Un Professore – Stagione 1: la recensione

Chi nasce tondo non muore quadrato, e chi nasce fiction Rai non vive neanche un secondo come serie tv: Alessandro Gassmann non fa miracoli.

 

Un Professore recensione

 

Questo prodotto di Rai Fiction (che è un po’ come una lettera scarlatta nel mondo dello spettacolo) prende le mosse dal format catalano Merlì e propone una sua versione italica strutturata in dodici episodi. L’idea di base galleggia paurosamente tra L’Attimo Fuggente e I Ragazzi della III° C ma senza Robin Williams né Bruno Sacchi. Alessandro D’Alatri, regista che ci aveva incantato con Senza Pelle nel 1994, qualcosa di questo inghippo doveva averlo intuito, perché è chiaro che abbia cercato di salvare il carrozzone tutelandosi con un cast di primo livello. Il piacente (e piacione) docente è Alessandro Gassmann, e la co-protagonista è la sempre brava Claudia Pandolfi che con The Bad Guy una serie bella l’aveva indovinata. Anche i ragazzi, che a rigor di logica dovrebbero essere gli eroi della narrazione, non sono affatto male: su tutti brilla Damiano Gavino, quel Manuel Ferro bello e dannato che flirta con la malavita ma in fondo in fondo è anche un ragazzo sensibile e profondo (praticamente il sogno di ogni brufolosa adolescente).
Eppure qualcosa non torna.

 

Un Professore recensione

 

Aleggia un pesante e costante senso di irreale, ogni grande snodo di Un Professore non regge la logica della quotidianità; e questo a partire dall’imbarazzante idea di partenza: Gassmann è un professore di filosofia che, dopo diversi anni d’insegnamento a Napoli, torna nella sua Roma e si fa mettere nella classe del figlio. Ma è illegale! Non solo. Che l’attore sia bello nessuno lo nega ma, dopo circa tre giorni di lavoro, Gassmann si bomba allegramente la professoressa di matematica in odore di matrimonio, la rappresentante dei genitori e, ovviamente, la Claudiona nazionale. E chi è… Rocco Siffredi?

Dietro a queste olimpioniche gesta erotiche si dovrebbe intravedere la cultura, quella secondo cui in ogni puntata ci si concentra su un filosofo i cui precisi dettami ideologici dovrebbero instradare gli intrecci degli attori per quei cinquanta minuti. Grande intuizione, se non fosse che nulla di tutto questo accade. Il professore spiega due concetti stiracchiati, uno studente interviene dicendo una fesseria e la filosofia si toglie dalle scatole per far posto al gossip leggero in stile Un Medico In Famiglia o Il Bello Delle Donne.

Peccato davvero, perché gli sceneggiatori s’erano impegnati tanto ad infilare nel calderone tutti i temi contemplati dal politicamente corretto: c’è il gay che inizia il suo percorso di consapevolezza, il ragazzo depresso che non esce più di casa, la ragazza bullizzata da video porno spediti in giro dall’ex, la coppia di innamorati che non sono esattamente nei canoni della bellezza ma si amano ugualmente e il profondo mistero di “quella notte” che aleggia in ogni nuovo episodio.

Quest’ultimo punto, a dire il vero, insieme appunto ad un cast che professionale lo è, salva la vita (e la sufficienza) a Un Professore. Senza i dentoni del figlio di Vittorio, la voce roca della Pandolfi e il colpone di scena finale, saremmo (e in parte siamo) nella mediocrità più assoluta. La fotografia è da cellulare Nokia anni novanta, la regia scolastica e priva di personalità e le musiche da saggio di fine anno. Va citato, per correttezza, Gabbani che alla serie presta una bellissima canzone meritevole di stordirci abbastanza da non capire quanto tempo stiamo perdendo a vedere questo titolo.

Rispetto a tentativi tipo Arrivano I Prof siamo su altissimi livelli ma, se cercavate la qualità, sarà meglio che la prendiate… con filosofia.

 

Un Professore – Stagione 1, 2021
Voto: 6
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