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	<title>Prima Guerra Mondiale - Archivi - La Tana Del Cobra</title>
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	<description>Liberi ed indipendenti dal 1999</description>
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	<title>Prima Guerra Mondiale - Archivi - La Tana Del Cobra</title>
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		<title>Il Movimento Legionario rumeno: le origini della Guardia di Ferro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fangorn]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Dec 2024 03:31:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Novecento]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Romania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Movimento Legionario alla base della temuta Guardia di Ferro rumena, catalizza la rabbia e le frustrazioni di una classe popolare impotente sedotta da misticismo e nazionalismo. &#160; &#160; Quando la Prima Guerra Mondiale finisce, la Romania siede al tavolo&#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Movimento Legionario alla base della temuta Guardia di Ferro rumena, catalizza la rabbia e le frustrazioni di una classe popolare impotente sedotta da misticismo e nazionalismo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-24515" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2024/11/20241211_movimentolegionario_1.jpg" alt="" width="1400" height="786" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2024/11/20241211_movimentolegionario_1.jpg 1400w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2024/11/20241211_movimentolegionario_1-768x431.jpg 768w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p><span id="more-24514"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando la Prima Guerra Mondiale finisce, la Romania siede al tavolo dei vincitori nonostante tecnicamente avesse già issato bandiera bianca nella primavera del 1918; nei fatti riprenderà però i combattimenti poco prima della conclusione delle operazioni belliche su suolo europeo, sempre contro le Potenze Centrali. All&#8217;indomani del terribile conflitto, la Romania si vede, nonostante tutto, riconosciuta una notevole espansione territoriale, incorporando regioni come la Transilvania, la Bucovina e la Bessarabia.</p>
<p>Tuttavia, questa &#8220;Grande Romania&#8221; viene posta di fronte a sfide interne significative: la rapida espansione significa una popolazione etnicamente eterogenea, crescenti tensioni sociali e una fragile economia agricola. Inoltre, il sistema politico rumeno, basato sulla monarchia costituzionale, è caratterizzato da una corruzione dilagante, dall&#8217;instabilità parlamentare e da un crescente malcontento popolare verso i partiti tradizionali.</p>
<p>In questo contesto di crisi e disillusione si sviluppano movimenti politici radicali, che mirano a risolvere i problemi della nazione attraverso mezzi alternativi e molto spesso violenti. L&#8217;avanzata del comunismo in Russia e il successo dei movimenti fascisti in Italia e Germania ispirano molte organizzazioni di estrema destra in Europa Orientale, anche in Romania. Tra queste, il <em>Movimento Legionaro</em> si distingue per la sua ideologia unica, che combina il misticismo cristiano ortodosso con un nazionalismo estremista.</p>
<p>La Guardia di Ferro rumena, ufficialmente nota come <em>Movimento Legionario</em> (Legiunea Arhanghelul Mihail, &#8220;Legione dell&#8217;Arcangelo Michele&#8221;), si rivela uno dei movimenti politici e paramilitari più controversi dell&#8217;Europa tra le due guerre mondiali. Fondato nel 1927 da Corneliu Zelea Codreanu, il movimento sorge nel contesto di profondi cambiamenti politici, economici e sociali che segnano la Romania del periodo e che abbiamo in piccolissima parte citato sopra. Origini e ideologia di questo movimento vengono influenzate da una miscela di nazionalismo esasperato, fervore religioso, antisemitismo e un rifiuto del liberalismo di stampo Occidentale da una parte e del comunismo che prende piede a Est.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-24516" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2024/11/20241211_movimentolegionario_2.jpg" alt="" width="1000" height="627" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2024/11/20241211_movimentolegionario_2.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2024/11/20241211_movimentolegionario_2-768x482.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il fondatore del Movimento Legionario, Corneliu Zelea Codreanu, nasce nel 1899 in una famiglia con forti inclinazioni nazionaliste. Durante i suoi anni universitari, si avvicina a gruppi nazionalisti e antisemiti, acquisendo popolarità per il suo carisma e la sua retorica contro la corruzione e l&#8217;influenza &#8220;straniera&#8221; nella società rumena, spesso identificata appunto con la comunità ebraica. Codreanu viene inizialmente coinvolto in altre organizzazioni nazionaliste, come la Lega della Difesa Nazionale Cristiana di Alexandru Cuza, ma nel 1927 decide di fondare un movimento autonomo che meglio rappresenti il connubio del suo pensiero: la Legione dell&#8217;Arcangelo Michele.</p>
<p>Il nome riflette infatti l&#8217;importanza della religione ortodossa e del simbolismo cristiano nel suo programma politico, che mira a rigenerare moralmente e spiritualmente la Romania. La base del movimento, a differenza di molti altri movimenti europei simili, è formata da uomini del mondo rurale e studenti più che da ex combattenti della Guerra Mondiale, e si contrappone alla borghesia e all&#8217;aristocrazia rumena francofila che guarda con grande favore al liberalismo e al nascente capitalismo. La questione della vicinanza al modello francese, tanto da imitarne usi, costumi ma anche addirittura la lingua (l’élite rumena scrive e parla spesso in francese tra parigrado) esaspera una classe popolare alla ricerca di una propria identità.</p>
<p>L&#8217;accento sulla purezza etnica e sulla spiritualità ortodossa risponde proprio a questo bisogno di identità in questi anni di cambiamenti rapidi e destabilizzanti, mentre l’incapacità della politica, l’endemica corruzione ed inefficacia a rispondere ai bisogni, spinge sempre più persone tra le braccia di gruppi estremisti. Infine, parte del movimento si identifica nella lotta al comunismo sovietico. La Romania appare come uno stato cuscinetto, a cavallo tra il mare rosso bolscevico e i paesi più sviluppati d’Europa, ispirando il terrore di una futura ingerenza sovietica nelle sorti della nazione.</p>
<p>Altro cardine della visione politica ed ideologica del movimento sono il forte antisemitismo e l’idea di un <em>nemico interno</em> da combattere. Il nemico è rappresentato principalmente dagli ebrei, accusati di controllare l&#8217;economia e di corrompere la cultura e la politica del paese.</p>
<p>Nel 1930, il movimento assume il nome di Guardia di Ferro, diventando una vera e propria organizzazione paramilitare. I suoi membri adottano un&#8217;iconografia e una simbologia distintive, tra cui uniformi verdi e il saluto fascista che riflette l&#8217;influenza e la vicinanza ai regimi autoritari europei. Tuttavia, la Guardia di Ferro si differenzia dai movimenti fascisti occidentali per il suo marcato misticismo religioso e la sua enfasi sul sacrificio personale. La Guardia di Ferro si dedica fin dai primi anni ‘30 a una campagna di violenza politica contro i suoi nemici, inclusi leader politici, intellettuali e membri della comunità ebraica. Nonostante il terribile clima e la nomea che assume in una grande fetta della società, il movimento si amplia e diviene rapidamente una forza temuta e rispettata nella politica rumena, attirando sia il sostegno delle masse popolari che l&#8217;ostilità dell&#8217;élite politica.</p>
<p>L’ascesa di Codreanu e del suo movimento, riflette la crisi di un paese diviso tra modernità e tradizione, tra stabilità politica e radicalizzazione ideologica. La sua crescente forza e dirompenza segna la politica rumena sia degli anni ’30 che dei primi anni ’40, partecipando attivamente alle vicissitudini politiche e militari della Romania verso e durante la Seconda Guerra Mondiale, come vedremo più avanti <a href="https://www.tanadelcobra.com/guardia-di-ferro-affermazione-di-un-movimento-estremista/">in un prossimo articolo</a>.</p>
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		<title>La decimazione: una rarissima punizione militare</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/la-decimazione-una-rarissima-punizione-militare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fangorn]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 02:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Antichità]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Seicento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Entrata nell’immaginario collettivo come punizione militare per eccellenza, l’uso effettivo della decimazione è molto più raro di quanto si pensi. &#160; &#160; Quanti ricordano la famosa scena della serie TV Spartacus, nella quale gli sfortunati legionari di Crasso vengono brutalmente&#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Entrata nell’immaginario collettivo come punizione militare per eccellenza, l’uso effettivo della decimazione è molto più raro di quanto si pensi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-23811" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2024/10/20241016_decimazione_1-1.jpeg" alt="" width="1792" height="1024" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2024/10/20241016_decimazione_1-1.jpeg 1792w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2024/10/20241016_decimazione_1-1-768x439.jpeg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2024/10/20241016_decimazione_1-1-1536x878.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 1792px) 100vw, 1792px" /></p>
<p><span id="more-23692"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quanti ricordano la famosa scena della serie TV <em>Spartacus</em>, nella quale gli sfortunati legionari di Crasso vengono brutalmente puniti secondo un’antica usanza? Si tratta appunto della decimazione. Nel mondo romano, la decimazione ha rappresentato una forma di punizione militare estremamente severa, adottata come strumento per mantenere la disciplina all&#8217;interno dei ranghi dell&#8217;esercito in alcuni particolari e tragici momenti. Il termine non è casuale e indica letteralmente togliere un decimo, eliminare la decima parte. Ma come funzionava questa punizione?</p>
<p>Il processo consisteva nel selezionare a sorte un soldato su dieci all&#8217;interno di una unità colpevole di codardia, ammutinamento o altre gravi condotte; i soldati scelti venivano uccisi dai propri commilitoni, spesso a bastonate o lapidati. Lo sfortunato perdeva la vita mentre gli altri nove soldati venivano spesso puniti con ridotte razioni alimentari e un temporaneo allontanamento dal campo militare, con pernotti al di fuori del sicuro recinto della legione. Altro aspetto molto interessante di questa punizione esemplare è proprio l’imparzialità: la decimazione colpiva tutti i ranghi dell’unità colpevole, dal soldato semplice ai centurioni.</p>
<p>Le fonti antiche, specialmente Livio, citano un primo esempio di decimazione già nel V secolo a.C, ai tempi delle lotte tra la piccola Roma e i Volsci, per poi sparire quasi per l’intera durata dell’epoca Repubblicana e riapparire nel turbolento I secolo a.C, nel periodo di massima crisi della Repubblica e dei suoi valori: il caos politico, le guerre civili e una società molto più violenta rispolverano antichi usi e tecniche di disciplina. Pare infatti che persino lo stesso Augusto, conosciuto ancora come Ottaviano nel 43 a.C, abbia ordinato la decimazione di alcune coorti di una legione ammutinata.</p>
