Gas e benzina; fra speculazioni vere e presunte

I prezzi dei combustibili hanno subito un’impennata non solo per la guerra in Ucraina. Quali sono i motivi?

 

 

Anche se il clima mite ce lo sta facendo in parte scordare, questo è il primo inverno dalla crisi petrolifera degli anni ’70 nel quale gli italiani sono chiamati ad abbassare le temperature dei riscaldamenti. Forse una maggiore attenzione la stiamo ponendo sul caro benzina; ma da cosa derivano questi aumenti?

La guerra in Ucraina è solo l’ultimo di una serie di eventi che, in sequenza, hanno formato una tempesta perfetta che si è abbattuta sul globo e sull’Europa in particolare. Nell’ultimo anno l’incremento dei prezzi è motivabile con la scarsità o la presunta scarsità di idrocarburi che in precedenza la Russia forniva all’Europa; e su questo va aggiunta una diatriba tutta interna all’Unione Europea che ha contribuito non poco a tenere alto il prezzo del gas. Ma questo vale principalmente per il nostro territorio: una parte delle produzioni russe sono state in parte girate verso la Cina e verso altri partner strategici di Mosca.

In realtà i prezzi si erano impennati già in precedenza, nella primavera del 2020. Con la fine del primo lockdown di massa su scala mondiale, la richiesta di approvvigionamenti, dalle materie prime ai prodotti finiti, ha generato un’inflazione generalizzata della quale forse solo oggi stiamo toccando l’apice; ma se può aver avuto senso il rincaro dei container da trasporto marittimo, elemento dal quale è partito il meccanismo di aumento dei costi, molto meno comprensibile è stato il contestuale rincaro degli idrocarburi.

 

 

Occorre fare un’altro passo indietro per trovare il motivo iniziale di questa spirale di prezzi, e si chiama COP 26. La conferenza globale sul clima tenutasi a Glasgow sul finire del 2021 ha visto una chiara adesione (smentita poi nei fatti) dei grandi inquinatori ad iniziare un processo di trasformazione dei loro meccanismi produttivi verso l’utilizzo di energie rinnovabili. Questo avrebbe significato un progressivo abbandono degli idrocarburi, in tempi più o meno rapidi a seconda della Nazione e dei punti di vista politici.

È da quel momento che i prezzi sono aumentati senza sosta; ed i motivi sono piuttosto chiari anche senza voler gridare al complotto.
Il primo motivo è che le grandi compagnie petrolifere si sono trovate di fronte ad una situazione che le ha messe spalle al muro; di qui la necessità di massimizzare i profitti, arricchendosi il più possibile su ogni singola transazione finanziaria.
Un altro motivo vede sempre le compagnie petrolifere al centro dell’attenzione: aumentare i profitti significa anche poter reinvestire in ricerca e sviluppo, e quindi prepararsi a cambiare modello di business reinventandosi nel campo delle energie rinnovabili. Messa così suona bene, se non fosse per il fatto che i soldi per modificare i meccanismi produttivi ce li mettono i clienti (noi).
C’è poi una motivazione puramente speculativa, e ne abbiamo avuto conferma in Europa dal momento in cui è stato varato il tetto al prezzo del gas. È una misura che entrerà in vigore solo da Febbraio e che scatterà solo dopo lo sforamento prolungato e continuativo dei 180 euro a megawatt/ora; una cifra comunque elevatissima considerando i picchi avuti quest’anno, anche a 340 euro mh/h, e considerando che in questi giorni il prezzo del gas è a 70 euro (cinque volte in più rispetto ai prezzi di inizio 2021).

C’è chi attribuisce questi aumenti ad una spinta nascosta, un tentativo invisibile da parte dei governi per costringere i consumatori ad abbandonare gli idrocarburi. Se questo fosse vero, avremmo una strana situazione a macchia di leopardo: i prezzi sono altissimi in Europa, bassissimi in USA e Russia. In più Cina, India e Brasile sono lontanissime dal voler abbandonare petrolio e carbone.

 

 

Le polemiche del Governo Meloni in merito all’aumento del prezzo dei carburanti di questi giorni sono quasi sicuramente fuori luogo e comportano un autogol clamoroso. Basta un piccolo calcolo per verificare come la cancellazione dello sconto effettuato dallo Stato collimi coi nuovi prezzi più o meno ovunque.
Non altrettanto si può dire dell’andamento complessivo nel corso degli ultimi anni, dove la speculazione è stata fatta a livello di grandi mercati, e dove la finanza internazionale spadroneggia incontrastata.

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