La miniserie tedesca in quattro puntate ha solo una cosa buona: dura solo quattro puntate, appunto. Per il resto, c’è poco da salvare.

Sembra esserci una legge non scritta per quanto riguarda le serie tv e le miniserie prodotte in Europa: quasi tutte quelle prodotte in Spagna, in Germania e in Scandinavia sono delle emerite porcherie.
Sono veramente poche le produzioni in grado non dico di stupire (come Dark), ma anche solo di salvarsi; e Das Signal – Segreti Dallo Spazio non è una di queste.

Presentata per la prima volta nel 2024, Das Signal – Segreti Dallo Spazio prova a raccontare una storia molto meno enigmatica di quel che vorrebbe farci credere, e lo fa senza uno straccio di credibilità e di trasporto.
La trama vuole una scienziata venire inviata nella stazione orbitante attorno alla Terra per effettuare degli esperimenti, ma durante la permanenza il suo comportamento cambia in modo inesplicabile; gli eventi funerei che seguiranno sono solo la punta di un iceberg che Das Signal pretende di mettere in scena.
Das Signal – Segreti Dallo Spazio è una di quelle serie che fanno rabbia. In effetti le idee di fondo (molto di fondo) ci sono e nel corso delle quattro puntate qualche scintilla brilla qua e là, ma tutto è affogato in una sequela di situazioni al di là dell’improbabile; non c’è un briciolo di credibilità nelle situazioni che Das Signal mette in scena, e questo previene qualsiasi immersione nel racconto da parte dello spettatore. Un paio di rapidi esempi sono le crisi e gli abusi dei farmaci dell’astronauta che nessuno nota né durante l’addestramento né durante la missione, o il fatto che la stazione orbitante sembra un habitat architettato apposta per essere non solo depressurizzato di continuo ma addirittura per essere uno strumento di intrappolamento e coercizione come pochi se ne sono visti nella storia dell’uomo. “Ho staccato l’allarme, siamo in zona non coperta dalle comunicazioni e adesso o mi dici quello che voglio sapere o muori senza ossigeno. Ti manca l’8%” è una delle frasi che verrano quasi letteralmente pronunciate nel corso della storia, e sembra qualcosa da lasciare a qualche film di 007 che a una produzione che voglia rendersi minimamente credibile. La stessa figlia dell’astronauta, sorda ma che si allontana da casa senza apparecchio acustico per nessuna ragione valida, è uno di quei pretesti di sceneggiatura che ti fan voglia di lanciare parecchie maledizioni a chi mette a palinsesto queste porcherie. Ci sarebbe poi da raccontare di quei momenti che vorrebbero essere pieni di pathos ma che sono solo ridicoli: come l’inseguimento in auto tra station wagon dove ODDIO si urtano e si chiudono gli specchietti o la mina antiuomo disinnescata sollevando appena appena un piede e mettendoci sopra prima il calcio di un fucile e poi un bidone. Che paura.

In Das Signal – Segreti Dallo Spazio, una serie più thriller che fantascientifica e decisamente più brutta che thriller, una delle poche cose a salvarsi è la recitazione di Florian David Fitz, il marito dell’astronauta, e quello di Yuna Bennett, la loro figlia. Il resto del cast, a partire dalla non carismatica protagonista Peri Baumeister, è degno delle peggiori serie tv tedesche o spagnole: il modo di recitare al tempo stesso costruito e distaccato, la mancanza di convincente espressività e la complessiva inadeguatezza sono la pietra legata al collo che affonda una serie tv già ampiamente carente sotto il piano di una sceneggiatura che oltre allo spunto iniziale fornisce poco di buono e tanta, tanta paccottiglia.
Das Signal – Segreti Dallo Spazio è una di quelle serie da evitare se non volete buttare nel nulla quattro ore della vostra vita.