<p>La decimazione sembra cadere completamente in disuso nel mondo romano cristianizzato, nel mondo bizantino persino abolita, e sembra non esservi nuovamente traccia almeno fino al Cinquecento e specialmente al Seicento con le sanguinose guerre sul suolo europeo. Intorno al 1630 abbiamo infatti testimonianza della decimazione di una unità di cavalleria tedesco, datosi alla fuga dalla battaglia in un momento delicatissimo, di fatto consegnando la vittoria al nemico. Ancora, dopo aver perso un’importante battaglia nei pressi di Lipsia nel 1642, l’Arciduca Leopoldo Guglielmo invoca una corte marziale e punisce severamente un reggimento di cavalleria anch’esso fuggito senza sparare un colpo. Gli ufficiali vengono o decapitati o impiccati mentre per la truppa è riservata una decimazione in stile antico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-23694" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2024/10/20241016_decimazione_2.jpeg" alt="" width="1024" height="713" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2024/10/20241016_decimazione_2.jpeg 1024w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2024/10/20241016_decimazione_2-768x535.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli ultimi casi di decimazione arrivano infine con la Prima Guerra Mondiale, dove alcuni episodi tra le forze francesi ma parrebbe anche tra le unità italiane, sembrano indicare la messa in pratica di questo tipo di punizione a livello di unità militare e non di singolo soldato.</p>
<p>Come possiamo ben notare, seppur presente tra una lista di numerose punizioni che soldati ed eserciti hanno subito nel corso dei millenni, la decimazione è stata utilizzata veramente poche volte. Il danno psicologico provocato all’unità dell’esercito forse rappresentava un fattore ancora più negativo della punizione stessa, inficiando morale e compattezza.</p>
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		<title>Conscript: prime impressioni</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/conscript-prime-impressioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Desiderati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Aug 2023 01:34:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Videogiochi: Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Horror]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Prime Impressioni]]></category>
		<category><![CDATA[Survival]]></category>
		<category><![CDATA[Videogiochi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le nostre prime impressioni su Conscript, un interessante survival horror ambientato nelle trincee della Grande Guerra all’alba della battaglia di Verdun.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tanadelcobra.com/conscript-prime-impressioni/">Conscript: prime impressioni</a> proviene da <a href="https://www.tanadelcobra.com">La Tana Del Cobra</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le nostre prime impressioni su <em>Conscript</em>, un interessante survival horror ambientato nelle trincee della Grande Guerra all’alba della battaglia di Verdun.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-18495 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2023/08/20230825_conscript_01.jpg" alt="" width="1600" height="900" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2023/08/20230825_conscript_01.jpg 1600w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2023/08/20230825_conscript_01-768x432.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2023/08/20230825_conscript_01-1536x864.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p><span id="more-18494"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Conscript</em> è il nuovo titolo entrato nel bagaglio di future pubblicazioni di Team17. Il gioco è svilupato dalla Catchweight Studio, casa di sviluppo dietro cui si cela un solo sviluppatore: l’australiano Jordan Mochi che da solo ha eroicamente portato avanti il suo progetto per ben sei anni, frutto del suo amore per la storia ed il piacere di raccontare storie.</p>
<p><em>Conscript</em> si presenta come un&#8217;opera ben curata di cui si percepisce palpabile l&#8217;amore e lo sforzo impiegato in sviluppo. La realizzazione è già nella sua fase terminale e l’accordo stretto con Team17 consentirà a Mochi di accellerare ancora di più il processo in questo momento così delicato, oltre che a rifinire quegli aspetti magari ancora grezzi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il gioco cattura subito l’attenzione per diversi fattori. In primis il genere di gioco è alquanto curioso: si tratta di un survival horror dove il fattore horror non è dato da una presenza sovrannaturale o da qualche creatura, bensì dalla semplice spietatezza intrinseca nell’animo umano quando questo è ridotto a bestia. E non potrebbe essere altrimenti visto che ci troveremo nella più fedele rappresentazione dell’Inferno che la Terra abbia mai visto: il fronte occidentale della Grande Guerra. Ci troviamo infatti tra le linee francesi e tedesche durante la battaglia di Verdun del 1916. Ancora più nello specifico all’inizio del gioco parteciperemo ad uno dei tentativi di riconquista della fortezza di Douaumont.</p>
<p>Da giocatori veniamo catapultati nel grande mattatoio della guerra coi panni di un poilu francese e con noi nostro fratello, nostro compagno d&#8217;armi finché non rimarrà disperso in azione. Ecco che ha inizio la nostra guerra personale che ci porterà ad infiltrarci dietro le linee tedesche alla ricerca di nostro fratello, presumibilmente catturato dalle truppe del Kaiser.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-18497 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2023/08/20230825_conscript_03.jpg" alt="" width="1000" height="563" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2023/08/20230825_conscript_03.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2023/08/20230825_conscript_03-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Circondati costantemente da un numero soverchiante di nemici alla nostra ricerca, dovremo farci strada facendo affidamento al poco equipaggiamento a disposizione. Le armi limitate, rese ancora più scarse dal piccolo inventario, e la difficolta di imbracciarle nelle strette trincee, ci obbligheranno a brandire l’arma bianca. La nostra salvezza quindi le armi più antiche e più barbare in dotazione nella Grande Guerra: mazze, pale e baionette, queste la chiave per aprirci la via.</p>
<p>Le trincee, così come i corridoi sotterranei, rappresentano un intricatissimo dedalo che dovremo esplorare. La mappa di gioco si comporrà man mano solo col nostro cammino e, se saremo fortunati, grazie agli appunti che troveremo lungo la via. A sbarrarci la strada numerosi enigmi che necessiteranno spesso di strumenti sparsi per la mappa (chiavi, tenaglie, esplosivi etc).</p>
<p>Perdersi è facile, ma sono numerosi anche i bivi: non sarà sempre possibile esplorare tutto. A proposito di bivi ecco che anche la trama di gioco evolverà in base alle scelte o alle strade che prenderemo, sviluppandosi in modi diversi e quindi avendo diversi finali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-18498 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2023/08/20230825_conscript_04.jpg" alt="" width="1000" height="563" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2023/08/20230825_conscript_04.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2023/08/20230825_conscript_04-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un’esperienza cruda e opprimente, resa ancora più d’effetto dalla ricercata estetica: una splendida pixel art che non sembra smorzare affatto i toni cupi del gioco. Visivamente <em>Conscript</em> ricorda molto le grafiche 3D pre renderizzate dei giochi inizio anni 2000 ed anch’esse restituiscono al titolo un grande carattere. Anche l’UHD, i menu, l’inventario, così come la sola impostazione dei comandi, ricordano molto la concezione dei giochi di svariati anni fa, quasi come se stessimo riscoprendo una piccola perla dal passato. La visuale dall’alto forse accentua quel senso di claustrofobia della trincea, portando il giocatore ad attendere costantemente l&#8217;arrivo di eventuali nemici dai bordi dello schermo.<br />
Forse è solo una sensazione ma, con le dovute correzioni, ha ricordato per certi versi il buon vecchio <em>Killzone: Liberation</em> per PSP, sebbene si tratti ovviamente di due giochi molto differenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-18496 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2023/08/20230825_conscript_02.jpg" alt="" width="1000" height="563" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2023/08/20230825_conscript_02.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2023/08/20230825_conscript_02-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La curiosità è veramente tanta per questo titolo così fuori dagli schemi. Il rilascio del gioco è previsto per il 2024 e la demo che abbiamo provato non è recentissima in quanto rilasciata a fine 2022, ma il gioco anche in questa fase sembra già presentabilissimo; tenendo conto che il suo sviluppo si è evoluto per un altro anno e che ora riceverà anche l’assistenza di Team17 le aspettative sono quindi decisamente molto alte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Curiosità storica</h4>
<p>Allo scoppio della Grande Guerra ci si è ben presto resi conto che le enormi fortezze (per cui le grandi potenze investirono enormi risorse) non erano che facili bersagli per le moderne artiglierie, sempre più numerose e di calibri sempre più grandi. All’alba della battaglia di Verdun, il 21 febbraio del 1916, il forte francese di Douaumont, il più grande del fronte occidentale, era già stato pesantemente bombardato ed evacuato del grosso dei suoi occupanti. A difesa non rimanevano che solo 56 uomini e l’enorme struttura venne conquistata da un manipolo di guastatori tedeschi che ne trovarono una porticina d’accesso esterna rimasta aperta.</p>
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		<title>Polveriera Baltica: La Lituania dal 1915 alla piena indipendenza</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/polveriera-baltica-la-lituania-dal-1915-alla-piena-indipendenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fangorn]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Dec 2021 01:55:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Lituania]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra tante dispute territoriali ed attacchi da ogni parte, la Lituania, così come le altre Repubbliche Baltiche, riesce a guadagnarsi l’indipendenza. &#160; &#160; Con i territori occidentali occupati dai tedeschi già nella primavera del 1915, a seguito dell’offensiva necessaria per&#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra tante dispute territoriali ed attacchi da ogni parte, la Lituania, così come le altre Repubbliche Baltiche, riesce a guadagnarsi l’indipendenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9152" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211229_lituania_1.jpg" alt="" width="945" height="655" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211229_lituania_1.jpg 945w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211229_lituania_1-768x532.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211229_lituania_1-400x277.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 945px) 100vw, 945px" /></p>
