Yalta ottant’anni dopo

Il 4 febbraio 1945 a Yalta si decidevano le sorti del mondo; ottant’anni dopo, i valori stabiliti quel giorno sembrano svaniti sotto la spinta dei nazionalismi.

 

 

Lo scorso 4 febbraio si è celebrato l’ottantesimo anniversario dall’inizio della Conferenza di Yalta, un evento storico che ha ridisegnato le relazioni internazionali così come oggi le conosciamo: Churchill, Roosevelt e Stalin, i tre grandi protagonisti politici che hanno condotto Regno Unito, Stati Uniti e Unione Sovietica alla vittoria della Seconda Guerra Mondiale, riuniti nella penisola di Crimea per discutere dell’organizzazione post bellica dell’Europa. In una sola settimana i vincitori si accordarono sulla divisione in due della Germania, sui confini dell’Est Europa e sulla creazione delle Nazioni Unite in sostituzione della Società delle Nazioni.

La Conferenza di Yalta rappresenta la fine del secondo conflitto mondiale ma dà anche inizio alla logica che porta alla Guerra Fredda e alla divisione del mondo in due blocchi distinti, uno occidentale a guida USA e il sistema socialista del Patto di Varsavia sotto la bandiera dell’Unione Sovietica.
La seconda metà del secolo scorso è anche il periodo del multilateralismo, segnato dalla creazione di organizzazioni internazionali come l’Onu, la Comunità Europea e l’Organizzazione Mondiale della Sanità; l’idea di fondo dei Governi dell’epoca è quella di promuovere la cooperazione e la pace tra i popoli grazie ad un sistema sovrannazionale e a dei valori condivisi.

Ottant’anni dopo il 1945 stiamo assistendo allo sgretolamento di quegli ideali che hanno portato il mondo ad unirsi sotto una guida comune; oggi i nazionalismi conoscono una recrudescenza portata in superficie da motivazioni storiche ed economiche.

 

 

Gli ideali di Yalta sono stati messi in discussione varie volte nel corso degli anni, minacciati soprattutto dalla possibilità di una guerra nucleare tra USA e URSS, almeno fino al 1991 con la caduta dell’Unione Sovietica; è da questo momento che il mondo da bipolare si trasforma in unipolare, con una sola Nazione al comando: gli Stati Uniti d’America. Sono questi gli anni della Pax Americana, riassunti dal politologo statunitense Francis Fukuyama che parla di “fine della storia”, un momento cioè di stabilizzazione definitiva dei grandi conflitti, con gli USA a guidare il mondo e a rafforzare multilateralismo e democrazia grazie alle Nazione Unite.

Basta guardare all’attualità per capire quanto Fukuyama si sbagliasse. Oggi i valori di Yalta sono completamente ribaltati e le logiche della Guerra Fredda si sono moltiplicate in un mondo che possiamo definire multipolare.
Guardando oltre i confini europei, i quali comunque forniscono un quadro conflittuale lungo l’ex cortina di ferro, Cina e India hanno posto negli anni le basi per la sfida all’egemonia statunitense; crescita economica verticale, manodopera a basso costo ed espansionismo tecnologico hanno permesso alle potenze asiatiche di soverchiare il primato USA in molti mercati strategici, persino quello europeo.

L’esempio più eloquente del mondo multipolare è presente negli stessi Stati Uniti, con il neo Presidente Trump che incarna al meglio la tendenza al nazionalismo. “America first”, questo è il motto del tycoon che proietta l’immagine di una politica USA rivolta semplicemente al proprio interesse, senza guardare al resto del mondo; nelle ultime settimane Trump ha già varato diversi ordini esecutivi che vanno in questa direzione, come l’uscita degli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e le sanzioni alla Corte Penale Internazionale.

 

 

Le organizzazioni internazionali nate sullo spirito di Yalta appaiono oggi svuotate di significato e di potere. Assistiamo sempre di più a politiche nazionaliste basate su schemi conflittuali in termini commerciali. Secondo Machiavelli la storia è ciclica e i tempi sono destinati a ripresentarsi con le stesse modalità di prima. Più che di un ciclo che si ripete, oggi possiamo affermare di aver assistito al fallimento dei principi stabiliti post Seconda Guerra Mondiale; i valori di cooperazione e multilateralismo sono ormai superati dai fatti e la tendenza è quella di un mondo sempre più conflittuale.

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