Species Unknown: prime impressioni

Il cooperativo fantascientifico unisce ansia e pochissime speranze di farcela: nella sua efficace semplicità, si rivela tutt’altro che facile.

 

 

Da qualche anno, i nostri monitor sono invasi da titoli dove lavorare di squadra è la chiave per il successo; Species Unknown si unisce a questo filone, e lo fa discretamente bene.

Le nostre prime impressioni sul gioco di WanaDevStudio sono senz’altro positive, nonostante o per via del fatto che la nostra vita all’interno del mondo di gioco sia stata sempre precaria nelle nostre sessioni di prova.
Species Unknown ci mette nei panni di una squadra di esploratori spaziali (seguendo l’ormai rodatissima formula della lobby fino a quattro giocatori) chiamati a compiere missioni di raccolta, identificazione o eliminazione all’interno di luoghi claustrofobici e spesso bui.

 

 

Species Unknown presenta una formula dove la morte dei giocatori fa parte integrante dell’esperienza di gioco, tanto che la squadra ha a disposizione un numero di respawn e può abilitare dei cilindri di reincarnazione (sullo stile di Bioshock) per poter riapparire in punti diversi sulla mappa.

Il gameplay, di per sé molto semplice e lineare (trova tesserini-apri porte-raccogli oggetti o combatti i nemici) è arricchito da mostri davvero brutali e in diversi casi anche genuinamente spaventosi. Il punto di forza di Species Unknown sta proprio nel connubio tra il mostro di turno, del quale inizialmente non conosciamo la natura, l’esplorazione di luoghi tenebrosi e macabri, la contezza della nostra fragilità e la presenza oppressiva di un antagonista che può apparire in qualsiasi momento e farci la pelle.

 

 

Species Unknown è da poco disponibile in early access ed è già una buona opzione per chi cerchi un’esperienza non facile; forse potrebbe beneficiare, oltre che delle ovvie ulteriori mappe, missioni e mostri, di una granularità nel definire i parametri di complessità ad inizio partita, così da permettere di appassionarsi al gioco sia a chi abbia meno sangue freddo (magari abbassando drasticamente le ricompense in denaro recuperabili in mappa e dopo l’esecuzione della missione) sia a chi cerchi sfide estreme, ancora più difficili.

Ad ogni modo Species Unknown è un titolo già oggi molto valido, adatto ad essere giocato sia in gruppo che, tutto sommato, anche da solo (ma qui la difficoltà si alza parecchio).

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