<p><span id="more-9150"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con i territori occidentali occupati dai tedeschi già nella primavera del 1915, a seguito dell’offensiva necessaria per distogliere l’attenzione russa dalla regione della Galizia, anche il restante territorio difeso dalle truppe zariste ne vede la conquista tra il Luglio e l’Agosto dello stesso anno. Con il passaggio dei territori lituani dai russi ai germanici, i lituani trattano la questione dell’indipendenza senza però concretizzare nulla. Con l’arrivo delle rivoluzioni russe di Febbraio/Marzo e Ottobre del 1917, la situazione per la Lituania ancora dominata dai tedeschi, migliora (almeno all’apparenza), quando viene garantita la possibilità di formare un Consiglio lituano dai poteri comunque fortemente limitati. Basanavicius, eletto come Capo del Consiglio nel Settembre 1917, ribadisce l’indipendenza nazionale come cardine del suo mandato. Due mesi dopo, in una trattativa a Berna, tedeschi e lituani sembrano decidere per una Lituania indipendente ma sotto la sfera d’influenza tedesca. Dopo vari tentennamenti e una forzatura da parte del Consiglio, il 16 Febbraio 1918 viene redatto il Manifesto dell’Indipendenza, riconosciuto formalmente dai tedeschi un mese dopo. Il Duca Wilhelm Von Urach sale al trono della Lituania, con un mandato di riavvicinamento a Berlino.</p>
<p>La Lituania indipendente e monarchica ma strettamente legata alla Germania ha però vita breve. A seguito dell’armistizio del Novembre 1918 e con l’annullamento di fatto del trattato di Brest-Litovsk, i bolscevichi avviano la loro offensiva verso i territori baltici, invadendo i territori lituani già nel Dicembre dello stesso anno. Il 6 Gennaio la città di Vilnius cade, ed entro il mese tutta la parte sud-orientale è saldamente in mano comunista. Resistono infatti solamente le regioni più occidentali, difese dai tedeschi che hanno tutti i motivi per cercare di fermare le orde rosse prima che possano addentrarsi nella Prussia Orientale. Con la primavera, le sorti della campagna lituana cambiano quando reggimenti polacchi attaccano le forze bolsceviche da sud, arrivando a liberare Vilnius in Aprile. L’inaspettato aiuto polacco rinvigorisce il morale delle forze lituano-germane, le quali si uniscono in una grande offensiva che scaccia i russi dai confini politici lituani. Nel mese di Agosto con le forze comuniste costrette a firmare un armistizio con le coalizzate forze polacco-lituane-tedesche, e con parte dei territori lituani sotto controllo militare polacco, iniziano a crearsi i primi problemi con questi ultimi, vista l’intenzione nemmeno troppo mascherata di incorporare il sud della Lituania nella nuova Polonia. Una linea di demarcazione entra in vigore sul finire dell’estate 1919 ma incidenti e scaramucce di confine si protraggono da una parte e dall’altra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9153" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211229_lituania_2.jpg" alt="" width="827" height="473" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211229_lituania_2.jpg 827w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211229_lituania_2-768x439.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211229_lituania_2-400x229.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 827px) 100vw, 827px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La situazione peggiora ancora una volta nell’autunno, quando i Russi Bianchi di Avalov (per lo più tedeschi anticomunisti) attaccano sia in direzione Riga (Lettonia), sia direttamente la Lituania che però non si piega e sconfigge queste formazioni, spingendo la diplomazia internazionale a imporre lo scioglimento delle forze di Avalov e il rimpatrio delle truppe tedesche entro i confini nazionali. Gli ultimi soldati di etnia germanica lasciano il territorio lituano entro la fine del 1919.</p>
<p>L’estate del 1920 vede le forze bolsceviche all’attacco nei territori lituani controllati dai polacchi, i quali subiscono l’iniziativa dei comunisti e si ritirano verso sud. Vilnius viene presa a metà Luglio e nello stesso mese il governo lituano e quello comunista formalizzano di fatti una pace che definisce anche i confini nazionali della Lituania, dopo la restituzione di Vilnius. Questa stabilità dura pochissimo: i polacchi sconfiggono i bolscevichi alle porte di Varsavia, le forze comuniste si sfaldano e i polacchi inseguono da vicino. Vilnius viene rioccupata dalle truppe polacche del Gen. Zeligowski, che però subiscono una cocente sconfitta da parte di forze regolari lituane nel Novembre del 1920.</p>
<p>I reparti lituani si preparano a recupare il controllo della città, ma nuovamente la diplomazia internazionale impone un cessate il fuoco e la creazione di una zona neutrale tra le due nazioni. Poco dopo, con un plebiscito cittadino, viene deciso che la città di Vilnius deve passare sotto controllo polacco e vi rimane fino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1923 la Lituania riesce a strappare e incorporare nei suoi confini un lambo di terra appartenente fino ad allora alla Germania ma amministrato ufficialmente dalla Francia vittoriosa del conflitto mondiale. È l’ultimo atto della riunificazione lituana, che godrà di una relativa stabilità fino agli inizi del 1939, quando Germania e Unione Sovietica indirizzeranno nuovamente i propri interessi verso la regione baltica.</p>
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		<title>Polveriera Baltica: il sacrificio della Lettonia</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/polveriera-baltica-il-sacrificio-della-lettonia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fangorn]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Dec 2021 01:16:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Lettonia]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Guerra Mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Lettonia trova stabilità e indipendenza dopo un biennio a dir poco turbolento. &#160; &#160; Negli ultimi 500 anni, i territori che oggi conosciamo e riconosciamo come lettoni, sono stati occupati da varie potenze: ceduti, conquistati e riconquistati, i lettoni&#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Lettonia trova stabilità e indipendenza dopo un biennio a dir poco turbolento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9103" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211222_lettonia_1.jpg" alt="" width="1357" height="764" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211222_lettonia_1.jpg 1357w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211222_lettonia_1-768x432.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211222_lettonia_1-400x225.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 1357px) 100vw, 1357px" /></p>
<p><span id="more-9102"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli ultimi 500 anni, i territori che oggi conosciamo e riconosciamo come lettoni, sono stati occupati da varie potenze: ceduti, conquistati e riconquistati, i lettoni hanno conosciuto la dominazione della Confederazione Lituano-Polacca prima, quella svedese a partire dal 1621 sotto Re Gustavo II Adolfo di Svezia poi, per finire, un secolo dopo, sotto l’orbita della grande Russia che ne conquista integralmente i territori. I territori lettoni diventano teatro di aspri combattimenti quando le trincee dividono il paese tra tedeschi a sud-ovest e russi nel resto del paese, i quali riescono saldamente a tenere il controllo almeno fino al 1917. La Rivoluzione di Febbraio &#8217;17, infatti, sancisce il collasso del secolare impero dei Romanov e le conseguenze creano il caos necessario per avanzare insistenti richieste di autonomia, quando non direttamente di indipendenza. Nel caso della Lettonia, già nell’estate dello stesso anno, viene a formarsi un Consiglio, composto da eminenti figure nazionali, rappresentante l’intera nazione lettone, il quale ha la funzione di interfacciarsi con il provvisorio governo russo.</p>
<p>La Rivoluzione di Ottobre e il Trattato di Brest-Litovsk permettono ai tedeschi di avanzare dalle proprie linee ed occupare la rimanente parte della Lettonia. L’avvicinarsi alla fine del conflitto mondiale, percepito anche nella regione baltica, porta le forze politiche lettoni a formare un governo provvisorio capeggiato da Ulmanis, il quale dichiara l’indipendenza il 18 Novembre 1918 nel teatro di Riga. L’atmosfera di festa però dura poco, pochissimo. Con i tedeschi in rotta dopo la rovinosa sconfitta e la caduta del Kaiser, i sovietici ammassano truppe nei baltici, decisi a riguadagnarsi con le armi ciò che è andato perso col precedente trattato. Il 3 Gennaio 1919 i bolscevichi occupano Riga, imponendo al governo provvisorio lettone di spostarsi a Liepaja. Bolscevichi e tedeschi si scontrano più volte, con gli ultimi che ripiegano sul fiume Venta e resistono ai successivi attacchi. Nella primavera successiva, i tedeschi guidati dal Gen. Von der Goltz, insieme a volontari anticomunisti passano al contrattacco partendo dalla linea del Venta, riguadagnando man a mano terreno, fino ad arrivare a liberare Riga il 22 Maggio.</p>
<p>La cacciata dei bolscevichi in seguito alle rinnovate operazioni militari tedesche nell’area, non permettono al governo provvisorio lettone di esercitare le proprie funzioni e anzi, con l’arrivo di Goltz, la situazione peggiora sensibilmente. Il Generale è intenzionato ad assicurare una continuità germanica in Lettonia, riuscendo ad imporre un governo fantoccio che entra in diretto conflitto con quello provvisorio e legittimato dalle potenze Occidentali. Lo scontro tra le prime forze lettoni indipendenti e quelle tedesche è inevitabile: a partire dalla metà del mese di Giugno, le truppe di Goltz incalzano le formazioni lettoni ed estoni che cedono molto terreno ma che sono capaci di sferrare un efficace contrattacco e respingere in direzione Riga i tedeschi che si preparano a difenderla. La mediazione delle potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale porta le due parti a firmare un armistizio il 3 Luglio 1919, riconoscendo di fatto come unico governo lettone quello di Ulmanis. Goltz viene richiamato in Germania e gran parte delle sue truppe, composte da tedeschi-baltici, passano sotto il comando britannico che poi ne permette l’inquadramento tra l’Armata Lettone agli etnici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9104" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211222_lettonia_2.jpg" alt="" width="855" height="552" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211222_lettonia_2.jpg 855w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211222_lettonia_2-768x496.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211222_lettonia_2-400x258.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 855px) 100vw, 855px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sul territorio amministrato da Ulmanis (che esclude i territori di Daugavpils in mano bolscevica), tuttavia, le forze irregolari tedesche (Freikorps) non vogliono saperne di ripiegare e rinunciare alla lotta per la sovranità tedesca nell’area baltica. Decidono invece di appoggiare i Russi Bianchi di Avalov, concentrati nell’area di Jelgava a metà 1919 in vista di vaste operazioni contro i bolscevichi che ancora davano parecchio filo da torcere. Entro i primi di Ottobre, circa il 70% delle truppe al comando di Avalov sono composte da combattenti anticomunisti tedeschi. I Russi Bianchi, intenzionati a riportare l’Impero Russo alla situazione prebellica una volta sradicati gli odiati bolscevichi, si oppongono a qualsiasi spinta autonomistica all’interno dei confini storici della Russia. Non sorprende molto infatti che a partire dalla metà di Ottobre 1919, Avalov lanci le sue formazioni contro la Lettonia indipendente. La marcia, vittoriosa inizialmente, si interrompe sulle sponde del fiume Daugava, ben difeso dalle formazioni regolari lettoni, le quali non permettono ad Avalov di arrivare a Riga. In Curlandia i Bianchi occupano la maggior parte dei centri abitati, non riuscendo a mantenerne però il controllo dopo la controffensiva delle forze lettoni supportate dalla marina britannica. Il 21 Novembre, i lettoni occupano Jelgava, punto nevralgico per le operazioni dei Bianchi, e per la fine del mese le truppe di Avalov vengono scacciate oltre il confine.</p>
