The Planet Crafter: la recensione

Un survival con poco stress: The Planet Crafter si inserisce in un genere solitamente ostico portando una ventata di relax e pacatezza.

 

 

Il panorama dei giochi survival offre un’ampia gamma di ambientazioni, da quelle medioevali a quelle apocalittiche, passando per la preistoria a quelle futuristiche. In The Planet Crafter ci troviamo quasi letteralmente sparati su di un pianeta arido e brullo col compito di terraformarlo e renderlo quindi abitabile.

 




 

L’idea alla base del gioco presenta oggettivamente una sfida diversa, puntando non sulla sopravvivenza contro altri esseri ma contro il pianeta stesso. Inoltre, se non sempre i survival offrono uno scopo preciso in grado di indirizzare il giocatore e dare un senso alla partita, The Planet Crafter centra pienamente l’obiettivo di dare costantemente vitalità al suo gameplay spiegando quasi chiaramente cosa si aspetta da noi, pur lasciandoci completamente mano libera su come procedere nell’esplorazione del pianeta e su come riuscire nell’impresa.

 

 

Quando parlo di esperienza rilassante, mi riferisco al fatto che in The Planet Crafter tutto sembra tarato per permettere al giocatore di proseguire in modo piuttosto indolore: come detto non esistono presenze ostili contro cui combattere ed è possibile scegliere le conseguenze quando il nostro personaggio dovesse morire; si può optare per la perdita di alcuni oggetti o nessuno, fino ad arrivare al permadeath e conseguente fine anticipata della partita.
Da questo punto di vista, il tasso di sfida di The Planet Crafter non è però perfettamente modulabile. Non esiste un’opzione veramente punitiva al di sotto del permadeath, visto che con qualsiasi altra opzione ce la si cava piuttosto facilmente. Il perdere infatti tutti gli oggetti nell’inventario, inclusi quelli che ci fanno muovere più rapidamente o a lungo sul territorio alieno, è un problema facilmente aggirabile a patto di tenere una scorta di materiali in base.

 

 

Ma The Planet Crafter non è un gioco che punta a rendere difficile la vita al giocatore. Il suo bilanciamento, infatti, mira a permettere una graduale esplorazione del pianeta, l’espansione della nostra base e l’implementazione di strutture che ci permetteranno di portare a termine la nostra missione e fuggire dallo stato di abbandono ed isolamento in cui ci troviamo.
I vari punti di svolta del gioco sono ben strutturati, e solo dopo esser riusciti a soddisfare le condizioni base per la nostra sopravivvenza saremo in grado di avventurarci lontano dalla capsula con la quale siamo ruvidamente atterrati sulla superficie senza eccessivi grattacapi, a patto di avere sale in zucca e tenere d’occhio le scorte di ossigeno; il gioco utilizza alcune soluzioni già viste in Breathedge ma scegliendo di non mettere costantmente ansia al giocatore.

 

 

Dal punto di vista grafico, The Planet Crafter soffre di alti e bassi. L’aspetto complessivo è sicuramente buono, anche se siamo anni luce da giochi con la stessa ambientazione ma più immersivi come The Invincible. The Planet Crafter ha una grafica spartana ma funzionale, con panorami credibili anche se non eccezionalmente rifiniti; quello che convince meno è il repentino passaggio da un bioma ad un altro, che sembra avvenire quasi senza transizione. Alla resa dei conti, questa è una delle poche note stonate del gioco insieme magari alle meteore che cadono sul pianeta e che non tengono conto delle strutture da noi create, rompendosi quindi al loro interno e bloccando eventuali passaggi fino alla loro rimozione dal mondo di gioco (la cosa avviene in automatico dopo pochi minuti).

 

 

The Planet Crafter dà il meglio di sè quando giocato in cooperativa; il gioco offre la possibilità fino a dieci giocatori di partecipare alla stessa partita, facilitando da un lato il compito di raccolta risorse e costruzione delle necessarie strutture, ma dall’altro aumentando in modo esponenziale le necessità di sostentamento del gruppo; una vera sfida per chi dovesse optare per il già citato permadeath.

The Planet Crafter è un gioco consigliabile per quelle sessioni in cui si cerca qualcosa di meno pretenzioso, più calmo e con un livello di sfida più che gestibile. Anche se non spiega tutte le sue dinamiche di gioco, entrare nel suo gameplay è facile e già dopo qualche ora i passaggi più oscuri diventano comprensibili. Giocarlo in gruppo è sicuramente raccomandato, ma grazie ai parametri configurabili è un titolo pienamente godibile anche in single player.
Resta da capire quanta voglia potremmo avere di rigiocarlo una volta completato; in coop potrebbe aver senso, da soli difficilmente. Ad ogni modo l’esperienza è molto buona, e chi cercasse un gioco calmo ma non facilissimo potrebbe trovare in The Planet Crafter una valida opzione.

 

The Planet Crafter, 2024
Voto: 7.5
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