Uno strano inizio di stagione

La prima gara in Qatar ha regalato alcuni spunti di riflessione, che vanno però presi con le molle.

 

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La gara di Domenica scorsa che ha aperto la stagione ha visto il circus mondiale gareggiare su di un circuito notoriamente atipico (probabilmente quello che più di tutti insieme al Lausitzring favorisce i motori potenti), per di più con un forte vento che ha compromesso le soluzioni aerodinamiche di alcune scuderie e reso la vita più complicata ai piloti per via della sabbia in pista.
Insomma, se è vero che normalmente il Qatar non dà chiare indicazioni sui valori in campo, la scorsa settimana i parametri di riferimento sono stati ancora più sballati. Eppure, nonostante questa premessa, alcune riflessioni vanno fatte.

Intanto, ha stupito la prestazione di Maverick Vinales. A cavallo di una Yamaha tradizionalmente a corto di motore, Vinales le ha suonate a tutti mettendosi dietro anche le Ducati che della velocità massima fanno il loro punto di forza. Vinales non ha solo guidato bene, ha guidato in modo perfetto probabilmente andando oltre i limiti della sua moto.

 

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È anche vero che quest’anno la Ducati non ha piloti di caratura eccezionale. Jack Miller è, mi sbilancio fin d’ora, un fuoco di paglia. Finora l’australiano non ha dimostrato nulla; oltre ad una vittoria in MotoGP sul bagnato (Assen 2016) ha collezionato qualche podio, ma fondamentalmente la sua carriera nella classe regina è stata molto altalenante. Lui è il pilota di riferimento della Ducati per il dopo-Dovizioso, ma non è un pilota di punta e nemmeno un grande sviluppatore. Magari verrò smentito nel corso della stagione (buon per lui e la Ducati), ma il buon Jack non sembra l’uomo giusto per il rilancio della moto italiana.

 

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Paradossalmente Bagnaia è un pilotino su cui invece poter puntare fin da subito, non tanto per mettere le mani sul mondiale (impossibile) quanto per costruire per il futuro. Francesco è un lavoratore, uno concreto che in silenzio macina giri ed esperienza e porta punti e soddisfazioni. Uno, guarda caso, alla Dovizioso.
A fine stagione trarremo le conclusioni, ma personalmente credo che la gestione dei piloti da parte scuderia di Borgo Panigale sia complessivamente rivedibile, e da tempo.

 

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Torniamo a parlare di Yamaha: tutte, tranne quella di Vinales, hanno accusato problemi di gomme; le due del team satellite addirittura in modo così vistoso da compromettere le gare di Rossi e Morbidelli. Quartararo è arrivato quinto, anche lui dopo aver dovuto cedere per via delle gomme ai più arrembanti Ducatisti. Eppure il preannunciato lo strapotere motoristico della due ruote italiana stavolta non si è visto; la gara di domani, con condizioni meteo normali, potrà portare luce sul prosieguo della stagione. Se dovessero essere confermate le prestazioni di Vinales, magari con un miglioramento sul consumo della gomma per le Yamaha in generale, potremmo cominciare a credere che il mondiale sia già parzialmente chiuso.

 

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Infatti con KTM non pervenuta e Honda in fondo al lotto, in attesa di San Marquez, l’unico che forse può ribaltare le sorti della casa di Hamamatsu, i contendenti al titolo si limitano ai piloti Yamaha ed a quelli Suzuki, che qui hanno limitato i danni in attesa di piste meno estreme. Certo è che se Vinales dovesse trovare quella continuità di risultati che non ha mai avuto in MotoGP, questa potrebbe essere la sua stagione.

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