Retrocomputing: il Brusaporto 2025

Il Brusaporto Retrocomputing è una fiera-mercato sull’informatica del passato, anche quest’anno arrivata puntuale nel suo appuntamento di inizio novembre.

 

 

Da diciotto anni a questa parte, a pochi chilometri da Bergamo, un appuntamento fisso riunisce gli appassionati di informatica retro (e non) di tutta Italia, che puntualmente deliziano i visitatori con un’esposizione ricca e di alto spessore. Parliamo del Brusaporto Retrocomputing, evento amatoriale creato da veri appassionati e destinato a veri appassionati, ma anche a semplici curiosi, nostalgici dei computer che furono e nuove leve che si avvicinano a questo mondo variegato. Anche quest’anno, sfidando un tempo non troppo clemente e la contemporaneità di fiere più blasonate, il centro polivalente del piccolo comune lombardo è stato meta di pellegrinaggio per molti di loro.

 

 

Il carattere aperto della fiera, che spalanca le porte a tutti coloro che vogliono esporre e visitare senza gravare sulle loro risorse, è chiaro sin dall’ingresso, dove è presente un tavolo dove donare e ritirare materiale informatico in eccesso. Un gesto semplice, che sottolinea però come le passioni e gli hobby non debbano mai essere una questione di denaro, bensì condivisione di idee, entusiasmo e strumenti. I sorrisi, gli scambi di battute ed il racconto di aneddoti la fanno da padrone sin da subito, formando il collante di un’esibizione che abbraccia il visitatore ancor più del caldo che, inevitabilmente, pervade tutta l’area. Ci piace pensare che la temperatura si alzi non tanto per la presenza di numerose persone, quanto per le emozioni che suscita la visione di tante meraviglie tutte in fila.

 

 

Davanti agli occhi del visitatore scorrono quindi senza sosta vecchi computer, console rare o dimenticate, prototipi e ricostruzioni, ma non solo. L’ingegno regna sovrano, e si alternano nuovi accessori per macchine di trent’anni a software impensabili che possono far connettere un terminale Telex ad internet e persino farlo navigare su siti moderni. Il cuore del retrocomputing sta tutto in questo: non si guarda all’hardware come obsoleto, ma si cerca sempre il modo di mantenerlo attuale, persino quando la sua età supera quella del possessore. E nel nome di questo principio, mantenere utilizzabili queste tecnologie significa anche renderle fruibili a chi vi si trovi davanti: salvo rari e comprensibili casi, tutto quello che è in mostra può essere provato, giocato e toccato con mano.

 

 

Il degno contorno di tanta meraviglia sono i progetti collaterali, come libri ed installazioni artistiche attinenti all’argomento. Chi scopre questa cultura resta spesso sorpreso dalla quantità di materiale non elettronico che vi gravita intorno, da semplici libri e documenti a cimeli legati ai programmatori più famosi. In fondo, dietro ad ogni progetto c’è un ingegnere, e dietro ad ogni ingegnere c’è un uomo con un vissuto. Andando indietro negli anni si percepisce più intensamente questo legame tra l’umano e l’elettronica, regalandoci storie affascinanti che i componenti delle associazioni presenti sono felici di raccontare con trasporto.

 

 

Entrare in un posto come Brusaporto Retrocomputing non significa calarsi in una realtà parallela. Non c’è niente di alieno nello stringere la mano ad uno youtuber noto per i suoi lavori col saldatore, fare una partita con un Pong che ha l’età dei propri genitori o vedere all’opera un computer giapponese del quale si ignorava completamente l’esistenza. Non è un museo, ma neanche un mercato: è un connubio perfetto tra la dedizione di appassionati e la loro voglia di fare comunità; è un modo di dare l’opportunità a chi non ha mezzi, tempo o spazio di vivere in prima persona un’informatica di cui ha solo sentito parlare, e di conoscere quella più oscura, non meno affascinante, di cui ignorava l’esistenza.

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