Nella quarta e conclusiva stagione di The Umbrella Academy, i fratelli Hargreeves si ritrovano per affrontare nuove sfide, litigi e riappacificazioni mentre salvano il mondo.

La quarta e ultima stagione di The Umbrella Academy chiude il percorso che ha portato i fratelli Hargreeves ad affrontare apocalissi, viaggi nel tempo e dinamiche familiari fuori dagli schemi. La terza stagione si era conclusa con i fratelli separati, non solo fisicamente, ma anche emotivamente; l’inizio di questo nuovo ciclo li riunisce dopo anni di lontananza, offrendo nuovo impulso alla trama.
Nonostante un avvio promettente, la narrazione si disperde progressivamente in una serie di sottotrame che non incidono realmente sullo sviluppo generale. Questo limite si nota in particolare nella gestione di alcuni personaggi come Luther e Diego oppure come Klaus e Allison, le cui storie sono del tutto slegate dagli eventi cruciali. Allo stesso tempo Victor viene lasciato quasi isolato nel tentativo di sostenere la trama principale, e questo fa sì che la stagione ne risenta negativamente.
Il filo conduttore che attraversa tutte le stagioni è rappresentato dai continui conflitti, litigi e riappacificazioni tra i fratelli, ed è presente anche in questi sei episodi. Tuttavia, se precedentemente queste dinamiche avevano portato a una crescita dei personaggi e a un certo sviluppo emotivo, in questa stagione quasi tutto appare più stagnante. I personaggi si scontrano e si riconciliano, ma senza che ci sia una reale evoluzione del loro percorso.

Le uniche eccezioni arrivano da Cinque e da Lila, che rappresentano una piacevole deviazione dalla trama principale. Il loro percorso è interessante e offre una ventata d’aria fresca in mezzo a una narrazione altrimenti prevedibile. Cinque, interpretato da Aidan Gallagher (Nicky, Ricky, Dicky & Dawn), continua a essere uno dei personaggi più intriganti, grazie anche alla buona crescita dell’attore che riesce a esprimere con sfumature diverse le complessità del suo personaggio. Il talento di Gallagher mette in evidenza lati nuovi del suo personaggio specialmente nei momenti in cui la storia sembra rallentare.
Al contrario, Elliot Page, che nelle prime stagioni aveva dimostrato una certa sintonia nel ruolo di Vanya, sembra aver perso parte del suo slancio nella transizione a Victor. Se prima del cambio di sesso il suo personaggio appariva più sfaccettato e coinvolgente, ora Page non sembra riuscire a trovare la giusta chiave per rendere Victor altrettanto interessante.
La prima stagione di The Umbrella Academy aveva posto le basi per una storia avvincente e originale, con un mix di dinamiche familiari disfunzionali e azione sovrannaturale. La qualità narrativa è andata calando e questa flessione si avverte, anche se in misura minore rispetto a quanto accaduto tra la seconda stagione. Le sottotrame sembrano esistere solo come riempimento, piuttosto che per arricchire la storia principale. Per quanto riguarda le performance degli attori, ad eccezione di Aidan Gallagher che spicca in modo particolare, fanno tutti il loro lavoro senza però eccellere.

Un aspetto positivo della stagione è la decisione di ridurre il numero di episodi; tuttavia, anche con una durata ridotta, la narrazione in certi momenti appare forzata e tirata per le lunghe. Questa scelta, comunque, contribuisce a mantenere un onesto ritmo fino al termine della stagione.
Concludere The Umbrella Academy ora è stata una scelta saggia, poiché la flessione qualitativa che si è innescata avrebbe rischiato di portare a una ripetitività ancora più marcata. I sei episodi di quest’ultima stagione riescono a mantenere in piedi la narrazione, nonostante qualche difetto inevitabile. La nota più amara arriva però con il finale che viene risolto con un colpo di spugna, cancellando in modo frettoloso e senza particolare coinvolgimento emotivo tutto ciò che è stato costruito. Pur essendo una decisione logica, dati gli sviluppi della trama, appare affrettata e un po’ artificiosa, lasciando nello spettatore un senso di insoddisfazione.









