Andrea Iannone, una carriera finita?

Contaminazione involontaria e condanna esemplare, perché parecchie cose non tornano nella vicenda Iannone-Aprilia; quando la giustizia sconfina nella punizione.

 

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Il doping si sa esiste, anche se non vorremmo mai che lo sport fosse influenzato da eventi e da influenze esterne che mutano il senso etico della pratica sportiva, alterandone i risultati attraverso scorciatoie e furberie spesso dannose anche per la salute. Di norma però, gli sport motoristici (automobilismo e motociclismo i più diffusi) restano abbastanza “puliti”: non vi è una pratica diffusa di doping anche perché i benefici che ne possono derivare restano piuttosto limitati; diverso in altre discipline sportive dove l’influenza della componente fisica diventa rilevante.

Ma allora cosa è successo ad Andrea Iannone? Possibile che un pilota così esperto faccia uso di una sostanza proibita in modo consapevole pur sapendo i rischi che possono derivarne, non solo per la salute ma anche per la carriera?

Torniamo indietro a quel 17 Dicembre 2019, momento in cui il Campionato MotoGP ormai fermo ha già festeggiato i suoi vincitori e consegnato i caschi d’oro, e giorno in cui arriva un fulmine sulla testa di Andrea: positivo al Drostanolone, steroide androgeno esogeno anabolizzante inserito nella lista proibita della Wada (World Anti-Doping Agency) e le cui tracce, pari a 1.150 nanogrammi per litro sono state rinvenute nelle urine del piloti a seguito di un controllo successivo al GP della Malesia del 3 Novembre 2019.

 

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Sulla positività del controllo non ci sono dubbi, mentre ce ne sono diversi a cui è difficile dare risposta, ma proveremo ad analizzarli insieme: perché Andrea ha assunto questa sostanza, e soprattutto come? E quali sono i benefici che avrebbe dovuto avere da questa assunzione?

Per prima cosa cerchiamo di chiarire cos’è questa sostanza dal nome complesso da dire senza incartarsi e quali sono i suoi effetti sul corpo: il Drostanolone o Drolban o anche Masteron è appunto un ormone androgeno steroideo, utilizzato in campo medico per abbassare i livelli di colesterolo o come agente antineoplastico per il trattamento di alcuni tipi di cancro. Eh sì, perché quasi tutte le sostanze usate per fini che definirei futili e poco corretti (barare come lo si può definire?) nascono per usi medici e come ogni cosa ha le tipiche due facce della medaglia.

Ma veniamo agli effetti nell’uso sportivo illegale. L’assunzione di questo ormone consente di ottenere un ottimo aumento di forza a fronte di un limitato aumento della massa corporea: questo vale soprattutto per un suo derivato, il Fluossimesterone, che viene usato in medicina per curare l’anemia.

Quindi la teoria che si vuole far passare è che Andrea, alto 178cm per 70kg di peso (non propriamente un “fantino” anche per la classe regina), avrebbe assunto questa sostanza per aumentare la sua forza senza salire di peso o addirittura diminuendolo? Onestamente più di qualche perplessità c’è sulla motivazione, anche perché c’è da dire che proprio nel gp di Malesia, occasione del controllo incriminato, Andrea è arrivato, purtroppo per conseguenza di una scivolata, 20°. In generale in tutto l’anno incriminato il pilota abruzzese ha concluso il campionato in 19° posizione.

 

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Certamente dei risultati non brillanti non sono una prova di innocenza, ma Andrea non è fisicamente gracile, quindi la forza fisica non gli manca di certo e sembra piuttosto improbabile che sia ricorso al doping per questo; inoltre sebbene non sia un pilota leggero, si sa che in moto più che il peso (che comunque ha la sua importanza) è la distribuzione dello stesso ad essere particolarmente importante, e per quello conta l’altezza che di certo non varia perdendo qualche chilo.

Il pilota di Vasto ovviamente smentisce fermamente di aver assunto sostanze non consentite, almeno consapevolmente; la sua tesi difensiva assistito dal suo legale è quella dell’assunzione per contaminazione alimentare, carne pompata con steroidi che viste le modeste quantità di sostanza rilevata nel suo sangue è una tesi plausibile, non compatibile con una assunzione prolungata.

