Guardia di Ferro: affermazione di un movimento estremista

La Guardia di Ferro rumena diventa sempre più forte e spavalda, arrivando a giustiziare ministri e politici avversari, in un clima di crescente instabilità.

 

 

Come abbiamo avuto modo di leggere nel precedente articolo, il movimento assume il nome di Guardia di Ferro, consolidandosi come una forza politica organizzata e militarizzata. Durante gli anni Trenta, la Guardia di Ferro si distingue per l’uso di simboli potenti, come le camicie verdi, e per una retorica che mescola religione e patriottismo insieme a una violenza inaudita contro coloro identificati come “nemici della nazione”.
L’organizzazione crea fin da subito strutture parallele allo Stato, come cooperative economiche e gruppi di lavoro, che rafforzano il senso di comunità tra i membri; abilmente riesce ad accaparrarsi il sostegno di ampi strati della popolazione, inclusi giovani studenti, contadini e membri della classe media, insoddisfatti della corruzione e dell’inefficienza della politica tradizionale. La crescente influenza sulla società e sulle politiche rumene attira infine anche l’interesse della Germania nazista, che guarda con grande interesse a un possibile alleato strategico nell’Europa orientale.

La Guardia di Ferro diventa dunque un elemento destabilizzante nella scena politica rumena, radicalizzandosi sempre di più col passare del tempo. Quando nel 1933, in vista delle elezioni parlamentari nazionali, Ion Duca – Primo Ministro e liberale – bandisce dalle liste il movimento fascista, quest’ultimo risponde con l’assassinio di Duca stesso, in un clima sempre più teso. Nonostante le repressioni da parte delle autorità, la Guardia di Ferro continua a crescere e confluisce all’interno di un partito vero e proprio, Tutto Per La Patria, col quale salire al potere per vie tradizionali.

Nel 1937, alle successive elezioni parlamentari, il movimento ottiene il 15,5% dei voti, diventando il terzo partito più grande del paese e arrivando a preoccupare seriamente Re Carlo II, che adesso riconosce nella Guardia di Ferro una minaccia alla monarchia e alla stabilità della nazione. L’anno successivo, lo stesso Carlo II instaura una dittatura reale, mettendo al bando i partiti politici, inclusa la Guardia di Ferro. Codreanu e molti altri leader legionari vengono arrestati e successivamente giustiziati in circostanze controverse, alimentando il mito del martirio all’interno del movimento. Alla testa del movimento arriva Horia Sima, che prosegue le politiche del suo predecessore, mentre l’Europa si appresta a sprofondare nel caos politico e militare.

A Bucarest, un nuovo governo sotto la guida di Armand Calinescu prende vita nei primi mesi del 1939. Molto vicino a Carlo II, è tra i politici che da sempre si oppongono alle violenze e alla retorica legionaria, e sembra avere un ruolo importante nell’arresto e nella successiva morte di Codreanu. Per vendicare quest’ultimo, un gruppo di legionari riesce ad assassinare anche Calinescu nei pressi della propria abitazione, per poi venire immediatamente arrestati e giustiziati in strada, sul momento. È il 21 settembre 1939, e Calinescu ha appena fatto in tempo, prima di essere assassinato, di ribadire il rapporto di amicizia tra la Romania e gli Alleati, permettendo alla Polonia appena invasa dal vicino tedesco di far fuggire truppe, civili e tesori nazionali attraverso lo stretto confine tra le due nazioni (ne abbiamo parlato qui).

La Romania in questo momento si trova in un turbinio di violenze, da entrambe le parti. Agli assassini legionari, Re Carlo II risponde sempre più violentemente. In risposta ai fatti del 21 settembre, scatena una durissima rappresaglia in tutto il paese che si traduce nell’esecuzione sommaria di centinaia di membri della Guardia di Ferro. I corpi vengono spesso lasciati in strada o appesi a pali telegrafici come monito.

 

 

Vari governi si susseguono in una sempre più esasperante incapacità politica di creare una parvenza di stabilità. Nel frattempo, le fulminee vittorie della Germania di Hitler mettono a nudo la fragile posizione geopolitica della Romania stessa, incuneata tra il centro Europa nazi-fascista e i bolscevichi a oriente. Il 1940 si rivela un anno difficilissimo per le sorti della nazione rumena: l’Unione Sovietica reclama la Bessarabia (l’attuale Repubblica Moldava) mentre Ungheria e Bulgaria approfittano della debolezza del vicino per reclamare rispettivamente Transilvania e Dobrugia. Il nuovo governo, formatosi il 4 luglio 1940, si vede costretto ad accettare le richieste una per una, con lo stesso Hitler che pressa Carlo II affinché dia istruzioni in questa direzione in cambio di una netta vicinanza di Bucarest a Berlino e Roma. Alla vista della nuova mappa politica, il Ministero degli Affari Esteri, Mihail Manoilescu, sviene davanti a Ciano e Ribbentrop.

Entro il 5 settembre 1940, la Romania ha perso un terzo del proprio territorio. È in questo momento che in un tentativo di non far scoppiare enormi rivolte popolari fomentate dai legionari per nulla contenti delle decisioni di Carlo II, viene ufficialmente chiesto al Re di abdicare in favore di suo figlio, Michele. A chiederlo è il Generale Ion Antonescu, amato e rispettato sia dall’esercito che dalla società civile.

Carlo II accetta forse anche di buon grado di lasciare il potere, viste le incertezze e i timori dimostrati nei momenti più decisivi per la storia della nazione da lui governata. Gli succede Michele, che ha solo 19 anni e all’indomani della dipartita del padre, che si rifugia all’estero, avvia le trattative per la nascita del nuovo governo che vede la partecipazione dei legionari di Sima e di Antonescu. I partiti tradizionali scelgono di non partecipare ad alcuna coalizione dalle larghe maniche, non volendosi associare a Sima e i suoi uomini, aprendo così la strada alla nascita dello Stato Legionario Rumeno.

Per condividere questo articolo: