Roma contro Veio: origini di un conflitto secolare

Prima di Cartagine e dei Galli, Roma dovette affrontare un nemico ben più vicino: Veio, la potente città etrusca oltre il Tevere.

 

 

Quando si pensa alle grandi rivalità dell’antichità, la mente non può che correre agli straordinari conflitti tra Roma e Cartagine, o alla lunghissima contesa tra Grecia e Persia. Eppure, nei primi secoli della storia romana, nessun nemico fu più temuto, più ostinato e più pericoloso della città etrusca di Veio. Per quasi quattro secoli, infatti, le due città si affrontarono in una lunga sequenza di guerre, tregue fragili e nuove ostilità, in uno scontro che non fu solo militare ma esistenziale: la prosperità dell’una implicava inevitabilmente la rovina dell’altra.

Veio vantava origini antichissime, tanto che i primi nuclei abitativi di capanne dovevano già essere presenti tra l’età del Bronzo e la successiva fase villanoviana (1000-800 a.C.). Posta su un altopiano naturalmente fortificato e lambita dal fiume Cremera, il crescente insediamento godeva di una posizione a dir poco strategica: dall’alto delle mura realizzate in blocchi di tufo dominava un ampio territorio sulla riva destra del Tevere, controllando gli attraversamenti del fiume e, soprattutto, le preziose saline alla sua foce. Quelle saline, note come Campus Salinarum, non erano un semplice giacimento di sale: costituivano una risorsa vitale per l’alimentazione di uomini e animali e per la conservazione dei cibi. Chi controllava il sale controllava il commercio, e chi controllava il commercio deteneva la ricchezza. Col tempo, grazie al crescente sviluppo economico dovuto al dominio sul basso corso del Tevere e allo sfruttamento delle saline, Veio si trasformò in un vero centro urbano. Le sue mura possenti, le case in muratura, i santuari decorati da splendide terrecotte testimoniavano la potenza di una città che gli storici antichi chiamavano Veii e che gli Etruschi stessi denominavano Vei.

A soli sedici chilometri più a sud-est, troviamo Roma.
Roma, sorta come federazione di villaggi sui sette colli (o fondata, secondo la tradizione, da Romolo nel 753 a.C.) si trovava invece sulla sponda sinistra del Tevere. Il fiume segnava il confine naturale tra il territorio etrusco e quello delle popolazioni latine, tanto che i Latini chiamavano la riva opposta litus Tuscus, “la sponda etrusca”, o ripa Veiens, “la riva veiente”. Ma il Tevere era anche la principale via di traffico dal mare verso l’interno, il miglior collegamento commerciale della regione. Roma, crescendo rapidamente, si inserì tra Veio e il mare, finendo per controllare le saline e le vie d’accesso. Per la città etrusca, questa nuova potenza latina rappresentava una minaccia diretta alla propria prosperità.

 

 

Le fonti antiche – Tito Livio, Dionigi di Alicarnasso, Plutarco-  fanno risalire i primi conflitti tra Roma e Veio ai tempi mitici di Romolo. Secondo la tradizione, fu Veio a iniziare le ostilità, reclamando la città di Fidene dopo che questa era stata conquistata dai Romani. Fidene, situata a soli nove chilometri dal Campidoglio lungo la via Salaria, era una propaggine meridionale del dominio veiente: controllava l’accesso verso la Sabina e verso l’Etruria. La guerra, dopo fasi alterne e tre battaglie, si concluse con una vittoria romana e con una tregua che la tradizione vuole lunga cento anni. Veio dovette cedere a Roma i territori dei Septem pagi – i “sette villaggi” che dominavano la zona a ovest dell’isola Tiberina – e, soprattutto, le saline sulla riva destra del Tevere. Questi patti, incisi su una stele secondo Dionigi di Alicarnasso, sancirono formalmente un equilibrio che, tuttavia, si sarebbe presto incrinato.

Durante il regno di Tullo Ostilio, terzo re di Roma, le tensioni si riaccesero: il sovrano combatté e sconfisse i Veienti e i loro alleati Fidenati. Anche il suo successore, Anco Marzio, non risparmiò Veio: le sottrasse la Selva Mesia, ampliando ulteriormente il controllo romano sul territorio.
Con l’avvento dei re etruschi a Roma, la situazione si fece più complessa e ambigua. Tarquinio Prisco, primo sovrano etrusco dell’Urbe, regnò dal 616 al 578 a.C. Tarquinio introdusse a Roma usanze e simboli propri del mondo etrusco: le insegne regali, il trionfo sulla quadriga dorata, i ludi pubblici ma, nonostante le comuni radici culturali, non risparmiò i Veienti: secondo le fonti, li sconfisse duramente, affiancato da truppe provenienti da altre città etrusche. Anche Servio Tullio, sesto re di Roma e secondo sovrano etrusco, si scontrò con Veio, sostenuta da Caere e Tarquinia. Il suo lungo regno, tra il 578 e il 534 a.C, fu segnato da profonde riforme interne quali la divisione della popolazione in classi censitarie, l’ampliamento del pomerio, la creazione delle tribù, ma anche da continue campagne contro i vicini etruschi.

Quando infine Tarquinio il Superbo, ultimo re di Roma, fu cacciato nel 509 a.C, cercò aiuto proprio presso gli Etruschi. Tarquiniesi e Veienti accorsero in suo favore, ma furono duramente sconfitti. I Fasti di Roma ricordano un trionfo sui Veienti e sui Tarquiniesi da parte del console Publio Valerio Publicola proprio in quell’anno. Con la fine della monarchia e la nascita della Repubblica, il conflitto tra Roma e Veio entrò in una nuova e devastante fase.

Quella tra Roma e Veio non fu mai una guerra del tutto convenzionale, con grandi battaglie campali e rapide decisioni. Fu piuttosto una guerra di logoramento, fatta di saccheggi, incursioni e razzie nei territori di confine. Le motivazioni erano chiare: economiche prima ancora che politiche: il controllo del Tevere, delle saline e delle vie commerciali significava ricchezza o povertà, espansione o declino. Le due città non potevano coesistere pacificamente: erano troppo vicine, troppo rivali, troppo affamate delle stesse risorse.
Veio poteva contare sulla solidità delle proprie mura, sull’alleanza con città vicine come Capena, Falerii e Fidene, e sulla ricchezza accumulata nei secoli. Roma, invece, cresceva rapidamente in popolazione e ambizioni, spinta da una necessità di allargarsi che sembrava inarrestabile. Gli storici antichi parlano di quattordici guerre tra le due città nell’arco di circa tre secoli: un ritmo impressionante, che testimonia quanto profondo fosse l’antagonismo.
Nel 482 a.C, dopo la caduta della monarchia, i Veienti ripresero le armi contro Roma con l’appoggio di altre città etrusche. La guerra si protrasse per anni con alterne fortune, fino a giungere a uno degli episodi più drammatici e celebri di tutta la loro rivalità: la battaglia del Cremera, nel 477 a.C. e che racconteremo nel seguito di questo articolo.

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