I miti delle due ruote – Kevin Schwantz

Il guerriero con il sorriso, Kevin Schwantz è stato uno dei più grandi campioni del suo tempo.

 

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Come già accennato nell’articolo su Randy Mamola, un mito o leggenda che dir si voglia non è necessariamente legato alle vittorie conseguite. Tra gli assi del motomondiale un esempio concreto è Kevin Schwantz, nato a Houston in Texas il 19 giugno del 1964.

Kevin sale sulla prima moto all’età di soli 3 anni e inizialmente viene orientato dallo zio al motocross, disciplina in cui brillerà fino al 1983, anno in cui un grave incidente lo ferma rendendo la prosecuzione della sua partecipazione in questa disciplina difficile e pericolosa. Ma Schwantz non si dà per vinto e passa alle gare su asfalto nei campionati nazionali con Yamaha, dove arriva secondo a Daytona dietro a Eddie Lawson per poi passare al campionato AMA Superbike chiudendo questa sua esperienza con diverse manche vinte, seppur senza vincere mai il campionato; anche qui per il suo stile aggressivo e sempre al limite colleziona parecchie cadute.

Nel 1986 approda con Suzuki direttamente nella classe 500 ma concluderà il campionato senza risultati di rilievo, come l’anno successivo. È nel 1988 che il suo talento esplode concretamente, vincendo la gara d’esordio in Giappone e ottenendo buoni risultati, chiudendo all’ottavo posto in classifica generale.

 

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Schwantz è veloce coraggioso e mai rinunciatario, ma i suoi risultati mancano ancora della costanza necessaria per dominare un campionato, ed anche la sua Suzuki non è certo la più performante del lotto; da tenere in considerazione che nella sua carriera non ha mai avuto vita facile confrontandosi con piloti del calibro di Lawson, Spencer, Rainey, Gardner e Doohan tanto per dirne alcuni dei più vittoriosi.

Nel 1989 le premesse ci sono tutte ma anche in questo anno nonostante ben sei vittorie Kevin non riesce ad andare oltre il 4° posto a fine campionato, dietro al solito Lawson che si prende il suo quarto titolo mondiale, seguito da Rainey e dal francese Christian Sarron. Da sottolineare che l’altra Suzuki affidata a Ron “The Rocket” Haslam chiude il campionato solo all’ottavo posto con la metà dei punti di Kevin, a dimostrazione di quanto il Texano con la guida sopperisse alle non certo brillantissime prestazioni della moto.

Nel 1990 mantiene un ottimo livello vincendo 5 gare, ma anche quest’anno si scontrerà con una Yamaha in formissima guidata da Wayne Rainey, il quale vincendo 7 gare e con maggiore costanza di risultati si aggiudicherà il titolo, lasciando al portacolori della casa di Hamamatsu la piazza d’onore.

Nel 1991 Kevin fa un ulteriore sforzo per trovare maggiore regolarità e vi riesce: vince 5 delle 14 gare su 15 a cui partecipa e si ritira una sola volta, ma la sua strada verso il titolo verrà sbarrata da un Rainey sempre più competitivo con la solita Yamaha, seguito dall’astro nascente Mick Doohan; il destino non gli rende la vita semplice, ma lui non demorde ed è in pista nel 1992 ancora con la Suzuki RG 500 Gamma.
Il suo rendimento però cala, o forse cresce quello dei suoi avversari che si litigano il titolo, di nuovo Rainey che con sole 3 vittorie contro le 5 di Doohan si porterà a casa il titolo, complice anche il gravissimo incidente di Assen che tiene l’australiano fuori dai giochi per 4 gare. Terzo sarà l’ex iridato della 250 John Kocinski e solo quarto l’alfiere di casa Suzuki.

Il 1993 parte bene ma quando Kevin è in testa al campionato viene falciato in staccata da Doohan, permettendo a Rainey di recuperare lo svantaggio contro il suo eterno rivale: questa volta però, se Schwantz cade anche i suoi avversari almeno in quest’anno non saranno da meno, con purtroppo il gravissimo incidente a Misano del pluriridato Rainey che metterà fine alla sua carriera e che lascerà la porta spalancata al rider di Houston verso la conquista dell’alloro iridato, anche se ovviamente potrà gioire solo a metà: quel titolo inseguito per anni lui voleva vincerlo battendo il suo rivale di sempre in pista, non così.

 

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Nel 1994 tenterà di difendere il titolo conquistato l’anno precedente, ma nonostante due vittorie e tre secondi posti il binomio Doohan-Honda risulterà particolarmente competitivo, e complice la caduta proprio nel GP di casa a Laguna Seca Kevin sarà costretto a saltare gli ultimi tre gran premi, concludendo il campionato solo al 4° posto a soli 4 punti dall’italiano Luca Cadalora, che sostituisce lo sfortunatissimo Wayne Rainey.

L’anno successivo Schwantz corre le prima tre gare, ma i postumi dei tanti infortuni subiti lo costringono ad arrendersi: in occasione del GP del Mugello in una conferenza stampa quasi surreale il campione in lacrime annuncia il suo ritiro ufficiale dalle competizioni; intorno a lui si stringe tutto il circus del motomondiale, a testimonianza della stima, l’affetto e la simpatia di cui ha sempre goduto nel paddock in tutti questi anni.

Un campione atipico per alcuni aspetti, duro e combattivo in pista ma sempre corretto con gli avversari, sorridente e cordiale, ha avuto tantissimi infortuni nella sua carriera accumulando tante fratture soprattutto a polsi e mani che ne hanno condizionato il rendimento e costretto a scendere dalla moto prima di quanto avrebbe sicuramente voluto. Durante un’intervista in cui gli venne chiesto quale fosse il suo ultimo pensiero prima del semaforo verde rispose: “il mio era: dove cenerò stasera? Dove si festeggerà dopo la gara? In genere il mio approccio con le gare è stato sempre molto semplice; giusto concentrarsi e lavorare sodo, ma anche girare e scherzare all’interno del paddock. Era il mio modo di fare. Altri piloti, come lo stesso Rainey, non volevano essere avvicinati da nessuno e restavano concentrati per tutto il weekend”.

 

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Dal 1996 al 2002 corre con le auto nel campionato Nascar, ed intanto si trasferisce definitivaente ad Atlanta dove ha una scuola di guida.
Kevin Schwantz è un’icona del motociclismo al punto tale che la FIM dopo il suo ritiro ha tolto il numero di gara 34 e nel 2011 in occasione del GP di Valencia gli è stata affidata la Honda di Marco Simoncelli, scomparso nel precedente GP della Malesia.

 

Nel prossimo articolo: Wayne Rainey.