Oltre alla grafica ed all’interfaccia che ricordano i titoli degli anni ’90, The Case Of The Golden Idol cattura anche per il gameplay solido.

Ammettiamo la nostra colpa: di The Case Of The Golden Idol avremmo dovuto parlare già da tempo. Il titolo di Color Gray Games è stato infatti in paziente attesa nella nostra coda per almeno un paio di settimane prima di riuscire a farsi largo sgomitando nella nostra coda di giochi da testare; e totale è stato il nostro stupore quando è riuscito a catturarci completamente in appena una decina di minuti.

The Case Of The Golden Idol è un gioco di deduzione dal gameplay molto semplice ma al tempo stesso estremamente efficace: ci vengono presentate delle schermate più o meno statiche dove potremo interagire con lo scenario, cercando di ricostruire una situazione dagli indizi che ci vengono presentati. Cliccando sulle componenti attive (che possiamo scegliere essere immediatamente evidenziate o lasciate nascoste per rendere più ardua la sfida) possiamo trasferire l’indizio in uno schema studiato apposta per darci un indirizzo: dobbiamo infatti collocare nel giusto ordine le parole, alcune delle quali superflue alla risoluzione del caso, all’interno di frasi sempre più complesse, delle quali capiamo immediatamente il senso ma nella quale vanno inseriti i protagonisti e le azioni che hanno compiuto.

Le azioni da compiere sono quindi molto semplici, ma non lo è altrettanto il trovare la soluzione dei vari casi: il gioco propone un livello di sfida non indifferente, e occorre spremere per bene le meningi per cogliere i vari nessi tra i frammenti di indizi che dobbiamo mettere insieme. Infatti non ci si limita a trovare i concetti da inserire negli schemi, ma occorre associare nomi e volti, ricostruire situazioni ed accadimenti, e per farlo non sempre le cose risultano immediate.
Progredendo nei dodici casi previsti dal gioco (dodici scenette, in realtà), la difficoltà aumenta costantemente, visto che vengono inserite un numero sempre maggiore di variabili da scovare e tenere a mente.

Sebbene The Case Of The Golden Idol non abbia dei livelli di difficoltà configurabili, è possibile come detto attivare degli aiuti a schermo che consentono di identificare immediatamente i punti con cui è possibile interagire. Il mio consiglio però è di tenere disabilitata questa opzione per rendere interessante il lavoro di ricerca; in un paio di casi infatti non sono riuscito a procedere fino a che non ho trovato quell’oggetto che non vedevo ma che era in bella mostra sul monitor.
Ma per chi proprio non ce la fa è anche previsto un sistema di suggerimenti che giustamente gli sviluppatori di Color Gray Games tentano in tutti i modi di non farci usare; se proprio vogliamo a tutti i costi che il gioco ci riveli la soluzione, è possibile avere un aiuto in tal senso.

The Case Of The Golden Idol mi ha ricordato titoli di un paio di ere geologiche fa come Uninvited (anche se quello era un gioco horror e morire, quello che oggi è stato ribattezzato permadeath, era facilissimo), ma anche per certi versi le avventure punta e clicca più semplici o i clicker game. The Case Of The Golden Idol infatti è un po’ un misto di tanti generi, ed è sicuramente un esperimento riuscitissimo.
Anche se la durata non è eccezionale (siamo sulla decina di ore), mentre siamo alle prese coi suoi enigmi e con una storia di fondo intelligentemente raccontata l’immersione è completa. The Case Of The Golden Idol è un gioco adatto sia ai giocatori più navigati che a quelli meno esperti di videogiochi, e va bene sia se preso a piccole dosi che con una sessione massiccia.









