Un piccolo ma piacevole roguelite d’azione: Zombiehood è un buon titolo da giocare nei momenti di pausa per staccare un po’ la mente.

Negli ultimi anni, il fenomeno roguelite è sfuggito un po’ di mano. La dinamica in cui ad ogni sconfitta diventiamo più forti e in grado di proseguire più a lungo nella partita successiva ha il suo valore, ma vederlo inserito in ogni videogioco, di ogni tipo e di ogni categoria è diventato eccessivo.
Zombiehood invece riesce ad unire l’azione al roguelite in modo solido e naturale, realizzando uno stile di gioco discretamente riuscito.
Zombiehood non è certo un titolo da AAA: dotato di grafica a 8-bit e di una struttura di gioco piuttosto basilare, fa della sua semplicità il suo punto di forza. Lo scopo è quello di attraversare una zona infestata dagli zombi passando di settore in settore fino ad arrivare alla conclusione della partita. Avanzando di settore le minacce si fanno sempre più difficili da affrontare, e cresceranno in modo esponenziale le possibilità di morire in pochi istanti semplicemente aprendo una porta.

Zombiehood presenta una struttura in 2D dove possiamo muoverci anche a ritroso attraverso il livello (con quasi sempre senza particolare utilità), costruito in modo piuttosto lineare e punteggiato di edifici e strutture che identificano il settore.
Si tratta di livelli generati proceduralmente la cui resa è tutto sommato gradevole; solitamente non ci sono particolari elementi di spicco, ma talvolta ci si può imbattere in locazioni particolari o aree dove possiamo ottenere dei benefit.
Oltre alla pistola dalle munizioni infinite, possiamo portare con noi altre tre armi dalla diversa tipologia di munizioni e oggetti accessori che, oltre a garantirci strumenti supplementari per uccidere i già-morti-non-morti (che roba buffa, questa frase), ci consentono di ottenere dei vantaggi per la partita in corso.
Come in ogni roguelite che si rispetti, questi oggetti vengono persi alla nostra morte; si ricomincia sempre con la nostra fida pistola e null’altro. Tra una partita e l’altra possiamo però migliorare alcune caratteristiche fisiche o legate alla tipologia di armi che incontreremo, e sono questi elementi a garantirci man mano una sopravvivenza sempre maggiore.

L’esplorazione dei livelli di Zombiehood è come detto molto lineare ma anche sempre incerta: la presenza di zombi aumenta andando avanti nel gioco sia come quantità che come resistenza ai nostri colpi, e variano le tipologie di nemici che incontreremo. Il movimento e la gestione del mouse per sparare ricordano molto il buon vecchio Abuse, così come il più recente Carrion; è presente una funzione per la mira assistita, ma oggettivamente in un videogioco così utilizzare il joypad è una scelta discutibile.
L’affrontare i nemici di Zombiehood può inizialmente sembrare una questione di pura quantità di proiettili, ma in realtà il gioco richiede una certa dose di attenzione e preparazione: essendo limitate le munizioni per le armi più efficaci, trovarsi di fronte zone non necessariamente da esplorare e potenziali masse di nemici può farci porre la domanda se sia il caso di attaccare a testa bassa o svicolare e proseguire oltre.

Zombiehood peraltro presenta dinamiche interessanti legate all’attività zombesca: esiste una nostra scia odorosa che consente loro di seguirci, ma (e qui arriviamo al principale difetto del gioco), Zombiehood non fa quasi nulla per farci capire determinati aspetti che possono rimanere nascosti e non percepibili per troppo tempo. In realtà tutta l’interfaccia grafica è rivedibile, con la comparazione delle armi disponibile solo per un breve lasso di tempo e con le sole armi presenti sul terreno rispetto a quella che abbiamo in mano, con la poca chiarezza di certi bonus ottenuti dagli oggetti raccolti e, dulcis in fundo, da una traduzione italiana non sempre efficace e talvolta contorta e poco chiara.
Questo è però probabilmente l’unico difetto di Zombiehood, insieme ad una certa ripetitività nelle fasi iniziali del gioco: per ovvi motivi saremo sempre costretti a ripartire dalle zone rurali più facili e meno impegnative, che se inizialmente costituiscono un pericolo, successivamente diventano poco più di un preambolo. Si tratta della natura dei roguelite, ma talvolta ci si chiede perchè il giocatore debba essere obbligato ogni volta a ripetere tutto (anche se oggettivamente in Zombiehood) le partite sembrano sempre diverse.

Zombiehood è un titolo assolutamente valido per quelle sessioni in cui abbiamo poco tempo, poca voglia o poca testa: possiamo iniziare una partita e sospenderla per riprenderla successivamente, i tasti sono completamente rimappabili e complessivamente il gioco scorre in modo fluido e divertente. Certo, non possiamo aspettarci un’esperienza coinvolgente come i titoli ricchi di storia, molto curati e vari, ma Zombiehood è un titolo da tenere sempre da parte per quei momenti di noia da combattere in modo semplice ed efficace.