<p>Il governo lettone può adesso puntare gli occhi su quei territori rimasti in mano bolscevica fin dall’inizio del 1919 e, per lo scopo, unisce le proprie forze a quelle polacche, già impegnate in un durissimo conflitto con l’Armata Rossa. L’offensiva scatenata il 3 Gennaio si protrae per tutto il mese, raggiungendo i principali obiettivi militari, tanto che il 1 Febbraio viene firmato l’armistizio con i comunisti, primo passo che porta al definitivo Trattato di Pace siglato a Mosca nell’Agosto dello stesso anno. Seguono due decenni di relativa tranquillità prima della ripresa del calvario.</p>
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		<title>Polveriera Baltica: l&#8217;indipendenza estone 1917-1920</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/polveriera-baltica-lindipendenza-estone-1917-1920/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fangorn]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Dec 2021 01:14:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Battaglie]]></category>
		<category><![CDATA[Estonia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Guerra Mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra il 1917 e il 1920 i territori baltici si infiammano sotto le spinte autonomistiche già duramente schiacciate dai potenti vicini. &#160; &#160; Nel corso dei secoli, i territori attualmente occupati dalle tre repubbliche baltiche, Estonia, Lettonia e Lituania, sono&#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra il 1917 e il 1920 i territori baltici si infiammano sotto le spinte autonomistiche già duramente schiacciate dai potenti vicini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9023" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211215_estonia_1.jpg" alt="" width="1000" height="654" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211215_estonia_1.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211215_estonia_1-768x502.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211215_estonia_1-400x262.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p><span id="more-9022"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel corso dei secoli, i territori attualmente occupati dalle tre repubbliche baltiche, Estonia, Lettonia e Lituania, sono stati divisi tra le potenze regionali che, a seconda del momento storico, riuscivano ad imporre il proprio dominio. Russi, svedesi, danesi e tedeschi si sono ferocemente impegnati, in diversi momenti chiaramente, ad esercitare la propria influenza sull’area baltica, in un moto perpetuo che mai prima del Ventesimo secolo aveva permesso alle popolazioni autoctone di battersi per una vera indipendenza. Come per moltissime altre realtà nazionali e regionali, è lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, ed il suo proseguire a fasi alterne, a rimescolare le carte in gioco ed a permettere alle popolazioni baltiche di guadagnarsi lo statuto di nazione.</p>
<p>Il processo di indipendenza estone segue da vicinissimo le sorti del conflitto. Nonostante la lontananza dal fronte e l’assenza di combattimenti visti sul proprio territorio prima del 1917-1918, il governo zarista inquadra più di 100.000 soldati di etnia estone tra i propri ranghi, nella lotta alle Potenze Centrali. Se da una parte il risvegliato sentimento nazionalista estone riserva odio per quello che viene percepito come l’occupante russo, si teme tuttavia anche una penetrazione tedesca verso l’area baltica con una conseguente germanificazione delle popolazioni autoctone, che sancisce di fatto una nuova e ferrea dominazione straniera.</p>
<p>Con la disintegrazione dell’Impero zarista, già nel 1917 l’Estonia si ritaglia un po’ di autonomia grazie alle pressioni fatte sul governo provvisorio russo che acconsente alla creazione di una giunta composta dalle più importanti figure politiche del panorama estone, che avviano un processo di riorganizzazione politica e militare arrivando persino a reclutare battaglioni interamente estoni che presto raggiungono la forza di una divisione. Sono i bolscevichi a complicare nuovamente la situazione interna del Governatorato estone: con la rivoluzione bolscevica di Ottobre 1917 e la scacciata del governo provvisorio russo, sull’Estonia si riversano le mire dei comunisti che non vogliono e non permettono pericolose autonomie nei territori che considerano di propria competenza. Nelle città estoni, infatti, nuclei di bolscevichi prendono il potere forzando la Giunta ad operare in clandestinità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9024" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211215_estonia_2.jpg" alt="" width="800" height="420" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211215_estonia_2.jpg 800w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211215_estonia_2-768x403.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211215_estonia_2-400x210.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La situazione cambia nuovamente con il Trattato di Brest-Litovsk e la conseguente assegnazione dell’area baltica, così come dell’Ucraina e della Bielorussia, alla Germania. Le guarnigioni russe abbandonano l’area e l’Estonia riesce giusto in tempo a proclamare per la prima volta l’Indipendenza il 24 Febbraio, un giorno prima che i tedeschi, impegnati nell’Operazione Faustschlag già dalla metà di Febbraio, facciano la loro entrata nella capitale Tallin. Accolti con un po’ di riguardo, ma pur sempre come coloro che hanno scacciato i russi, presto gli Estoni si rendono conto che il vicino tedesco non ha alcuna intenzione di impegnarsi nella causa indipendentista. Anzi, arrestato il neo Primo Ministro Konstantin Pats, funzionari germanici si insediano nei principali centri di potere locali, vietando qualsiasi organizzazione politica e applicando una dura censura. Si arriva persino alla creazione di un Ducato Baltico sotto la guida tedesca, che tuttavia ha brevissima vita in quanto poco dopo la Germania capitola perdendo e concludendo di fatto la Prima Guerra Mondiale.</p>
<p>La dissoluzione e la rivoluzione tedesca creano il vuoto di potere atteso dagli estoni per rialzare la testa e nuovamente tentare la via indipendentista. Una nuova minaccia infrange le rinnovate speranze: i bolscevichi, dichiarando nullo il Trattato di Brest-Litovsk all’indomani della sconfitta tedesca, avviano una serie di offensive verso i territori estoni già dalla fine di Novembre 1918, scontrandosi dapprima con le guarnigioni tedesche in ritirata, e poi con le poche forze estoni in grado di opporsi all’avanzata. Il sud del paese viene occupato: Varu, Valga e Tartu cadono sotto le armate rosse. A fine Dicembre anche Tapa, molto vicina alla capitale, si arrende. Gli estoni contrattaccano all’indomani del nuovo anno, supportati da reparti volontari finlandesi e dalla marina britannica che scarica nei porti estoni materiale bellico a supporto degli sforzi contro i bolscevichi; anche volontari svedesi e danesi prendono parte alla riconquista dei territori estoni in mano comunista. L&#8217;azione di riconquista può dirsi conclusa il 4 Febbraio, nonostante una serie di offensive nemiche lanciate nel mese successivo al fine di scoraggiare e far capitolare gli estoni.</p>
<p>Con i confini nazionali assicurati, a partire dal Maggio 1919 i reparti estoni, cresciuti fino ad arrivare a circa 75.000 truppe ben equipaggiate, iniziano a spingersi nei territori vicini, dando una mano ai lettoni nella lotta contro il nemico comune e avanzando in territorio russo a seguito di un&#8217;innaturale alleanza con i russi “Bianchi” che non digerivano l’idea di un’Estonia indipendente. Insieme alle forze bianche, tra l’estate e l’autunno, vengono lanciate diverse campagne in direzione della futura Leningrado, fermate però all’ultimo da reparti bolscevichi accorsi in aiuto. In questa fase del conflitto si registrano scontri anche con formazioni tedesche intervenute contro i comunisti, ma che combattono occasionalmente anche nel tentativo di reprimere l’indipendentismo baltico, cercando di assicurare una continua influenza germanica nella regione divisa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9025" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211215_estonia_3.jpg" alt="" width="1200" height="810" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211215_estonia_3.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211215_estonia_3-768x518.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/12/20211215_estonia_3-400x270.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I bolscevichi, sempre più in difficoltà e incalzati da una coalizione sempre più internazionale, muovono i primi passi verso un accordo di pace con gli estoni. Le discussioni tra le due parti, avvenute in una Pskov appena ricatturata dai rossi, vengono portate avanti con un protocollo che di fatto pone l’Estonia al rango di Stato e non di una mera regione all’interno di una struttura più ampia. A causa, in parte, della pressione di Stati quali la Gran Bretagna, i quali spingono per un fronte comune per debellare definitivamente la minaccia comunista e ripristinare la situazione russa nell&#8217;ottica dell&#8217;Intesa, nelle prime discussioni non viene stipulato alcun accordo.</p>
<p>Una nuova offensiva dei russi comunisti incontra a Narva la strenua resistenza estone, che non si piega e spinge nuovamente la parte politica a riprendere le trattative che questa volta sono ben più concrete. Il 31 Dicembre 1919 viene firmato un armistizio che entra in vigore a partire dal 3 Gennaio 1920, mentre il Trattato finale, quello di Tartu, viene ufficialmente firmato il 2 Febbraio 1920, sancendo il positivo esito della guerra di indipendenza estone.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tanadelcobra.com/polveriera-baltica-lindipendenza-estone-1917-1920/">Polveriera Baltica: l&#8217;indipendenza estone 1917-1920</a> proviene da <a href="https://www.tanadelcobra.com">La Tana Del Cobra</a>.</p>
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		<title>La spedizione americana nel nord della Russia: Archangelsk 1918-1919</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/la-spedizione-americana-nel-nord-della-russia-archangelsk-1918-1919/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fangorn]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Dec 2021 01:21:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Migliaia di soldati statunitensi vengono inviati ad Archangelsk ad assistere le forze europee impegnate nell&#8217;intervento in Russia del 1918-1919. &#160; &#160; A partire dal Novembre 1917, la posizione della Russia nell’Intesa, e più in generale all’interno del primo conflitto mondiale,&#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Migliaia di soldati statunitensi vengono inviati ad Archangelsk ad assistere le forze europee impegnate nell&#8217;intervento in Russia del 1918-1919.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8946 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211208_archangelsk_1.jpg" alt="" width="1200" height="736" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211208_archangelsk_1.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211208_archangelsk_1-768x471.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211208_archangelsk_1-400x245.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p><span id="more-8945"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A partire dal Novembre 1917, la posizione della Russia nell’Intesa, e più in generale all’interno del primo conflitto mondiale, si aggrava di non poco. La rapida presa di potere da parte dei bolscevichi, con la conseguente pace separata siglata coi tedeschi pochi mesi dopo, mette in allarme i vecchi alleati dei russi. Inglesi, francesi e statunitensi si consultano incessantemente per trovare la migliore e la più rapida via per riaprire il fronte a est contro i tedeschi e gli austro-ungarici e, allo stesso tempo, debellare la sempre più pericolosa minaccia rossa.</p>