C’è da dire che Andrea a differenza di altri piloti dopo il gp di Thailandia ha scelto di non tornare in Europa in vista del trittico di gare Giappone/Australia/Malesia; a sua difesa la documentazione prodotta è stata importante, con addirittura l’esame del capello, scontrini e ricevute dei ristoranti. Anche la stessa Federazione Motociclistica Internazionale aveva parzialmente accolto questa possibilità, infliggendogli una pena però già abbastanza pesante con 18 mesi di squalifica.

Ma Iannone, che sente questa condanna come un ingiustizia, ha fatto appello nella speranza che la Wada accolga la sua tesi; un ingenuità forse nella speranza di seguire la strada di precedenti come quello dell’atleta canadese Dominika Jamnicky, dove la stessa agenzia aveva ridotto di due anni la pena inflitta quando la stessa dichiarò “non ricordo se ho mangiato carne in Australia o Canada”; Andrea addirittura invia una mail all’hotel Sama Sama di Sepang chiedendo di fornire le origini della carne… zero risposte.

A supporto di Andrea interviene Paolo Campinoti, patron del Team Pramac, chiedendo aiuto al titolare del Marini’s, ristorante dove Iannone ha mangiato a Novembre e meta abituale dei piloti, ma riceve un secco diniego per “non rischiare di rovinare la sua reputazione”.
Ma il bello viene fuori al punto 158 della sentenza del Tas, dove viene palesemente scritto che anche se questi sforzi fossero andati a buon fine non sarebbero serviti a comprovare l’origine della carne. Della serie è inutile che vi sbattete, la sentenza è già scritta.

 

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Potremmo scrivere per ore di questa sentenza, ma la motivazione della non accettazione ed anzi dell’inasprimento della pena al massimo consentito sembra abbastanza chiara ed è da ricercarsi nella necessità della Wada di non creare un precedente pericoloso, che la avrebbe costretta a rivedere le sue procedure col rischio di ricorso per molte altre condanne inflitte.
Mi sembra come quando si era in caserma, ti davano tre giorni di consegna semplice e tu provavi a parlare ed i giorni diventavano cinque, insistevi nel cercare di giustificarti ed arrivavi ad una settimana, e capivi che era meglio stare zitto; punirne uno per educarne cento l’avete già sentito no?

Ma come sempre quando si finisce in tribunale non è l’accusa a dover sostenere la sua tesi accusatoria, cosa fatta blandamente con elementi che ritenere ridicoli è un eufemismo, ma l’accusato a dover dimostrare la sua innocenza; infatti secondo l’agenzia Andrea avrebbe assunto l’ormone incriminato per recuperare più in fretta la botta alla spalla rimediata a settembre nel gp di San Marino.
Peccato però che l’analisi del capello fatta il 9 gennaio smentisca questa tesi (riesce a coprire un periodo anteriore di 5 mesi), dimostrando che non vi è nessuna assunzione nei mesi precedenti e quindi continuata, ma la Wada non la accetta perché, come si legge nella sentenza avrebbe, l’analisi si sarebbe dovuta fare entro il 17 Dicembre, come se meno di un mese possa alterare l’attendibilità del test.

Ma uno non dovrebbe essere condannato aldilà di ogni ragionevole dubbio? Le certezze in questa sentenza dove sono?

L’esito di questa vicenda d’altronde era prevedibile già nella parole di Viegas, presidente della FIM che aveva consigliato ad Andrea di accettare la sentenza di condanna senza presentare appello alla Wada che per sua stessa ammissione “ha la mano pesante”; anche lo stesso Carmelo Ezpeleta, boss di Dorna che gestisce tutto il circus, si definisce stupito di come la FIM possa accettare che un altro organo possa peggiorare una sua sentenza.

Bene ha fatto Andrea a non accettare questa condanna; anche Massimo Rivola patron del Team Aprilia ha sempre sostenuto il suo pilota, certo come praticamente tutti quelli che lo conoscono della sua buona fede e della sua integrità. Ma ha sfidato poteri, e quando si vanno a contestare molto spesso si pagano conseguenze che nulla hanno a che vedere con la giustizia. Speriamo che un minimo di buonsenso riporti Andrea e lo sport nelle sedi naturali, ossia la pista.

Non mollare Andrea!

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