggiavano un’Inghilterra in piena crisi occupazionale ed alle prese con il ricollocamento dei minatori di carbone (come visto nello stupendo Grazie Signora Thatcher). Accanto a lui ci sono tanti altri operai che tentano semplicemente di sbarcare il lunario, fra espedienti e scorciatoie che non sempre riescono.

 

 

Riff Raff mette in luce la crisi lavorativa di quegli anni, ma anche le condizioni lavorative in cui spesso gli operai si trovavano a dover lavorare; una situazione per certi versi simile a quella vissuta in Italia oggigiorno, dove purtroppo le morti sul lavoro stanno aumentando per colpa della poca attenzione sulle norme antinfortunistiche (colposamente o dolosamente) e per i pochi controlli.

Come ovvio che sia in un film dello schieratissimo Ken Loach, molti passaggi della pellicola sono fortemente politicizzati, con atteggiamenti dei capocantieri o della classe borghese esageratamente accentuati, forzati o ridicolizzati, e non nascondendo la discutibile voglia di ridurre tutto ad una generica lotta di classe, nel più radicale stile dei comunisti dell’epoca. Prendendo con le debite distanze quanto affermato da Ken Loach tramite le voci dei suoi personaggi è però possibile apprezzare il film come testimonianza e spaccato di una certa situazione sociale dell’epoca, anche perchè fortunatamente non si scade quasi mai nell’ipocrita o nell’eccessivamente ideologico.

 

 

La regia e la fotografia vanno di pari passo nel proporre uno stile molto spartano altamente in voga in quegli anni e fin troppo sottovalutato, dove l’assenza di musiche di accompagnamento permettono allo spettatore di entrare appieno nel girato; è pur vero che la presenza di stacchi di sequenza molto bruschi risvegliano dalla sospensione dell’incredulità. Il taglio è molto grezzo in modo voluto, cosa che diventerà un marchio di fabbrica in molte delle pellicole di Ken Loach (come ad esempio in Paul, Mick E Gli Altri, film molto simile a Riff Raff).

Il comparto attoriale non è molto incisivo; a parte il già citato Robert Carlyle, alla sua seconda apparizione sullo schermo e che ritroveremo poi in pellicole di rilievo come Trainspotting, Full Monty, The Beach, Jimmy Grimble, Eragon e 28 Settimane Dopo, c’è poco altro: la non eccesla Emer McCourt e uno degli attori feticcio di Ken Loach, Ricky Tomlinson (non a caso il più vocale in fatto di politica all’interno del film) sono quelli che ci si ricorda maggiormente nell’anonimità generale.

 

 

Riff Raff è una pellicola che probabilmente merita di essere vista almeno una volta perchè può aiutare a contestualizzare un periodo storico i cui effetti possono essere visibili ancora oggi, ma non aspettatevi un capolavoro: insieme a Ratcatcher e ad altri film inglesi di quel periodo fa parte di quella cinematografia di nicchia tutt’altro che capace di restare nella storia.

 

Riff Raff, 1991
Voto: 6.5
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