<p>Nell’estate del 1918, cedendo alle pressanti richieste degli alleati, in primis quelle della Gran Bretagna, il presidente degli USA, Woodrow Wilson, accetta di partecipare all’intervento anglo-americano nel porto russo di Archangelsk. I britannici, infatti, vogliono usare le principali città e porti del nord della Russia, tra le quali anche Murmansk, per penetrare in armi verso il centro e il sud del paese, unendo le forze con le unità russe anticomuniste, i russi “bianchi”, vogliose di riprendere la lotta alle Potenze Centrali una volta sistemate le faccende di casa. Un corpo di 5000 truppe statunitensi viene fatto sbarcare ad Archangelsk, con l’ordine di proteggere i grossi depositi militari dell’Intesa; altri 8000 soldati vengono inviati nell’Estremo Oriente, nel protettorato Alleato di Vladivostok, per assicurare una buona riuscita dell’evacuazione della Legione Cecoslovacca, impegnata in feroci combattimenti lungo la Transiberiana.</p>
<p>Le truppe impiegate nel settore di Archangelsk, alle direttive del Colonnello Stuart, sono composte da tre battaglioni del 339° Reggimento Infanteria, reclutato appositamente nella città di Detroit (città nota per gli inverni molto freddi), accompagnate da unità di medici e ingegneri. Appena sbarcato, il corpo di spedizione statunitense si unisce alle diverse migliaia di britannici e francesi che controllano una vasta area perlopiù desolata e gelida. La situazione sul campo appare da subito più difficile che sulla carta: il corpo americano ricade sotto il comando dell&#8217;alleato britannico, deciso, a differenza degli amici americani, a debellare con la forza i bolscevichi. I battaglioni statunitensi vedono i primi combattimenti nelle settimane successive allo sbarco, lungo la linea ferroviaria che collega il porto di Archangelsk alla città di Volgoda e nei pressi del grande fiume Dvina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8947" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211208_archangelsk_2.jpg" alt="" width="750" height="508" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211208_archangelsk_2.jpg 750w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211208_archangelsk_2-400x271.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il giorno dell’armistizio in Europa, l’11 Novembre 1918, le truppe della spedizione sono impiegate in una feroce battaglia nei pressi del villaggio di Tulgas. I bolscevichi vengono respinti perdendo molti uomini, ma la fine del conflitto in Europa pone un problema diplomatico non indifferente: se la minaccia tedesca è stata neutralizzata, per cosa combattono adesso gli eserciti alleati in Russia? Mentre i politici disquisiscono la questione russa nei salotti europei, gli americani si preparano ad affrontare il primo gelido inverno russo.  Nel gennaio del 1919, le posizioni avanzate degli Alleati, circa 200km a sud di Archangelsk, vengono attaccate a sorpresa dalla 6° Armata bolscevica. Le terribili condizioni metereologiche, con -30°C e neve alta più di un metro, e lo scarso appoggio delle artiglierie in mano ai russi bianchi, costringono i reparti alleati ad una generale ritirata su linee difensive più vicine al porto russo. Sul finire dell’inverno entrambi gli schieramenti tentano rinnovate offensive che si infrangono senza importanti conquiste territoriali, e i combattimenti si fermano in attesa della primavera.</p>
<p>Con la Prima Guerra Mondiale ormai conclusa ufficialmente da diversi mesi, le pressioni dei media americani unite a quelle dei familiari delle truppe in Russia si fanno sempre più vivaci. La società civile richiede con sempre più insistenza il ritiro del contingente e la fine dell’intromissione negli affari interni di un paese così lontano. Anche il morale, non solo delle truppe americane ma di tutte quelle presenti nel nord della Russia, è in caduta libera. Non mancano infatti casi di ammutinamento tra francesi, britannici e tra gli stessi americani, alcuni dei quali iniziano a simpatizzare per la causa bolscevica.</p>
<p>Il presidente Wilson prende la decisione di evacuare le truppe, inviando ad Archangelsk, nel mese di Aprile, il Generale di brigata Richardson per coordinare l’evacuazione. Entro il mese di Agosto le ultime unità salpano dal porto russo, sancendo la fine dell’intervento americano almeno in questo settore dato che le truppe presenti a Vladivostok, dall’altra parte della Russia, rimangono per ancora molti mesi.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8948" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211208_archangelsk_3.jpg" alt="" width="696" height="400" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211208_archangelsk_3.jpg 696w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211208_archangelsk_3-400x230.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La campagna si conclude con 218 militari statunitensi morti, in parte uccisi dalle malattie e non dalle baionette e pallottole bolsceviche, e oltre 300 feriti. Il morale è spezzato e un generale senso di confusione accompagna le truppe evacuate: per cosa hanno combattuto e come hanno beneficiato le potenze alleate di questo intervento destinato al fallimento fin dall’inizio? Mentre le ultime navi accompagnano i soldati statunitensi fuori dalla baia di Archangelsk, migliaia di truppe britanniche vengono fatte sbarcare per sostituirle, assicurando la continuità di un intervento alleato in Russia presto destinato a fallire miseramente.</p>
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		<title>L&#8217;Anabasi della Legione Cecoslovacca: la lunga marcia verso Vladivostok</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/lanabasi-della-legione-cecoslovacca-la-lunga-marcia-verso-vladivostok/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fangorn]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Nov 2021 00:16:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Cecoslovacchia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Guerra Mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Legione Cecoslovacca deve attraversare una Russia in piena guerra civile prima di potersi imbarcare a Vladivostok e tornare a casa. &#160; &#160; Fin dall’inizio della Prima Guerra Mondiale, appartenenti alle minoranze etniche dell’impero austro-ungarico si arruolano volontariamente tra le&#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Legione Cecoslovacca deve attraversare una Russia in piena guerra civile prima di potersi imbarcare a Vladivostok e tornare a casa.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8800" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211124_legionececa_1.jpg" alt="" width="926" height="590" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211124_legionececa_1.jpg 926w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211124_legionececa_1-768x489.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211124_legionececa_1-400x255.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 926px) 100vw, 926px" /></p>
<p><span id="more-8793"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fin dall’inizio della Prima Guerra Mondiale, appartenenti alle minoranze etniche dell’impero austro-ungarico si arruolano volontariamente tra le fila degli eserciti dell’Intesa sperando che il contributo dato possa incidere e contribuire all’ottenimento dell’indipendenza delle nazioni sottomesse. Il caso più eclatante tra tutti è sicuramente quello dei cechi e degli slovacchi, che fin dal 1914 danno vita a un nucleo armato che combatte al fianco dei russi contro tedeschi e austroungarici. Con il proseguire del conflitto, i russi permettono a questo corpo armato di arruolare i prigionieri nemici di etnia cecoslovacca disposti a combattere per l’ideale indipendentista. Nel 1916 il gruppo è cresciuto a tal punto da poter costituire formalmente una brigata che si distingue per il valore nella battaglia di Zborov, all’interno dell’Offensiva Kerensky del luglio 1917. Entro la fine dell’anno nascerà la Legione Cecoslovacca composta da due divisioni armate che conta circa 40.000 effettivi.</p>
<p>L’instabilità politica e militare della Russia, causata dalla rivoluzione bolscevica e dalle trattative di pace con le Potenze Centrali, complica di non poco la situazione della Legione, desiderosa ancora di contribuire allo sforzo bellico sui fronti europei. Data l’impossibilità di raggiungere la Francia o l’Italia via terra e con i principali porti russi tenuti in scacco dalla marina nemica, l’unica via da percorrere rimane quella di raggiungere Vladivostok, nell’estremo oriente, e da lì raggiungere le coste francesi. Un viaggio lungo migliaia di chilometri ma almeno all’apparenza più sicuro. Vengono presi accordi con le autorità bolsceviche dell’Ucraina che garantiscono un passaggio sicuro ai convogli cecoslovacchi, ma la fulminea offensiva tedesca lanciata per spingere i bolscevichi ad accettare le pesanti condizioni di pace rallenta e coinvolge direttamente la Legione che deve dar loro battaglia a Bakhmach, riuscendo a tener testa a due divisioni nemiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8801" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211124_legionececa_2.jpg" alt="" width="310" height="163" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con la minaccia tedesca neutralizzata, e il passaggio attraverso l’Ucraina garantito, la Legione inizia la lenta traversata inoltrandosi nella Russia sovietica. La continua necessità di richiedere il permesso di passaggio alle autorità bolsceviche locali esaspera i cecoslovacchi al punto tale da trattare un passaggio sicuro fino al porto di Vladivostok in cambio della maggior parte delle armi in loro possesso. Il trattato si formalizza a Penza il 25 Marzo 1918, ma la tensione e la diffidenza cresce da una parte e dall’altra. I bolscevichi infatti temono che la Legione possa unirsi alle forze russe bianche della guerra civile, mentre gli ufficiali della Legione temono che il virus comunista penetri tra i ranghi della truppa. La traversata continua ma la disastrosa condizione della rete ferroviaria russa significano lunghi momenti di soste e un’esasperazione sempre più crescente.</p>
