Maverick Vinãles: stella nascente o cadente?

Una carriera ancora tutta da realizzare; riuscirà lo spagnolo a scrivere il suo nome nell’albo d’oro della classe regina?

 

 

A 10 anni dall’esordio nel motomondiale ed al suo settimo anno nella MotoGP, Maverick Vinãles Ruiz (Figueres 12 gennaio 1995) non è ancora riuscito a fare brillare la sua stella nel firmamento della massima categoria; eppure il talento al campione spagnolo non manca sicuramente, come a molti suoi colleghi. La storia però ci insegna che non tutti riescono a fregiarsi della corona.

Maverick inizia la sua carriera a livello professionistico nel 2009 nel campionato Spagnolo velocità classe 125, ottenendo peraltro buoni risultati visto il titolo di vicecampione già al suo esordio; gli basterà l’anno successivo per laurearsi campione.
Il 2011 lo vede approdare finalmente al motomondiale, sempre nella ottavo di litro (c’erano ancora le meravigliose 125 2t), e già alla quarta gara a Jerez arriva la vittoria, che insieme a diversi altri podi gli permetterà di chiudere la stagione al 3° posto in classifica generale, che da esordiente è più che una vittoria.
Si ripete l’anno successivo, concludendo sempre terzo in una categoria combattutissima divenuta Moto3 con motore a 4 tempi. Lo spagnolo sente ormai odore di titolo nell’aria: arriverà nel 2013 con una supremazia quasi schiacciante sui suoi avversari diventando a 18 anni campione del mondo, col circus del motomondiale ormai convinto che sia nata una nuova stella.

 

 

Nel 2014 Sito Pons lo porta in Moto2 e il catalano non lo delude, ricambiando la sua fiducia con 4 vittorie, 4 secondi ed un 3° posto, e chiudendo il campionato al terzo posto assoluto. Ci si aspetta un altro anno nella media categoria ed invece l’anno successivo la Suzuki lo porta nel team ufficiale Ecstar in MotoGP con una moto sicuramente non al massimo livello ed ancora da sviluppare. Nonostante l’entusiasmo, il salto di classe è però più complesso e Maverick non va oltre un comunque dignitoso 12° posto a fine campionato; migliora un po’ nel 2016 raggiungendo il 4° posto in classifica generale.
Nel 2017 finalmente tutti i tasselli sembrano incastrarsi al meglio per iniziare il campionato: la Yamaha lo vuole nel team factory a fianco di Valentino Rossi, sulla moto lasciata dal suo connazionale Jorge Lorenzo. Vince all’esordio in Qatar e si porta a casa un’altra vittoria e alcuni podi che gli valgono il terzo posto in campionato, un ottimo risultato visto il cambio di moto e di scuderia.
Siamo al 2018 e tutti si aspettano quello scatto fondamentale che trasforma un bravo e talentuoso pilota in un campione, nel primo della classe. Tra lui ed il titolo però ci sono due vecchie volpi quali Marc Marquez, che mette in bacheca l’ennesimo titolo davanti ad un grande Andrea Dovizioso.
L’anno seguente i suoi risultati sono sempre molto buoni: di nuovo terzo a fine campionato con 211 punti. “Top Gun” però non riesce a decollare: è veloce e combattivo, ma se anche un solo tassello non si incastra al posto giusto sembra andare in tilt, tanto che nel 2020 i suoi risultati calano portandolo a chiudere la stagione in 6° posizione, mai così in basso dal 2015.

 

 

E quest’anno purtroppo il meccanismo sembra ripetersi nello stesso modo, vince alla gara d’esordio in Qatar, per poi finire 5° nel successivo gran premio di Doha una sola settimana dopo, ma comunque a soli 2 secondi dal compagno di squadra, la “bega” Quartararo come lo ha definito Rossi.
Una settimana fa in Portogallo però Maverick subisce una penalizzazione per un “track limits” durante le qualifiche e gli viene tolto il tempo, facendolo retrocedere alla 12° casella di partenza dello schieramento; lo spagnolo la prende male e si innervosisce (come spesso gli è accaduto in passato), nonostante sia sempre così moderato e pacato nei toni. Sì, dispiace ancora di più perché Vinãles è veramente una brava persona, anche se sicuramente piuttosto emotiva. Questo però nello sport in generale non ha mai aiutato e infatti, la domenica, invece di partire incarognito, della serie “o vado a podio o cado”, il catalano non si vede proprio, scivolato in partenza addirittura in ultima posizione per concludere 11°. Ciò che è più sconcertante è che il compagno di squadra con la sua stessa moto gli rifila 23 secondi al traguardo; un divario imbarazzante, non giustificabile con un set up sbagliato o una scelta di gomma non azzeccata.

 

 

Cosa ancora più singolare è che nell’intervista a fine gara lui stesso ammette di non avere nemmeno ben chiaro perché si sia trovato così in difficoltà; in molti sono portati a pensare che quella penalizzazione abbia innescato di nuovo quella insicurezza, quell’ansia del non riuscire che non lo aiuterà affatto. Speriamo che possa ritrovare quanto prima la sicurezza e la convinzione per godersi il mondiale, regalando emozioni come ha già fatto tante volte, e di poter lottare fino in fondo per quel titolo tanto agognato.

Forza Top Gun, riaccendi i tuoi motori!