Giuliano l’Apostata: l’ultimo Imperatore pagano di Roma


Flavio Claudio Giuliano, noto a tutti come Giuliano l’Apostata, è stato l’ultimo imperatore romano ad opporsi alla crescente influenza cristiana.

 

 

 

Nato nel 331 d.C. a Costantinopoli, Giuliano (definito l’Apostata solo dopo la sua morte) è figlio di Giulio Costanzo, fratellastro di Costantino il Grande e primo imperatore cristiano della storia. Dopo la morte di Costantino nel 337, gran parte della famiglia imperiale viene sterminata durante una violenta purga orchestrata dai successori di Costantino, ma Giuliano e suo fratello Gallo riescono a sopravvivere, considerati troppo piccoli per rappresentare un concreto pericolo. Giuliano viene così cresciuto e istruito sotto il controllo della corte imperiale, ricevendo un’educazione cristiana; ma durante l’adolescenza sviluppa un forte interesse per la filosofia greca e per il paganesimo, nutrendo ammirazione per figure come Platone e gli antichi filosofi neoplatonici.

Studia ad Atene, dove ha la possibilità di conoscere alcuni tra gli ultimi maestri greci, e discute di filosofia e religione con colte figure e studenti provenienti dalle più diverse aree dell’impero. L’esperienza degli studi diviene il fondamento della sua futura politica religiosa e del suo profondo scetticismo verso il cristianesimo. Nonostante le aspettative che avrebbero voluto vedere il giovane abbracciare pienamente la fede cristiana, in piena continuità con la tradizione della famiglia imperiale, Giuliano inizia segretamente a praticare riti pagani e ad adottare una visione del mondo diversa da quella predominante nella corte di Costantinopoli.

Nel 355, l’imperatore Costanzo II, che forse sospetta di Giuliano, lo invia a governare le province occidentali e a combattere i Germani lungo il Reno. La nomina di Giuliano a Cesare, ovvero co-imperatore con il ruolo di governatore, è di carattere puramente strategico e dettata dalla necessità di difendere l’Impero in un periodo di gravi crisi militari. Costanzo II si aspetta forse una gestione disastrosa della regione assegnata al giovane Cesare, ma Giuliano si dimostra subito un comandante efficace, riportando una serie di vittorie che gli valgono il rispetto delle proprie truppe, elemento fondamentale in un periodo tanto caotico della storia romana. Nel 360, quasi a sorpresa, le truppe di Giuliano lo proclamano Imperatore, segnando l’inizio del suo conflitto con Costanzo II. Solo la morte improvvisa di quest’ultimo permette a Giuliano di assumere il potere come unico Imperatore nel 361.

Appena divenuto Imperatore, Giulian l’Apostata si distingue come personaggio energico ed instancabile, avviando una serie di riforme volte a ripristinare le pratiche religiose e culturali dell’antica Roma. Crede che il cristianesimo sia una minaccia per l’identità dell’Impero e così cerca di rivitalizzare il paganesimo, imponendo nuovamente i culti tradizionali e incentivando i cittadini a seguire il politeismo romano. Giuliano concepisce infatti la religione come un elemento essenziale per l’unità e la forza dell’Impero, e accusa cristiani e cristianesimo di aver minato e disgregato le fondamenta culturali e morali della patria. Nonostante la sua avversione al cristianesimo, non arriva mai a perseguitare i cristiani, in contrapposizione ad alcuni dei suoi predecessori pagani, ma cerca invece di marginalizzarli, imponendo misure tendenti ad escluderli dalle posizioni di rilievo nella pubblica amministrazione e nelle scuole. Tra le sue iniziative più note possiamo citare anche il tentativo di ricostruire il Tempio di Gerusalemme, un gesto che molti storici ritengono volesse dimostrare la superiorità del paganesimo e mettere in discussione profezie e credenze cristiane.

 

 

Giuliano non guarda solo all’aspetto religioso, ma si dimostra un abile amministratore ed ambisce a quei successi militari che una volta, in un lontanissimo e glorioso passato, i propri avi avevano guadagnato rendendo grande Roma. Nel 363, intraprende così una grande campagna contro l’Impero Sasanide in Persia, desideroso di consolidare il potere di Roma in Oriente. La campagna però si rivela a dir poco disastrosa, venendo non solo sconfitto militarmente ma perdendo anche la vita. Mentre si trova in territorio persiano infatti, Giuliano viene ferito mortalmente durante una piccola e improvvisa battaglia, morendo a soli 32 anni. La sua morte mette fine al sogno di una restaurazione pagana e segna l’inizio della definitiva affermazione del cristianesimo nell’Impero Romano. Nel 380 d.C. infatti, a meno di 17 anni dalla morte di Giuliano, il Cristianesimo diventa religione di Stato sotto l’imperatore Teodosio.

La tragica vita di Giuliano l’Apostata ha ispirato molte figure nel corso dei secoli, ed è oggi ricordato come una figura complessa: un filosofo sul trono, un guerriero e un innovatore religioso. Le sue politiche e la sua visione lo resero popolare tra gli intellettuali pagani dell’epoca, ma la sua opposizione al cristianesimo lo fece diventare appunto un “apostata” ed un nemico agli occhi della Chiesa. La sua morte prematura pone fine al tentativo di riportare l’Impero Romano al paganesimo, ma il suo tentativo di resistenza culturale e religiosa è rimasto un simbolo della lotta tra tradizione e innovazione.

Giuliano l’Apostata rappresenta quindi l’ultimo tentativo significativo di resistere alla crescente influenza del cristianesimo in un Impero che, poco dopo la sua morte, sarebbe diventato definitivamente cristiano. Il suo regno, anche se breve, resta una delle pagine più affascinanti e controverse della storia romana.

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