<p>La scintilla definitiva scoppia a metà Maggio, nella stazione ferroviaria di Chelyabinsk dove, per l’uccisione di un prigioniero di guerra ungherese da parte dei legionari, le autorità bolsceviche richiedono l’arresto di diversi cecoslovacchi. Di tutta risposta le truppe occupano la città. Le massime autorità bolsceviche da Mosca diramano l’ordine di disarmare e catturare i legionari sul territorio russo e così sul finire della primavera si accende un vero e proprio conflitto tra la nascente Armata Rossa e i legionari cecoslovacchi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8802" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211124_legionececa_3.jpg" alt="" width="738" height="455" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211124_legionececa_3.jpg 738w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211124_legionececa_3-400x247.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 738px) 100vw, 738px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In collaborazione con i russi bianchi, che riescono a prendere il possesso dell’importante città di Omsk e del controllo della Transiberiana dagli Urali fino a Irkutsk, i legionari occupano le più importanti città di allora lungo la fondamentale rete ferroviaria. Essendo sparsi lungo centinaia se non migliaia di chilometri, i legionari diedero battaglia alle poco efficaci (almeno in questa fase) truppe comuniste in diverse zone della Siberia, aprendosi finalmente la strada e occupando Vladivostok e il suo porto, dichiarando la zona protettorato Alleato. La presenza dei cecoslovacchi in Siberia fomenta la nascita di formazioni anti-bolsceviche nelle zone amministrate direttamente dai legionari, minando gravemente la posizione dei comunisti nell’area. Inoltre, le potenze dell’Intesa, approfittando della scusa di dar man forte all’evacuazione delle truppe cecoslovacche intrappolate in Russia, riescono a far sbarcare a Vladivostok un imponente numero di soldati di diverse nazionalità, con l’intenzione reale però di aiutare la lotta contro le formazioni comuniste.</p>
<p>Nei successivi mesi, l’Armata Rossa, arrivata a contare più di tre milioni di soldati, inizia una generale offensiva contro le città liberate lungo la Transiberiana. I cecoslovacchi, trovandosi sempre più in difficoltà iniziano ad evacuare le restanti truppe verso l’estremo oriente, riconoscendo di fatto l’impossibilità di resistere all’urto rosso. Sempre più desiderosi di cessare questo conflitto al quale di fatto molti cecoslovacchi non sono interessati, e la contestuale nascita della Cecoslovacchia come Stato indipendente, spinge la legione a cercare un armistizio con i bolscevichi. La terribile avventura della Legione nelle terre russe si conclude ufficialmente nel Settembre 1920 quando l’ultima nave carica di truppe abbandona il porto di Vladivostok, ancora occupato dall’Intesa. Quasi 60.000 soldati evacuati intraprendono un nuovo viaggio per mare attraversando mezzo mondo prima di raggiungere casa. In patria, formeranno il nucleo delle forze armate cecoslovacche, rispettati e onorati fino ai giorni nostri.</p>
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		<title>L&#8217;Ungheria nel primo dopoguerra: instabilità, comunismo e sconfitte</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/lungheria-nel-primo-dopoguerra-instabilita-comunismo-e-sconfitte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fangorn]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Nov 2021 01:18:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Ungheria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La minaccia rappresentata dall’Ungheria sovietica viene neutralizzata dall’esercito rumeno, con il consenso ma anche la diffidenza di Francia, Inghilterra e gli altri membri dell’Intesa. &#160; &#160; Con la fine della Prima Guerra Mondiale, l’Impero Austro-Ungarico sperimenta una vera e propria&#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La minaccia rappresentata dall’Ungheria sovietica viene neutralizzata dall’esercito rumeno, con il consenso ma anche la diffidenza di Francia, Inghilterra e gli altri membri dell’Intesa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8723" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211110_ungheria_1.jpg" alt="" width="1000" height="681" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211110_ungheria_1.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211110_ungheria_1-768x523.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211110_ungheria_1-400x272.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p><span id="more-8722"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con la fine della Prima Guerra Mondiale, l’Impero Austro-Ungarico sperimenta una vera e propria implosione dovuta alle enormi spinte autonomistiche delle tante e differenti etnie presenti al suo interno. La sconfitta militare, insieme agli enormi problemi di carattere socioeconomico esacerbati dal lungo e dispendiosissimo conflitto, difatti accelerano un processo già avviato e probabilmente inarrestabile. La rivoluzione ungherese che porta al governo di Budapest il moderato Karoly, del 31 Ottobre 1918, e la successiva e immediata smobilitazione di tutte le truppe ungheresi presenti sul territorio nazionale, quasi a voler dimostrare la buona condotta del nuovo Stato, in realtà non fanno che indebolire ulteriormente la posizione di Budapest nello scacchiere internazionale e infuriare le ali estremiste della politica interna.</p>
<p>Infatti, nelle settimane successive, gli eserciti vincitori dell’Intesa avanzano nell’ex impero sulle linee di demarcazione provvisorie, in attesa di un disegno definitivo sancito dalle conferenze di pace. I serbi salgono da sud, mentre a nord i cecoslovacchi fanno sentire la loro presenza occupando importanti porzioni di territorio. Anche l’esercito rumeno avanza attraverso i passi dei Carpazi, riversandosi nei territori transilvani che dal 1° Dicembre 1918 si uniscono in maniera definitiva alla Vallachia e alla Moldavia per formare la Grande Romania interbellica. La conferenza di pace di Parigi conferisce alla Romania una nuova linea di demarcazione, permettendo alle truppe di avanzare fino alle principali città di Arad, Oradea e Satu Mare, ma non di occuparle. Il governo di Karoly, in evidente difficoltà e contrario ad accettare l’ennesima ritirata con conseguente perdita di territorio, soccombe il 21 marzo 1919 in seguito al colpo di Stato messo in atto da Bela Kun. È l’alba dell’Ungheria sovietica e di un biennio di instabilità politica e militare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8724" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211110_ungheria_2.jpg" alt="" width="740" height="494" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211110_ungheria_2.jpg 740w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211110_ungheria_2-400x267.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 740px) 100vw, 740px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La nuova Ungheria di Kun si dimostra fin da subito contraria alle continue richieste dei vincitori, rifiutando nuove concessioni territoriali. Punta molto sul sostegno delle masse operaie delle grandi città, e sa che può sfruttare la perdita (e quindi il recupero) dei territori per rafforzarsi dall’interno. La situazione della Romania appare sempre più problematica a partire dal Marzo 1919, con i bolscevichi russi a est e i comunisti di Kun a ovest che si preparano a colpire. Senza aspettare le direttive degli alleati, l’esercito rumeno risponde alla mobilitazione e decide di attaccare verso l’interno dell’Ungheria raggiungendo, entro l’inizio di maggio, la sponda del Tibisco dopo aver occupato Debrecen. Kun, costretto questa volta ad accettare le linee di demarcazione imposte a Parigi, cerca di recuperare consenso e faccia attaccando le neonate forze cecoslovacche. Poche settimane dopo la sconfitta contro i rumeni, le divisioni ungheresi penetrano nei territori cecoslovacchi raggiungendo buoni risultati, riuscendo persino a creare uno stato sovietico fantoccio in Slovacchia. Quest’ultima azione diede vita a importanti contrasti tra le fazioni nazionaliste e quelle comuniste presenti all’interno dell’esercito ungherese. Le tensioni interne aumentano e Kun si tiene a galla solamente grazie alla presenza di nemici esterni sul territorio nazionale, più che alle proprie capacità politiche e militari.</p>
<p>I membri principali dell’Intesa cercano di mitigare la situazione precaria, imponendo a Kun di ritirarsi dalla Cecoslovacchia e alla Romania di ripiegare sulle linee concordate a Parigi. I sovietici ungheresi, minacciati espressamente di invasione da parte della Francia, ripiegano di 15-20 km a nord. I rumeni invece non vogliono proprio saperne di abbandonare le posizioni avanzate, il che manda su tutte le furie l’Intesa. La Romania è decisa ad eliminare la minaccia sovietica da Occidente, prima di far fronte eventualmente a quella ben più pericolosa ad est.</p>
<p>Lo scontro decisivo si fa inevitabile. Kun mobilita per l’ennesima volta le forze ungheresi, facendole avanzare verso le posizioni rumene. L’obiettivo è ricacciare le divisioni rumene verso la Transilvania e da lì coordinare un attacco con gli amici bolscevichi da nord-est. L’offensiva ungherese inizia a metà Luglio 1919, dopo tre giorni di bombardamenti delle posizioni rumene. Il 20 Luglio si tenta l’attraversamento del grande fiume in più parti, e la creazione di diverse teste di ponte. La maggior parte delle aree liberate vengono successivamente rioccupate dalle truppe rumene, e l’offensiva ungherese si esaurisce in breve tempo senza aver raggiunto nessuno degli obiettivi principali. I contrattacchi rumeni, infatti, riescono a ristabilire la situazione iniziale già al 25 Luglio. Entro la fine del mese i rumeni, rinforzatisi con divisioni provenienti dalla Bessarabia, tentano e riescono l’attraversamento del Tibisco, di fatto aprendo la strada per Budapest. Le forze ungheresi, indebolite dalla fallita offensiva e moralmente distrutte, si sfaldano in ritirata, non riuscendo a sbarrare la strada per la capitale alle forze nemiche. Il 3 Agosto 1919, reggimenti a cavallo rumeni fanno il loro ingresso nella capitale nemica. Kun abbandona tutto e tutti, fuggendo in Russia dopo aver attraversato il confine austriaco.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-8725" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211110_ungheria_3.jpg" alt="" width="1059" height="847" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211110_ungheria_3.jpg 1059w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211110_ungheria_3-768x614.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/11/20211110_ungheria_3-400x320.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 1059px) 100vw, 1059px" /></p>
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<p>Il governo comunista cade e la minaccia sovietica è stata finalmente neutralizzata. L’Ungheria viene amministrata momentaneamente dall’odiato vicino rumeno, insieme a delegazioni dell’Intesa e al prezioso aiuto dell’Ammiraglio Horty che si prepara ad assumere il controllo del paese grazie alla sua milizia armata. Le truppe rumene abbandonano il territorio ungherese l’anno successivo. Con il 1920 e la presa di potere di Horty si apre un nuovo capitolo della storia ungherese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tanadelcobra.com/lungheria-nel-primo-dopoguerra-instabilita-comunismo-e-sconfitte/">L&#8217;Ungheria nel primo dopoguerra: instabilità, comunismo e sconfitte</a> proviene da <a href="https://www.tanadelcobra.com">La Tana Del Cobra</a>.</p>
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		<title>They Shall Not Grow Old &#8211; Per Sempre Giovani: la recensione</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/they-shall-not-grow-old-per-sempre-giovani-la-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Desiderati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Sep 2021 00:05:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film: Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Consigliato dalla Tana]]></category>
		<category><![CDATA[Documentario]]></category>
