Una vera Unione Europea? Adesso o mai più

Per l’ennesima volta, in tempo di crisi le cancellerie europee si muovono indipendentemente; l’Europa deve decidere cosa vuole fare di questa Unione Europea.

 

 

Che Trump abbia metodi non ortodossi per ottenere ciò che vuole lo abbiamo detto ripetutamente su queste pagine; che voglia fare esclusivamente gli interessi degli Stati Uniti, e che questo sia in fondo più che comprensibile, anche. Che però The Donald fosse pronto ad attaccare frontalmente Nato ed Europa non era prevedibile, nemmeno valutando la sua altalenante agenda politica in Ucraina, l‘introduzione dei dazi doganali e le sue già espresse affermazioni di possesso della Groenlandia.

La situazione è seria, e denota un’Europa schiacciata da un lato da una Russia apertamente ostile nei confronti dell’Unione Europea e dei Paesi che hanno finora sostenuto l’Ucraina; dall’altro gli USA che, sotto la guida della Presidenza Trump si stanno non solo sganciando dai rapporti economici con i paesi aderenti all’UE ma addirittura (cosa davvero inaspettata) sta minando alla base l’esistenza della NATO per come l’abbiamo intesa fino adesso.
La cosa nasconde ricadute dagli impatti importanti, a partire dal fatto che il muro contro muro voluto da Donald Trump sulla questione groenlandese rischia di conludere in modo inaspettato l’esperienza NATO dopo circa 75 anni di esistenza.
Se per gli USA questo potrebbe essere un problema limitato, molto meno lo è per noi europei, che (su questo l’istrionico businessman ha ragione) ci siamo seduti sui morbidi cuscini forniti dalle armi e dai soldati a stelle e strisce senza preoccuparci di renderci autosufficienti in materia di difesa territoriale; e se l’Europa non è probabilmente in grado di reggere l’impatto di un esercito russo (comunque ormai da quattro anni impantanato nella guerra contro l’Ucraina, che avrebbe dovutro sottomettere in pochi giorni), ancor meno lo è nel caso di una non più inverosimile aperta ostilità per il controllo del territorio groenlandese.

Si leva quindi il sipario sulla questione europea: che vogliamo fare del nostro continente dai punti di vista militare, economico e politico?
La fallimentare esperienza dell’Unione Europea, un elefantiaco apparato burocratico costantemente accantonato dai governi nazionali europei in tempo di crisi, deve far ragionare e far aprire gli occhi anche ai più ferventi sostenitori dell’ente politico più artificiale del pianeta. Una piattaforma di interscambio commerciale in sede europeo fa comodo a tutti ed è un modo per tenere unite le tante anime nazionali che compongono il continente; ed era proprio con questa idea che venne fondato il MEC (Mercato Comune Europeo), poi mutato in CEE (Comunità Economica Europea).

Avvicinare interessi puramente economici è estremamente più facile che non accomunare quelli politici, ed è qui che l’Unione Europea ha danneggiato in modo quasi irreparabile il sentimento di Europa unita che avevano i cittadini europei prima del 2000; e che il carrozzone con sede a Bruxelles e Strasburgo sia poco utile (se non dannoso) lo si è visto durante la crisi dell’Euro e della mancanza di parità tra nazioni (chi non ricorda l’affaire Cipro e la carneficina sociale in Grecia?), la disparità di approcci sulle politiche ecologiche e di migrazione, sull’imposizione di norme che hanno distrutto la produzione interna favorendo quella cinese, sulla gestione e nel mancato mutuo soccoroso nel periodo Covid e sulla non-risposta ai dazi imposti da Trump. Anche il dossier Ucraina non è una spilla da appuntare sul petto dell’UE: in tutte le situazioni sopra ricordate, i principali governi dei Paesi europei si sono mossi indipendentemente, talvolta formando un nucleo comune tra i Paesi più forti economicamente e politicamente ed escludendo dalle decisioni gli altri come fossero gregari senza diritto di parola o, peggio, plebe.

Per gli Stati che formano l’Unione Europea è giunto il momento di decidere cosa fare da grandi. Se un esercito comune è qualcosa di oggettivamente impensabile (veramente vogliamo affidare a singole nazione la produzione delle nostre armi? Non basta l’esempio degli USA di Trump?), occorre perlomeno dare una quadratura definitiva all’UE. Che il suo dominio naturale sia puramente economico lo dicono la storia ed i fatti; la speranza è che finalmente si accetti il dato di fatto e si reinquadri l’ente comunitario, annullando quelle cessioni di sovranità nazionali che finora hanno solo impedito agli Stati europei di decidere per il meglio del loro futuro.

Per condividere questo articolo: