The Covenant: la recensione

Nonostante non sia certo un capolavoro, The Covenant riesce a suo modo a colpire lo spettatore ed è uno dei migliori film di guerra degli ultimi anni.

 

 

L’ondata antimilitarista ed antioccidentale che ha colpito Hollywood negli ultimi venti anni ha per forza di cose impattato grandemente sulla produzione di film di guerra. Tra i pochi realizzati, la maggior parte sono o pretestuosamente schierati contro l’establishment e le Forze Armate, o grossolani nella realizzazione tecnica e nella credibilità delle scene di combattimento, o entrambe le cose.
The Covenant per fortuna si sfila quasi completamente da questi paradigmi della moderna cinematografia a stelle e strisce e, nonostante premesse non ottimali, si rivela una pellicola godibile e dai discreti spunti.

The Covenant è ambientato nell’Afghanistan del 2018, in piena presenza militare statunitense. Una squadra di soldati affiancata da un interprete locale dal dubbio passato viene inviata in ricognizione alla ricerca di armi che i Talebani potrebbero aver nascosto in profondità in territorio nemico. Quando le cose prendono una piega inaspettata, tra l’interprete ed il caposquadra si instaura un legame la cui fragilità può fare la differenza tra la vita e la morte.

 

 

The Covenant è un film particolare. Si nota subito che non vuole essere storicamente così accurato come altre produzioni, e la cosa è facilmente comprensibile quando si nota che sulla sedia del regista siede quel Guy Ritchie il cui stile graffiante ed esagerato è riscontrabile nelle sue principali opere (tra le quali Lock & Stock – Pazzi Scatenati, Snatch – Lo Strappo, The Gentlemen, Il Ministero Della Guerra Sporca). Piuttosto che puntare alla completa veridicità, Guy Ritchie punta sull’impatto visivo ed emotivo, riuscendo tutto sommato ad evitare grottesche cadute di stile e confezionando scene, se non militarmente perfette, perlomeno accettabili.

In The Covenant, il racconto inizialmente lento e dettagliato subisce improvvisamente un salto di velocità, tanto da spiazzare lo spettatore: ci si trova di fronte all’incontrollabile in un batter d’occhi, tanto che il film sembra cambiare repentinamente. Questo non si traduce in un calo di qualità, ma solo in una differente modalità narrativa; ed il rischio preso da Guy Ritchie funziona, aggiungendo una tensione che permette allo spettatore di entrare in empatia con i protagonisti.

Paradossalmente, proprio questo sembra lo scopo del regista: realizzare un film di emozioni prima che di azione, di sentimenti prima che di adrenalina, pur non mancando questi elementi dai 123 minuti totali di proiezione. Alcune scene sono sicuramente eccessive (quella del carretto trainato sulle strade di montagna è davvero poco credibile) ma complessivamente The Covenant tiene sempre botta, magari perdonandogli appunto qualche passaggio meno efficace.

 

 

La sostanza del film arriva dalla storia che The Covenant racconta: inizialmente sommessa (strano, viste le passate produzioni del regista) ma fin da subito solida, in grado di essere seguita dal principio alla fine grazie alla mancanza di  particolari contorsioni stilistiche o di semplici passaggi a vuoto.

Dal punto di vista attoriale tutto si basa sulla coppia di protagonisti interpretati da Jake Gyllenhaal (Donnie Darko, The Good Girl, The Day After Tomorrow, I Segreti Di Brokeback Mountain, Jarhead, Zodiac, Everest, Animali Notturni, Life – Non Oltrepassare Il Limite, Avengers: Endgame, The Guilty) e Dar Salim. I due formano un legame (il “covenant” del titolo) solido nonostante le profonde differenze dei loro personaggi.
Jake Gyllenhaal è bravo (ma non eccezionale) nell’interpretare un militare sopra le righe, che a un certo punto si ribella all’autorità; Dar Salim, nella sua monoespressione, è d’altro canto monumentale nell’impersonare un personaggio duro, difficile, spietato e determinato a sopravvivere ad ogni costo.
La somma totale è maggiore della prova dei singoli, e non solo per le discrete prestazioni dei comprimari: nel complesso tutto tiene e tutto contribuisce alla buona riuscita del film.

 

 

Anche la fotografia contribuisce a rendere particolare The Covenant: alcune inquadrature e la scelta di usare specifici filtri in determinate scene ed alcuni momenti particolarmente enfatici ricordano molto 300, l’epico film sui guerrieri spartani col quale The Covenant sembra condividere parte dello spirito di fondo.

Per i puristi dei film di guerra, The Covenant non può certo dirsi la migliore produzione di sempre. Eppure, visto il periodo di scarsità di materiale e la capacità di coinvolgere lo spettatore senza scadere mai (o quasi) nelle tipiche “americanate” che purtroppo ben conosciamo, The Covenant si rivela come una discreta alternativa per chi cercasse una pellicola di guerra degna di esser vista.

 

The Covenant, 2023
Voto: 7
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