		<category><![CDATA[Drammatico]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo approccio di Peter Jackson al mezzo cinematografico come documentarista celebra il centenario della Grande Guerra mediante il restauro di filmati d&#8217;epoca. &#160; &#160; They Shall Not Grow Old (diffuso in Italia come Per Sempre Giovani) è un documentario&#8230; </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tanadelcobra.com/they-shall-not-grow-old-per-sempre-giovani-la-recensione/">They Shall Not Grow Old &#8211; Per Sempre Giovani: la recensione</a> proviene da <a href="https://www.tanadelcobra.com">La Tana Del Cobra</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo approccio di Peter Jackson al mezzo cinematografico come documentarista celebra il centenario della Grande Guerra mediante il restauro di filmati d&#8217;epoca.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-7882 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/08/20210911_theyshallnotgrowold_01.jpg" alt="" width="1400" height="1050" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/08/20210911_theyshallnotgrowold_01.jpg 1400w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/08/20210911_theyshallnotgrowold_01-768x576.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/08/20210911_theyshallnotgrowold_01-400x300.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p><span id="more-7881"></span></p>
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<p><em>They Shall Not Grow Old</em> (diffuso in Italia come <em>Per Sempre Giovani</em>) è un documentario del 2018 diretto e prodotto da Peter Jackson in collaborazione con l’Imperial War Museum inglese. La pellicola celebra il passato centenario della Grande Guerra mediante l’uso di filmati d’epoca restaurati secondo le più moderne tecniche a disposizione, come è comune in questi anni (come nel caso dei documentari <em>Apocalypse</em> o del già trattato film italiano <a href="https://www.tanadelcobra.com/fango-e-gloria/"><em>Fango e Gloria</em></a>). Sebbene sia la prima volta che il regista si approcci alla via documentaristica, il risultato è grandioso; un viaggio nel tempo che non potrebbe mai essere più vero di così.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>A legare le numerosissime sequenze sono le voci dei reduci, tutti volontari. Spesso commossi, spesso allegri, raccontano la loro guerra e, in particolare, la loro gioventù sacrificata alla patria per adempiere quel dovere che sentivano loro o per vivere un’avventura lontani da casa inconsapevoli del prezzo da pagare. La narrazione, guidata da questi racconti, segue tutta l’esperienza del conflitto con una scaletta precisa: dalla coscrizione alle trincee e dalle battaglie sino al congedo.<br />
Anche i più piccoli aneddoti che ci vengono raccontati aiutano a comprendere uno spaccato dell’epoca con grande chiarezza, seppur nel loro piccolo possano apparire insignificanti nell’immensità della vicenda. Purtroppo ne esce un quadro del conflitto ormai superato che vede i soliti “buoni e cattivi” ovvero truppe dell’Intesa e della Triplice.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-7883 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/08/20210911_theyshallnotgrowold_02.jpg" alt="" width="1000" height="667" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/08/20210911_theyshallnotgrowold_02.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/08/20210911_theyshallnotgrowold_02-768x512.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/08/20210911_theyshallnotgrowold_02-400x267.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Stranisce come la guerra sia raccontata in maniera molto edulcorata: sembra quasi che questi ragazzi andassero ad un lungo campeggio piuttosto che al fronte. Nel film si dà molto risalto alla vita del soldato di tutti i giorni, che era spesso molto noiosa, riempita a forza in tutti i modi, che fosse col lavoro o col gioco poco importava; una chiara scelta registica, per così dare una visione più della vita di trincea che della guerra in sé. Credo che in una certa misura anche i reduci volessero tralasciare certi orrori nei loro racconti. Siamo noi in errore abituati a sentire o leggere solo di paura e sangue, e ci sorprendiamo quando gli aspetti più crudi ed eclatanti della Grande Guerra vengono messi sullo stesso livello di altri ben più innocenti. Come disse Emilio Lussù &#8211; autore di <em>Un Anno Sull’Altipiano</em>, riferendosi alla drammaticità di <em>Uomini Contro</em>, ad esso ispirato, “&#8230;qualche volta abbiamo anche cantato”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Come detto, i filmati sono stati posti a disposizione di Peter Jackson dall’Imperial War Museum e sono in gran parte inediti. È incredibile quanto siano vasti gli archivi di tutto il mondo: non ce ne rendiamo conto ma abbiamo a disposizione una quantità sterminata di pellicole anche ben più vecchie di queste. Gli spezzoni corretti nella velocità dei fotogrammi, nella risoluzione, aggiunti dei suoni e quando possibile doppiati, ma soprattutto colorati, aprono una finestra sul passato: quegli uomini, che altrimenti ci parrebbero ombre lontane, riacquistano un’anima, così come tutto il mondo circostante riprende vita. È naturale domandarsi, durante la visione, se quei volti avranno visto la fine della guerra, l’alba seguente, o se quel momento sia tra gli ultimi da loro vissuti. Il titolo inglese del film, &#8220;loro non invecchieranno”, riporta una commovente poesia dell’epoca, <em>Per i Caduti</em>; nei versi il “loro non invecchieranno” indica il sacrificio comune che li ha elevati su un piano superiore, metafisico. È qui però che il film si pone come punto di contatto tra noi e loro, e il significato diviene letterale e ben più materiale: “loro non invecchieranno” più perché i loro volti intrappolati nella celluloide saranno per sempre a testimoniarci la loro esistenza ed il loro sacrificio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-7885 aligncenter" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/08/20210911_theyshallnotgrowold_04.jpg" alt="" width="1000" height="563" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/08/20210911_theyshallnotgrowold_04.jpg 1000w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/08/20210911_theyshallnotgrowold_04-768x432.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/08/20210911_theyshallnotgrowold_04-400x225.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si può dire che il cinema al giorno d’oggi si sia ormai espresso in tutti i modi che poteva; son poche le vie ancora inesplorate. L’esperienza offerta da Peter Jackson, la più riuscita nel suo ambito, è quanto di meglio possiate concedervi per provare almeno un’emozione nuova, diversa, oltre che per onorare la memoria di quei giovani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6>They Shall Not Grow Old &#8211; Per Sempre Giovani, 2018</h6>
<h6>Voto: 9</h6>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><strong>For the Fallen</strong></p>
<p>«They went with songs to the battle, they were young.<br />
Straight of limb, true of eyes, steady and aglow.<br />
They were staunch to the end against odds uncounted,<br />
They fell with their faces to the foe.</p>
<p>They shall grow not old, as we that are left grow old:<br />
Age shall not weary them, nor the years condemn.<br />
At the going down of the sun and in the morning,<br />
We will remember them.</p>
<p>They mingle not with their laughing comrades again;<br />
They sit no more at familiar tables of home;<br />
They have no lot in our labour of the day-time;<br />
They sleep beyond England&#8217;s foam»</p>
<p><em>Laurence Binyon</em></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p><strong>Per i Caduti</strong></p>
<p>«Loro andarono con le canzoni in battaglia, erano giovani.<br />
Diritto di arto, vero di occhi, costante e ardente.<br />
Loro erano fermi fino alla fine contro le probabilità non contate,<br />
Loro caddero con la faccia rivolta al nemico.</p>
<p>Loro non invecchieranno, mentre noi rimasti invecchieremo:<br />
L&#8217;età non li stancherà, né gli anni condanneranno.<br />
Al calar del sole e al mattino,<br />
Noi li ricorderemo.</p>
<p>Loro non si mescolano più con i loro compagni che ridono;<br />
Loro non siedono più ai tavoli familiari di casa;<br />
Loro non hanno molto nel nostro lavoro di giorno;<br />
Loro dormono oltre la spuma dell&#8217;Inghilterra»</p>
<p><em>Laurence Binyon</em></p></blockquote>
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		<title>Impero Ottomano e Prima Guerra Mondiale</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/impero-ottomano-e-prima-guerra-mondiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fangorn]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jun 2021 23:34:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Battaglie]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Novecento]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Guerra Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alleato con le Potenze Centrali in funzione anti-russa, l’Impero Ottomano si affaccia sulla scena internazionale per l’ultima volta. &#160; &#160; Ai primi del ‘900 l’Impero Ottomano è lontano dalla grande potenza dei secoli passati. Un lento declino economico e soprattutto&#8230; </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alleato con le Potenze Centrali in funzione anti-russa, l’Impero Ottomano si affaccia sulla scena internazionale per l’ultima volta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-6674" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/06/20210630_ottomani_1.jpg" alt="" width="1200" height="450" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/06/20210630_ottomani_1.jpg 1200w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/06/20210630_ottomani_1-768x288.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/06/20210630_ottomani_1-400x150.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p><span id="more-6673"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ai primi del ‘900 l’Impero Ottomano è lontano dalla grande potenza dei secoli passati. Un lento declino economico e soprattutto culturale andato avanti per decenni ha lasciato una cicatrice destinata a non rimarginarsi più, nonostante gli sforzi dei “Giovani Turchi” che, prendendo il potere nel 1908, avviano una serie di riforme interne atte a ridare una parvenza di vitalità e reazione al colosso morente. Il tempo a disposizione è però poco, e le pressioni sull’impero si rivelano sempre più grandi: la prima batosta arriva con l’occupazione italiana della Libia e del Dodecaneso tra il 1911 e il 1912.</p>
<p>Segue poi la Prima Guerra Balcanica che finisce con la perdita quasi integrale dei territori europei, salvo recuperarne una piccola parte (Tracia Orientale) con la Seconda Guerra Balcanica combattuta contro gli spavaldi bulgari. È una magra consolazione, perché i combattimenti logorano l’esercito che difficilmente riesce a ripristinare gli effettivi, e la perdita dei territori si tramuta in ingenti perdite economiche che aggravano ulteriormente la situazione.</p>
