Last Flag ripropone con successo un formato validissimo dei primi anni 2000, dove ad un gameplay frenetico si affianca la necessità di qualche affinamento.

Chi ha qualche annetto sul groppone ricorderà benissimo le modalità Capture The Flag di Unreal Tournament: due squadre, la rossa e la blu, dovevano catturare la bandiera posta nel territorio nemico e portarla alla propria base; la velocità di gioco e la quantità di colpi sparati da ogni direzione rendeva le partite avvincenti e caotiche.
Last Flag ripropone la stesso gameplay, aggiornandolo allo stile dei nostri anni senza distorcere la natura di base della modalità CTF.

In Last Flag ritroviamo le due squadre che combattono non più in arene futuristiche ma in campi fumettosamente contemporanei, anche se con uno stile che può vagamente ricordare gli anni ’70. Al posto degli spigolosi soldati tutti simili fra loro, qui abbiamo protagonisti dalle fattezze, dalle armi e dalle abilità uniche: possiamo infatti scegliere tra una decina di personaggi ottimamente caratterizzati, e che per le caratteristiche che hanno si adattano a stili di gioco ben precisi; qualcuno è ottimo nel corpo a corpo, qualcuno nel colpire a distanza e qualcuno nel curare o supportare gli amici. Insomma, la classica divisione mutuata dai MMORPG di tank, healer e fighter.
Conoscere quali siano le armi a disposizione di ogni personaggio e le abilità correlate può impiegare parecchio tempo, ma oggettivamente una volta sul campo di battaglia utilizzare al meglio le proprie caratteristiche può fare decisamente la differenza.

Il gioco, che prevede un massimo di 10 giocatori in partita, vede una fase iniziale di un minuto dove ogni squadra nasconde la sua bandiera, e poi la fase di combattimento vera e propria: qui è fondamentale catturare e mantenere il controllo delle tre torri radar presenti in mappa. Le torri radar, infatti, oltre a permetterci di riapparire in posizione avanzata quando veniamo eliminati, smarcano pian piano i settori del territorio nemico, andando a rivelare alla fine in quale zona si trovi la bandiera nemica.
Andarsi a cercare da soli la bandiera prima che i radar compiano il loro lavoro può a volte fruttare un vantaggio insperato, ma il più delle volte la manovra si rivela in un tentativo vano: è vero che Last Flag ci aiuta, evidenziando quando siamo a breve distanza dalla bandiera, ma fino a che questa non viene scoperta la prima volta la sua visibilità è talmente ridotta da risultare spesso invisibile (specie se la squadra avversaria ha saputo collocarla in un posto quasi irraggiungibile).
Una volta catturata la bandiera, questa deve essere trasportata e piantata nella nostra base; e qui mantenuta per un minuto, difendendola dai nemici che proveranno a tirarla fuori dal piedistallo per riportarla istantaneamente nella sua posizione originale. Il gioco termina o quando una bandiera viene catturata e difesa, o per limiti di tempo (e lì contano i punti accumulati dalle varie azioni di squadra).

Il gameplay di Last Flag si rivela sicuramente frenetico, ma al tempo stesso piuttosto semplice da apprendere. Il punto di forza del gioco è proprio la sua immediatezza e la sua variabilità; al di là del fatto che ovviamente ci sono strategie maggiormente vincenti rispetto ad altre, il flusso del gioco varia di continuo, e le partite sono tutto sommato sempre diverse fra loro.
Inoltre non mancano elementi che fanno sorridere: l’intero Last Flag mira a non prendersi troppo sul serio e a presentare buffi elementi di contorno senza rendere il tutto grottesco o insensato (proprio come faceva Cuisine Royale, prima di essere aquisito da Gaijin e poi essere trasformato in CRSED, un battle royale più standard e per questo sparito dalla circolazione).
Molta variabilità la causano ovviamente i giocatori presenti nella lobby. Esiste un modo di creare un gruppo di amici, ma è indubbio che nella maggior parte dei casi si gioca con estranei: e qui iniziano i guai.
Come purtroppo spesso accade, nei giochi online (specialmente in quelli dal taglio meno hardcore), la comunicazione tra giocatori è del tutto assente. Last Flag è flagellato da questo problema: coordinarsi è fondamentale per vincere, ma nelle diverse ore di test che abbiamo dedicato al titolo di Night Street Games abbiamo incontrato un solo giocatore disposto a usare il microfono. La normalità vede un branco di singoli muoversi più o meno come ritengono più opportuno senza comunicare tra di loro.
Talvolta capita di vedere una squadra capirsi al volo, ed in quei momenti Last Flag è premiante; ma su una squadra da cinque, basta un solo giocatore che pensi esclusivamente ad abbattere nemici o ad andarsene in giro ad ammirare il coloratissimo paesaggio per compromettere potenzialmente l’esito della partita.

D’altrocanto, Last Flag fa il minimo necessario per permettere ai giocatori di comunicare, ma non li incentiva: la chat vocale è presente, ma non appare il nome del giocatore che sta parlando. Visto che il più delle volte si gioca con estranei, capire chi parli e dove si trovi è impossibile. La chat testuale è presente ma inutilizzabile, se non quando si attende di respawnare, visto il ritmo altissimo del gioco. Infine è possibile dare delle indicazioni a schermo, ma il menu radiale che appare non viene sempre associato a marcatori chiaramente visibili in gioco, cosa che li rende quasi inutili.
Questo è uno dei soli due nei di Last Flag: l’altro è, paradossalmente, il fatto che il gioco potrebbe non essere adatto ad un pubblico contemporaneo. Il target di Last Flag è chiaramente un pubblico abituato a giochi arcade (la somiglianza visiva con Fortnite è fortissima), ma lo stile di gioco mutuato direttamente dai primi anni 2000 e al quale non è stato aggiunto moltissimo (perché il gioco va benissimo così) potrebbe risultare troppo semplicistico agli occhi dei giocatori moderni. Allo stesso tempo, Last Flag non è un gioco free to play come ci si potrebbe aspettare: ha un costo molto basso, di una decina di euro (e il gioco li vale tutti), ma questo potrebbe essere una barriera di ingresso per chi è solito trovare titoli analoghi di libero accesso (anche se magari infestati di contenuti a pagamento).

Last Flag è insomma un progetto meritevole di attenzione ma che rischia di soccombere troppo presto. Il gioco di Night Street Games è uscito curiosamente in 1.0, senza avvalersi di un periodo di early access; al momento presenta solo un paio di mappe, e oggettivamente qualche piccolo aggiustamento relativo soprattutto alle informazioni di gioco sarebbe necessario (anche solo poter rapidamente richiamare in gioco la spiegazione delle abilità che abbiamo col personaggio attualmente controllato, oltre che la già citata mancanza di chiarezza di chi stia parlando in chat vocale). Le lobby non sono pienissime e per iniziare una partita dall’inizio in modalità quickmatch si possono aspettare tranquillamente un paio di minuti (oppure si entra manualmente in qualche lobby, ma non viene specificato se la partita sia già in corso o meno). È possibile giocare contro i bot, ma ovviamente questa non è la vera natura del gioco.
Insomma, Last Flag è un titolo sicuramente piacevole, leggero e coinvolgente, ma che con compagni di squadra muti e non cooperativi può risultare talvolta frustrante. Night Street Games dovrebbe considerare qualche piccola miglioria e soprattutto un modo per promuovere l’accesso al suo gioco, che rischia di morire rapidamente di anemia: non è un caso l’annuncio che Last Flag sarà disponibile per tutti i giocatori ogni fine settimana dell’intera primavera (basta scaricare la demo per collegarsi ai server comuni).









