The Great Pretender – Stagione 1

Ottima serie animata, ricca di colpi di scena, anche se è basata sul consueto cliché del ladro gentiluomo.

 

The Great Pretender è una serie animata fatta davvero molto bene. Questa prima stagione si divide in “casi” che sono raccontati in più puntate. Sembra un controsenso raccontare la storia di truffatori e ladri suddividendola in “casi”, ma i protagonisti si cimentano in imprese al limite dell’impossibile che sono studiate nei minimi dettagli. Questa suddivisione permette di godere a pieno della storia senza correre il rischio di affaticarsi troppo, visto che in media gli episodi che raccolgono l’intero “caso” sono di solito quattro o cinque e durano ventiquattro minuti l’uno.

I “casi” raccontati in questa prima stagione sono sicuramente divertenti ed hanno la caratteristica di essere molto simili alle storie di Lupin III, oserei dire imprevedibili sotto molti aspetti. Ovviamente non arrivano ad essere folli come le storie del famoso ladro della nostra infanzia, ma sono ricche di colpi di scena ben strutturati. The Great Pretender scorre in maniera fluida alternando momenti veloci ed adrenalinici a fasi più riflessive, così da permettere allo spettatore di poter ipotizzare l’andamento del “caso”. Ammetto di essermi divertito soprattutto quando le mie previsioni andavano a farsi benedire per la sagace scelta dell’autore d’introdurre insospettabili colpi di scena.

 

 

Il principale protagonista della serie non è la mente geniale della banda, ma l’ultimo arrivato. Makoto “Edamame” Edamura, questo è il suo nome, è un piccolo furfante giapponese che vive alla giornata, ingannando la gente con espedienti di basso profilo. Il giovane ragazzo è diventato un ladro per esigenza, quando la sua vita si è sgretolata davanti ai suoi occhi, a causa del padre avvocato che è stato arrestato con l’accusa di corruzione. Da quel momento per Edamura non c’è stata molta scelta, è stato trascinato nel mondo illecito di truffe, scippi e quant’altro. Per puro caso, o per una studiata sequenza di avvenimenti, Edamura incontrò il truffatore più brillante del mondo, Laurent Thierry.

Laurent, cresciuto in Belgio, è un ladro carismatico che prende di mira solo ed unicamente figure potenti che usano soldi e influenza per il loro tornaconto personale. Un ladro gentiluomo? Forse sì, visto che i piani prevedono quasi sempre di mandare in rovina persone corrotte e spietate. Forse no, perché comunque rubare milioni, o addirittura miliardi, per tenerli per se, è comunque molto egoistico e decisamente poco nobile. La caratteristica che sicuramente si deve ammirare di Laurent è la sua genialità, che renderà tutta la storia molto piccante ed imprevedibile.

 

 

Oltre alle due figure maschili, ci sono due donne che compongono il quartetto di protagonisti della banda. Abigail Jones è una giovanissima ragazza di colore che proviene da una zona di guerra. E’ spesso apatica e scostante, non riesce ad avere un rapporto emotivo di qualsiasi livello con nessuno, ma è indubbiamente un’atleta impressionante ed un’ottima lottatrice. Le sue doti ovviamente sono particolarmente apprezzate da Laurent che la ingaggia spesso per i suoi “casi”. Come ultimo membro principale c’è Cynthia Moore, dal fascino elegante e composto di una donna di classe, è praticamente considerata il collante del gruppo, con il suo fare dolce e sensibile, viene spesso ascoltata per le sue osservazioni prudenti. Anche lei, come Edamura, ha una bella storia alle spalle che scopriremo durante la serie.

Il tratto grafico e le espressioni impresse sui personaggi richiamano vagamente quelle di Detective Conan, anche se qui ci troviamo su tutt’altro livello. I personaggi sono curati nei minimi dettagli, lo stile grafico è quello caratteristico della cultura giapponese, con gradi occhi e corpi piuttosto asciutti e longilinei. Le ambientazioni in cui i nostri personaggi interagiscono sono così dettagliate da fare quasi paura, sembrano vere e proprie opere d’arte. Nulla è lasciato al caso e tutto ha un profondo dettaglio, ma allo stesso tempo è come trovarci all’interno di un quadro impressionista; tutto questo ti fa letteralmente amare questa serie. Ci sono dei momenti in cui sono descritti luoghi reali che quasi strabuzzi gli occhi da quanto sono belli. Alcune scene sono fatte talmente tanto bene, come la cena al tramonto sul mare, che non puoi rimanere indifferente; puoi solo ammirare la bravura di chi ha realizzato quello spettacolo.

 

 

I personaggi sono decisamente ben caratterizzati, le trame sono studiate con cura e meticolosità ed i colpi di scena sono sempre in agguato, pronti a stravolgere il flusso della storia. Adoro la scelta di utilizzare il vecchio 2D per animare i protagonisti. Ancora di più adoro che la serie non abbia seguito la moda Netflix del momento, quella di rovinare il lavoro con la crescente mania d’introdurre l’animazione 3D in computer grafica, spesso rozza e poco curata. Il lavoro merita ampiamente di essere visto ed a breve, il 25 novembre, dovrebbe uscire un nuovo “caso”, questa volta molto lungo poiché si parla di almeno otto episodi. Non ho ben capito se questo rilascio coinciderà con la seconda stagione o sarà aggiunto alla prima. Netflix non è stata molto chiara fino a questo momento, ma non cambia che a breve avremo altro materiale da gustare e da recensire. Se questo non vi ha ancora convinto, ascoltate la sigla di questo anime e ne rimarrete stregati!

 

The Great Pretender – Stagione 1, 2020
Voto: 8