<p>Quando Nicola II Zar di Russia mobilita le truppe nel Luglio del 1914; il Ministro della Guerra ottomano Enver Pasha non rimane a guardare e avvia a sua volta la mobilitazione delle truppe ottomane. Ci vogliono però diversi mesi dato lo stato delle infrastrutture e dell’organizzazione burocratica. Proprio in funzione anti-russa, viene siglato un trattato difensivo con la Germania anche se ufficialmente l’Impero Ottomano risulta ancora come non belligerante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-6675" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/06/20210630_ottomani_3.jpg" alt="" width="790" height="600" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/06/20210630_ottomani_3.jpg 790w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/06/20210630_ottomani_3-768x583.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/06/20210630_ottomani_3-400x304.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Generali e Ammiragli tedeschi arrivano a Istanbul e prendono il comando militare delle armate ottomane, con lo scopo di velocizzarne la mobilitazione e prepararle al meglio per l’imminente conflitto. Britannici e francesi si rendono conto che le simpatie verso la Germania e l’odio verso la Russia, già nemica secolare di Istanbul, giocheranno un ruolo fondamentale nella scelta delle alleanze e, seppur cessando di provare a portare l’impero dalla loro parte, lavorano diplomaticamente almeno sul mantenerlo neutrale il più a lungo possibile.</p>
<p>Niente da fare: il 25 Ottobre 1914, Enver Pasha senza troppi giri di consultazione, ordina alla flotta del Mar Nero un improvviso attacco navale sulle città portuali di Odessa e Sebastopoli, trascinando con questo atto l’Impero Ottomano verso la fine. Di tutta risposta il 2 Novembre la Russia dichiara guerra, seguita nei giorni seguenti dal resto degli alleati.</p>
<p>La situazione militare è critica, gli equipaggiamenti dei soldati risultano scarsi e inadeguati per una guerra che appare da subito diversa e moderna. Le riserve di materiale bellico sono andate esaurite nelle guerre del 1912-1913 e poco rimane disponibile. Lo sforzo iniziale è quello di battersi con i russi nel settore del Caucaso, senza badare molto a rinforzare i confini del Medio Oriente che si crede al sicuro da eventuali incursioni nemiche. Nulla di più sbagliato: i britannici sbarcano nel golfo persico, con una forza composta per la maggiore da truppe coloniali indiane, dando vita al fronte mesopotamico, difeso dalla Sesta Armata Ottomana. Nella regione del Sinai, tra la Palestina e l’Egitto, la Quarta Armata riceve l’ordine di attaccare e conquistare il canale di Suez, senza successo. Gli ottomani, dopo il tentativo fallito rimangono nel Sinai in assetto difensivo, cercando di sbarrare l’accesso alle zone palestinesi e siriane dell’impero.</p>
<p>Il 1915 vede il tentativo di sbarco e occupazione della penisola di Gallipoli da parte delle truppe britanniche e quelle dell’ANZAC. Lo sbarco ha successo, ma conquistare le posizioni ottomane costa troppo caro all’Intesa che si vede costretta a imbarcare forzatamente le divisioni e ad abbandonare la campagna dopo mesi di combattimenti.</p>
<p>Nella metà del 1916 le truppe zariste lanciano una massiccia offensiva nel settore del Caucaso respingendp gli ottomani verso l’interno dell’Anatolia. Quello che poteva sembrare un colpo di grazia all’impero e una brillante vittoria russa però si conclude con un nulla di fatto per via della Rivoluzione del 1917 che implica il ritiro dei soldati e il ripristino del fronte sulle posizioni di partenza: è il turno delle armate ottomane di approfittare del caos russo per attaccare le autonomie che si stanno creando dalla dissoluzione della Russia, quali quelle georgiane, azere e armene.</p>
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<p>Nonostante i successi in questo settore, nel 1918 gli eventi della guerra prendono una brutta piega quando sia sul fronte mesopotamico che su quello palestinese i britannici, aiutati da forze alleate, riescono a rompere i fronti ed a lanciare fulminee offensive che sbaragliano le armate locali. Risalendo le coste palestinesi e siriane, i britannici adesso minacciano direttamente l’Anatolia e quindi il cuore dell’Impero. A peggiorare ulteriormente la situazione è la Bulgaria che opta per un armistizio con l’Intesa, di fatto liberando le armate del fronte macedone che adesso possono focalizzarsi sulla Tracia ottomana e direttamente su Costantinopoli.</p>
<p>È la fine. L’Impero Ottomano si riduce ormai alla sola Anatolia ed è circondato da tutte le parti senza la capacità e la forza di reagire. L’unica via d’uscita è arrendersi e firmare l’armistizio di fine Ottobre 1918. La guerra è finita, sancendo di fatto la fine di un impero secolare e la nascita della Turchia.</p>
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		<title>La Bulgaria nella Prima Guerra Mondiale</title>
		<link>https://www.tanadelcobra.com/la-bulgaria-nella-prima-guerra-mondiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fangorn]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jun 2021 23:29:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Battaglie]]></category>
		<category><![CDATA[Bulgaria]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Novecento]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Guerra Mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le promesse territoriali trascinano la Bulgaria nel primo conflitto mondiale a fianco degli Imperi Centrali dopo un anno di neutralità. &#160; &#160; Il primo anno di guerra vede la Bulgaria non schierata e neutrale nonostante le posizioni apertamente filo-tedesche del&#8230; </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le promesse territoriali trascinano la Bulgaria nel primo conflitto mondiale a fianco degli Imperi Centrali dopo un anno di neutralità.</p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-6662" src="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/06/20210623_bulgaria_1.jpg" alt="" width="1600" height="800" srcset="https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/06/20210623_bulgaria_1.jpg 1600w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/06/20210623_bulgaria_1-768x384.jpg 768w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/06/20210623_bulgaria_1-1536x768.jpg 1536w, https://www.tanadelcobra.com/wp-content/uploads/2021/06/20210623_bulgaria_1-400x200.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p><span id="more-6661"></span></p>
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<p>Il primo anno di guerra vede la Bulgaria non schierata e neutrale nonostante le posizioni apertamente filo-tedesche del Primo Ministro Vasil Radoslavov. La decisione appare quasi obbligata data l’esperienza appena conclusa delle guerre balcaniche (1912-1913) dalle quali la Bulgaria ne esce sconfitta e ridimensionata. La nazione ha bisogno di tempo per ricreare le proprie forze economiche e militari mentre sia l’Intesa che l’Alleanza iniziano a guardare verso Sofia come un possibile jolly da usare al momento opportuno.</p>
<p>Per l’Intesa, l’importanza della Bulgaria è principalmente data dalla posizione strategica e dalla vicinanza alla capitale nemica di Costantinopoli, cuore dell’Impero Ottomano alleato dei tedeschi e austriaci. Per le potenze centrali invece, l’alleanza coi bulgari garantisce una pressione mortale sulla Serbia che una volta sconfitta porterebbe a un collegamento diretto sulla rotta Berlino-Vienna-Costantinopoli. L’interesse ultimo del governo bulgaro e della casa reale è quello di aspettare, osservare ed eventualmente schierarsi con chi è in grado di offrire più territori e risorse alla nazione.</p>
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<p>Per tutto il 1914 e la prima parte dell’anno successivo, i diversi tentativi da ambo gli schieramenti di trascinare la Bulgaria dalla propria parte falliscono miserabilmente. Lo stallo che si va creando sui vari fronti, così come la posizione sempre più strategica della nazione dopo un anno di conflitto, spingono le Potenze Centrali ad offrire non solo la Macedonia tanto agognata dai bulgari, ma, in caso di attacco rumeno o greco, anche dei territori persi dalla Bulgaria a vantaggio di questi vicini. È ciò che la Bulgaria attendeva da un anno a questa parte. Per Settembre, l’accordo con Germania e Austria è definitivo e formalizzato con un trattato di amicizia valido per cinque anni. La Germania eroga anche 200 milioni di marchi come aiuto allo sforzo bellico bulgaro. L’Intesa rimane all&#8217;oscuro dell’accordo continuando a pressare diplomaticamente Sofia.</p>
<p>Il 22 Settembre 1915 la Bulgaria inizia a mobilitare le truppe, nonostante i discorsi in chiave neutrale rivolti ai vicini. La Serbia, resasi conto della situazione, avverte con urgenza i propri alleati chiedendo disperato aiuto ma senza successo. Per i primi di Ottobre la Bulgaria riesce a mobilitare 600.000 uomini, schierando in campo ben 12 divisioni, 8 in più rispetto a quanto richiesto dai nuovi alleati. Le forze vengono poi divise in tre armate, due delle quali subito indirizzate verso il confine serbo. Il piano è quello di attaccare la Serbia da più direzioni, con le divisioni tedesche e austriache che attaccano dal nord e le armate bulgare dal fianco destro del paese. Il 14 Ottobre finalmente Sofia dichiara guerra al vicino.</p>
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<p>Le due armate avanzano rapidamente occupando le prime città a ridosso del confine, per poi addentrarsi verso l’interno e virare a sud in direzione Skopje che viene occupata il 22 Ottobre. Gli attacchi coordinati e il rischio di accerchiamenti spingono le forze serbe a ritirarsi in direzione Kosovo, cercando di rallentare il più possibile le forze nemiche, riunite dopo la caduta della città di Nis, in un unico fronte. Entro due mesi dall’entrata in guerra della Bulgaria, la questione serba sembra essere stata liquidata in quanto l’intero territorio è caduto in mano nemica e il fronte si è spostato molto più a sud, verso la Grecia, dove l’Intesa si posiziona e non arretra più. Il corridoio tra Berlino e Costantinopoli è finalmente aperto, e l’ago della bilancia si sposta in favore delle potenze centrali.</p>
<p>L’anno seguente è il turno della Romania di entrare in guerra a fianco dell’Intesa, quindi si aprono le ostilità tra i due vicini confinanti sul Danubio. La posta in gioco è la Dobrugia, ceduta ai rumeni nel 1913. A guidare le operazioni a nord è la terza armata che, aiutata da ingenti forze tedesche, riesce a sfondare le difese rumene e riprendersi il territorio senza però fermarsi lì. In ripetuti attacchi coordinati tra il fronte transilvano e danubiano, i rumeni cedono sempre più territorio e la forza germano-bulgara riesce ad occupare rapidamente gran parte delle pianure rumene della storica valacchia per poi vedere il fronte stabilizzarsi in direzione Moldavia, ultimo territorio rimasto in mano alla Romania.</p>
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<p>Ha inizio uno stallo che dura fino al 1918, con le armate bulgare impegnate fondamentalmente sul fronte greco-macedone a sud. Il deteriorarsi della situazione interna alle Potenze Centrali si riflette anche sulla tenuta del fronte, troppo debole per resistere all’Offensiva Vardar scatenata dall’Intesa nell’autunno del 1918. È l’inizio della fine non solo per la Bulgaria, ma per tutto il blocco centrale. La resistenza si disgrega rapidamente e le divisioni francesi, greche, britanniche ed italiane avanzano rapidamente verso l’interno, liberando i territori precedentemente occupati e forzando la Bulgaria all’Armistizio di Salonicco firmato il 29 Settembre 1918. L’11esima armata tedesca capitola, Sofia depone le armi e il Re Ferdinando I abdica in favore del figlio. Le forze britanniche si dirigono verso la parte europea dell’Impero Ottomano mentre il resto degli alleati proseguono nella liberazione della Serbia.</p>
<p>La Bulgaria si vede costretta a cedere nuovamente territori ai vicini precedentemente coinvolti ed attaccati dalla stessa, oltre ad ingenti riparazioni di guerra che terranno in ginocchio la politica e la ripresa del paese negli anni a seguire.</p>
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