I prezzi imposti dallo Stato: qualcosa a cui dovremmo tornare?

La pressione del governo Meloni su Eni per un tetto ai prezzi riapre un discorso vecchio di trent’anni: meglio la liberalizzazione o il controllo statale?

 

 

Le nuove generazioni nemmeno se lo possono immaginare, ma fino al 1994 il costo finale dei carburanti era fissato dal governo; i prezzi alla pompa erano uguali in tutta Italia e non c’erano differenze tra località e tra marchi. Similarmente, i prezzi di gas ed energia elettrica sono stati gestiti dallo stato centrale fino alla fine degli anni ’90. Si viveva in una situazione di prezzi controllati e regolati sia in base al costo delle materie prime, sia in base al potere d’acquisto delle famiglie italiane.
Poi sono arrivate l’Unione Europea, con le sue deliberazioni indirizzate dalle lobby economiche, e le liberalizzazioni forsennate, che hanno consentito ai privati di fare cartello e gestire il prezzo finale non in funzione del cittadino ma per il puro profitto.

Se il libero mercato è una delle basi del mondo occidentale, i prezzi di beni e servizi primari non dovrebbero essere lasciati completamente nelle mani degli imprenditori o, come come avviene sempre più di recente, anche degli speculatori. Covid, guerra in Ucraina e ora la crisi in Iran hanno reso il costo della vita molto più alto con giustificazioni solo parzialmente accettabili: la speculazione c’è, è evidente e a livello politico fino adesso non c’è stato contrasto.

Va reso merito al governo Meloni di aver agito sottotraccia tramite il Ministero dell’Economia e Finanze e la Cassa Depositi e Prestiti (che insieme detengono circa un terzo del capitale sociale di ENI) per mettere un freno alla fiammata del prezzo alla pompa; e questo tetto dei distributori di benzina ex-Agip probabilmente trascinerà anche altre compagnie a fissare i loro prezzi sulla stessa linea (lo ha già fatto IP, si vocifera di Q8 ed Esso).
Di fatto, si tratta di un prezzo imposto dal governo in via informale; un’azione che però purtroppo non avrà seguito, almeno nel breve periodo.

Servirebbe un’azione coraggiosa, di un governo sano e senza paura di scomodare i potentati economici internazionali: eliminare le liberalizzazioni, vero metodo per rastrellare i soldi dei cittadini, e tornare ad un prezzo fissato dal governo almeno per quanto riguarda i beni primari: carburanti, gas, energia elettrica.